ERCOLE E L’IDRA DI LERNA di Giuseppe Bufalo

Interpretazione esoterica dell’ottava fatica di Ercole: la distruzione dell’idra e la vittoria del discepolo sulla sua natura inferiore

Ercole rappresenta il figlio di Dio incarnato ma non ancora perfetto. Nelle dodici fatiche, svolge il ruolo del discepolo sul Sentiero che, attraverso alcuni compiti di natura simbolica, prende tra le sue mani la natura inferiore e con la volontà l’assoggetta alla disciplina per far emergere la Divinità in lui.
Ogni uomo in incarnazione è sottoposto alle leggi della materia rappresentate dalla paura, l’individualismo, la competizione e l’avidità. Queste devono essere sostituite dalla fiducia spirituale, dalla cooperazione, dalla consapevolezza di gruppo e dall’altruismo.
E’ questa la lezione che Ercole ci offre attraverso le dodici fatiche.
Egli rappresenta ogni discepolo che calca il Sentiero e che cerca di controllare ed asservire la propria natura.

Nell’immagine a lato,
“Ercole e l’Idra di Lerna” di Antonio del Pollaiolo (1431-1498)

Per motivi di spazio, ci occuperemo in questo scritto di una sola delle dodici fatiche, l’ottava, “La distruzione dell’Idra di Lerna”.
Perché proprio questa e non altre? Perché attraverso questo compito, Ercole (il discepolo) domina ciò che più di ogni altra cosa rallenta il percorso del pellegrino sul Sentiero e cioè: i vizi, le passioni e gli appetiti. Ma vediamo, nei dettagli, come fu svolta dal Figlio di Dio questa missione.

 

Il Mito

Presso il fiume Amimone si trovava una palude pestifera che con il suo fetore impregnava l’atmosfera per molti chilometri. In questo malsano ambiente viveva un’Idra mostruosa con nove teste delle quali una era immortale. Inoltre, distruggendo una testa ne apparivano subito altre due al suo posto. Il mostro rappresentava una piaga per tutta la campagna circostante. Il compito di Ercole era di trovarla e distruggerla per liberare gli abitanti della zona.
Quando Ercole si avvicinò alla palude, il solo cattivo odore lo fece arrestare, inoltre, le sabbie mobili rappresentavano un rischio dal quale doveva guardarsi costantemente.
Quando finalmente trovò la caverna dell’Idra, si appostò in paziente attesa per scorgere il mostro che però restava rintanato nella sua fetida dimora.
Allora Ercole, per stanarla, immerse le sue frecce nella pece infuocata e le fece piovere nell’imboccatura della caverna.

L’Idra, orrenda e ripugnante a vedersi, si sollevò minacciosa con le sue nove teste ed uscì fuori della caverna sbattendo furiosamente l’acqua melmosa con la sua enorme coda squamosa.
Il mostro si scagliò contro Ercole che con un colpo di clava staccò di netto una delle nove teste; ma, appena la testa toccò terra, ne crebbero immediatamente altre due al suo posto. Ad ogni attacco, l’Idra, invece di indebolirsi diventava sempre più forte.
Ercole comprese che non era questo il metodo giusto…allora si inginocchiò, afferrò l’Idra e la sollevò in alto. Il mostro, forte nell’oscurità e nel fango, diventava sempre più debole alla luce del sole ed al contatto del vento. Il suo viscido corpo era attraversato da spasmi d’agonia, finché alla fine, con un tenebroso rantolo, si accasciò con tutte le sue nove teste. Ma quando il mostro fu totalmente privo di vita, Ercole scoprì la testa mistica, quella immortale. La mozzò e la seppellì sotto una roccia.
Solo allora la vittoria fu totale e completa.

 

Interpretazione esoterica

La prima immagine che balza gli occhi è la figura del discepolo che si inginocchia in tutta umiltà e solleva il mostro (tutto il male accumulato, gli errori ed i fallimenti di tante incarnazioni) nelle altezze dello Spirito. A causa della sua natura oscura, l’Idra non può sopravvivere alla Luce radiosa, quindi perde ogni sua energia e muore.
Il mostro dimora all’interno della caverna tenebrosa della mente degli uomini e si spinge nelle profondità delle oscure regioni del subcosciente. Non è facile per il discepolo scovarlo finchè non comprende che egli stesso nutre quella feroce creatura. Solo allora scoccherà le sue frecce infuocate dall’ardente aspirazione spirituale per stanarla.
Ma per ogni testa troncata ne spuntano altre due…ciò significa che per ogni desiderio di bassa natura estirpato, ci sono subito pronti altri che ne occupano il suo posto.
Finché Ercole combatteva nel fango era incapace di battere l’Idra. Solo quando, con umiltà, sollevò il mostro alla luce della saggezza e trasferì i suoi problemi nella dimensione spirituale, vinse la sua battaglia.
Questo ci fa comprendere che i nostri problemi possono essere risolti solo quando si raggiunge una visione con una nuova prospettiva.

