ARMI MAGICHE: L’ARCO di Slowrider

L’arco: un amico di vecchia data

La volta scorsa abbiamo parlato di quale importanza abbia avuto la spada nell’ambito della mistica medievale.
Questa volta ci occuperemo di un altro, antico e fedele amico dell’uomo: l’ARCO.
Non cercheremo paralleli nella storia fra questi due oggetti. Non ne troveremmo, perché le loro radici ed il loro carattere sono troppo diversi.
Se la spada ci fa andare con la mente a re Artù e ai suoi cavalieri, l’arco ci farà inevitabilmente pensare a Robin Hood.
Si tratta, in entrambi i casi, di personaggi leggendari, ma questo non ha molta importanza. E’ invece significativo notare come le armi favorite di questi due eroi somiglino al carattere dei loro proprietari.
La magica Excalibur trova posto al fianco di un re e viene impugnata soltanto per difendere nobili cause, dato che proprio per questo è stata forgiata.
L’arco di Robin Hood, che non ha neppure un nome, è invece il miglior amico di un nobile spodestato, che l’ingiustizia costringe a vivere da bandito in una foresta.
Robin non sfida il nemico in singolar tenzone; egli tende imboscate a base di micidiali frecce; e quando sarà la fame a farsi sentire, Robin userà il suo arco per procurarsi selvaggina, come lo ha usato per procurare guai allo sceriffo di Nottingham.
Vi immaginate Excalibur usata per pelare patate?

No, arco e spada sono profondamente diversi.
La prima è qualcosa di specialistico, fatta per svolgere bene un compito, ma solo quello. Il secondo affonda le proprie radici nella preistoria, quando l’uomo non poteva permettersi il lusso di separare il civile dal militare: se non c’erano pericoli, tutti vivevano in pace; se si manifestava una minaccia , tutti si trasformavano in guerrieri. E l’arco era sempre lì, arma versatile, buona per ogni circostanza, pronta a servirli in ogni caso.
Archi e frecce, al di là del loro uso pratico quotidiano, sono sempre stati raffigurati, fin dall’antichità, per loro il potere occulto difensivo: è notissimo, in magia, il potere protettivo delle punte contro le forze del male. In Egitto la dea Neith veniva dipinta con un arco e una faretra colma di frecce, l’unica arma per distruggere per sempre le entità malefiche e gli spiriti inquieti dei morti, venuti a turbare il sonno dei viventi. Ed in Grecia frecce di legno d’olivo (albero sacro ad Atena) erano proiettili di luce contro il mondo oscuro e le sue forze.

Quindi non pensate che l’arco fosse un’arma rozza e primitiva: la sua fabbricazione richiedeva perizia ed esperienza pari a quelle necessarie per forgiare una lama.
Il legno veniva sottoposto ad una lunga  e delicata lavorazione; e quando arrivava il fatidico momento dell’incurvatura e della sua prima tensione, un secco schianto poteva trasformare un’arma in legna per il fuoco.
Nell’Europa medievale l’arco più valido e temuto era il cosiddetto “Longbow“, un oggetto molto pesante costruito con un unico pezzo di legno di tasso, lungo ben oltre il metro.
La sua tensione richiedeva uno sforzo notevole, ma le sue lunghe e pesanti frecce arrivavano fino ad una distanza di trecento metri e potevano perforare qualsiasi elmo o armatura dell’epoca.
Si ha notizia di un curioso accordo commerciale tra Inghilterra ed Italia: ogni barile di vino italiano spedito oltre Manica doveva essere accompagnato da un tronco di tasso sufficiente alla fabbricazione di un “Longbow”.

 

Autore: Slowrider
Messo on line in data: Settembre 2000