Ma veniamo alle nove teste…
Ognuna di esse rappresenta un problema che il discepolo deve superare per raggiungere il dominio della natura inferiore.
Le prime tre simboleggiano gli appetiti legati al sesso, al benessere e al denaro.
Il sesso può essere inibito, esercitato indiscriminatamente o sublimato. L’inibizione non è una soluzione poiché il problema ricompare puntualmente. La promiscuità rende l’uomo schiavo della passione e lo avvicina all’animale. La sublimazione, invece, implica l’uso corretto dell’energia sessuale.
Il benessere è spesso un freno allo sforzo evolutivo.Annebbiato dai possessi e appesantito dall’ingannevole senso di benessere, lo Spirito langue ed è prigioniero dell’apatia. Dimentico delle lotte che aiutano a temprarsi, si adagia e avvizzisce. Bisogna trasmutare questo stallo e ricavarne da esso la forza per iniziare ad interessarsi del mondo dello Spirito.
Il denaro e la sua ricerca affannosa, rappresentano gli appetiti dominanti per molti individui. L’ansia di accumulare denaro diventa insaziabile e ogni scelta di vita è caratterizzata da aspetti finanziari anziché etici o spirituali. Questo inevitabilmente porta all’egoismo poiché l’individuo tende a prendere senza dare nulla. Quest’energia va trasmutata nel desiderio di ammassare conoscenza e di ottenere i “gioielli dello Spirito”.

E veniamo alla seconda triade che si riferisce alle passioni della paura, dell’odio e del desiderio di potere.
Le paure terrorizzano gli uomini in diversi modi e li tengono incatenati a forme illusorie. Molte persone si bloccano sotto il loro influsso subendo la paura del ridicolo, del fallimento, della perdita, dell’incognito, della vecchiaia, del rischio e della morte. Per trasmutare queste energie bisogna innalzare il pensiero verso un livello più alto. Una madre che strappa il proprio bambino dal pericolo non ha paura. Il discepolo che orienta i propri pensieri spiritualmente, stabilisce la propria dimora in un livello dove la paura non può entrare.
L’odio è figlio della separatività e della negazione e nella sua forma più cruenta è distruttivo. Esso può essere elevato e trasmutato nel ripudio di tutto ciò che è irreale ed illusorio. Quando è completamente purificato, può essere visto come l’altra faccia dell’amore e nulla più.
Il desiderio di potere, quando non è correlato all’amore, è una forza che corrompe. Il desiderio di dominare gli altri, rappresenta l’essenza di questa passione. Quando quest’energia è trasmutata, diventa volontà di sacrificio e l’egoismo del dominio si trasforma in un benefico dispensatore di doni.
A questo punto, il potere serve l’Amore e l’Amore glorifica il potere.

L’ultima triade si riferisce ai vizi di una mente ottenebrata ed è rappresentata dall’orgoglio,dalla separatività e dalla crudeltà.
Le spesse mura dell’orgoglio imprigionano l’uomo meglio della più sicura prigione. Legato alle catene della vanagloria, guarda gli altri esseri con superiorità. In tal modo si allontana dagli altri fratelli e si tiene in disparte. Per trasmutare questa esaltazione della personalità, bisogna raggiungere l’umiltà ed inginocchiarsi, come fece Ercole, portando in alto ciò che risiede in basso.
La separatività tende a far attribuire più importanza alla parte che non al tutto. Il separativo considera più importante la diversità che non la realtà dell’unità. Egli rileva le differenze a discapito delle somiglianze e concepisce le religioni come una serie di verità in antagonismo piuttosto che un’unica espressione della spiritualità. Finchè Ercole tentava di combattere le teste una per volta era sempre sconfitto, quando considerò l’insieme , vinse la battaglia.

La crudeltà rappresenta la soddisfazione che alcuni individui provano nel far del male ad altri, e testimonia l’esistenza di tendenze malefiche che corrodono la mente. Chiaramente, chi prova piacere nel provocare sofferenza ad un altro essere, è un malato. Attualmente, la vita, offre molti esempi di crudeltà e fare un elenco sarebbe troppo dispendioso e… crudele. Quest’orribile testa dell’Idra deve essere distrutta prima che l’uomo possa chiamarsi umano. Questo mostro di crudeltà perde i suoi poteri solo quando è sollevato nella luce della compassione.
Purtroppo, diversamente da Ercole, molti di noi non hanno ancora sconfitto l’Idra e cercano di combatterla con i fallimentari metodi che egli impiegò all’inizio della prova.
Nei nostri momenti “illuminati” nei quali ci sentiamo in contatto con l’Anima, comprendiamo benissimo quali dovrebbero essere le nostre azioni ed il nostro atteggiamento, eppure poi ricadiamo e continuiamo a sguazzare nel fango. Questo perché, in natura, ogni cosa evolve in maniera graduale, passo dopo passo, regola su regola.

Ciò non significa, però, che dobbiamo adagiarci ed aspettare che la Legge agisca; questo è il comportamento di coloro che sono ancora in “letargo”.
Chi si è risvegliato o ritiene di esserlo, deve scendere nel campo di battaglia e combattere con l’Idra che si annida dentro di sé, sconfiggere il mostro e calcare, finalmente in maniera spedita, il Sentiero del Ritorno.

 

Autore: Giuseppe Bufalo
Messo on line in data: Gennaio 2005