PERCEVAL, IL RE SACERDOTE di Vito Foschi

In Perceval è ravvisabile l’eterna figura del Re Pontefice,
guida politica e spirituale,
dalla cui salute dipende il benessere del regno

 

Introduzione

Nel Perceval, il romanzo di Chrétien de Troyes, si racconta di come il giovane Perceval da selvaggio e incolto si trasformi in un perfetto cavaliere affrontando varie avventure, tra cui alcune di natura fantastica. Ma dietro questo percorso è possibile scorgere una vera e propria iniziazione. Ad esempio, l’avventura nel castello del Graal non trova facilmente spiegazione come semplice favola e molti autori hanno rilevato i riferimenti mitici sia celtici sia alla tradizione dei Re Taumaturghi. Come abbiamo scritto in altri lavori, Perceval riceve due iniziazioni, la prima alla cavalleria profana o terrena ricevuta dal gentiluomo Gorneman di Gorhaut, e la seconda alla cavalleria spirituale o celeste dallo Zio Eremita, che gli trasmette una preghiera segreta.


Nell’immagine a lato,
La tentazione di Parsifal di Arthur Hacker (1858-1919)

Questo particolare non è facilmente riconducibile a un contesto cristiano o semplicemente favolistico. Rappresenta la trasmissione di un sapere iniziatico, segreto, che si trasmette da maestro ad allievo.
L’opera di Chrétien manca della fine, non si capisce se per volontà dell’artista o meno, e il suo successo è in parte dovuto alle diverse continuazioni scritte da altri autori. Il romanzo ha, inoltre, la particolarità di essere quasi diviso in due parti di cui una dedicata a un altro protagonista: Galvano. Si può ben dire che si tratti di una opera molto particolare e nonostante o forse proprio per questo di ampia diffusione.

 

Il Castello del Graal

Perceval raggiunge il castello del Graal, ma non ponendo la domanda su cosa sia ciò che vede fallisce la prova e si allontana non riuscendo a capire cosa sia successo. Il tutto gli viene spiegato da una sua cugina con una specie di interrogatorio. Anche qui le tracce di un rituale con delle domande prefissate e le risposte dell’adepto che non sa. E d’altronde cosa potrebbe sapere Perceval se è ancora un semplice cavaliere? Quando raggiunge il castello del Graal è stato appena iniziato cavaliere da Gorneman e ha liberato Biancofiore dai suoi nemici. Quindi ha fatto solo esperienza di guerra e di cortesia e questa non è sufficiente a conquistare il Graal.
Nel racconto di Chrétien bisogna rivelare la presenza di uno schema: tentativo, fallimento, nuovo tentativo, successo. La prima volta che Perceval incontra una donna, la dama dell’Orgoglioso della Landa, segue i consigli della madre e combina un guaio. Non era ancora pronto. Incontra Gorneman che oltre a insegnargli le regole della cavalleria gli insegna quelle della cortesia. E così la seconda volta con Biancofiore, essendo ormai un uomo e un gentiluomo, riesce a conquistarla. Si noti lo schema: tentativo e fallimento con la dama dell’Orgoglioso, nuovo tentativo e successo con Biancofiore. Così succede con le donne, ma così appare lo schema della ricerca del Graal, solo che lo schema non si completa, perché il romanzo si interrompe. Il primo tentativo col Graal fallisce, perché l’eroe ha avuto solo l’iniziazione alla cavalleria terrestre e ciò non è sufficiente per recuperare il Graal. Sono i primi due passi dello schema. Verso la fine del romanzo, come accennato prima, riceve l’iniziazione Spirituale ed è pronto per ritentare l’impresa. Purtroppo il racconto si interrompe, ma si può ipotizzare con una certa sicurezza una conclusione positiva.

Nell’immagine a lato, “Il Graal” di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882)

 

Un romanzo di formazione?

Alcuni autori hanno considerato l’opera solo come un romanzo di formazione con intenti didascalici senza vederne gli aspetti mitologici, ma anche questa interpretazione non fa che rafforzare l’ipotesi della conquista del Graal da parte di Perceval. Se il protagonista deve imparare certe cose per poter superare le prove della vita, si intuisce che alla fine del racconto, dopo aver imparato ciò che serve, ritroverà il castello del Graal e porrà la domanda e libererà il Re Magagnato dal suo dolore. Quando Perceval raggiunge il castello del Graal la prima volta, è cavaliere e ha appena lasciato il castello di Biancofiore, ha ricevuto l’iniziazione alla cavalleria terrena ed è ancora un semplice guerriero. È anche maturato da adolescente a uomo conoscendo l’amore terreno. Qui finirebbe il romanzo se si trattasse solo di un romanzo di formazione, come se in una società tradizionale possa aver senso parlare di formazione, o di passaggio dall’adolescenza all’età adulta senza un cerimonia iniziatica. Gli insegnamenti terreni non sono sufficienti a conquistare il Graal.

 

L’investitura del re sacerdote

Nella visita al castello del Graal, il Re Pescatore dona a Perceval una spada dicendogli che è fatta per lui. Ora il simbolo della spada è molto chiaro: oltre a simboleggiare le virtù guerriere, rappresenta la Giustizia e la Regalità. In Matteo 10, 34, si legge: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada”. La spada è simbolo della giustizia e Gesù vuole intendere di essere venuto a portare la Giustizia, tra gli altri significati.
Nel momento in cui riceve la spada, viene riconosciuta a Perceval la sua qualità di guerriero e riceve l’investitura di re. Naturalmente il Graal è un dono spirituale e non può essere posseduto da un semplice re guerriero. Dopo questo episodio Perceval affronta varie avventure, ma si tiene lontano dalla chiesa: è un cavaliere in cerca di avventure. Un venerdì santo incontra una processione e viene rimproverato da uno degli astanti di andare in giro armato in tale giorno. Perceval non sa di che giorni si tratti, lo chiede e quando lo apprende sente la necessità di fare penitenza e saputo della presenza lì vicino di un eremita ci si avvia. Qui apprende che l’eremita è suo zio da parte di madre e i misteri del Graal. Il Graal serve l’ostia al padre del Re Pescatore che da 12 anni si nutre solo di quella. Infine l’Eremita gli insegna una preghiera segreta che «conteneva molti nomi del signore Iddio, i più potenti, che nessuna bocca umana deve pronunciare se non per paura della morte»; preghiera segreta, che rappresenta il filo ininterrotto della tradizione che lega i rappresentati nelle varie generazioni: riceve una definitiva iniziazione. In quest’ultima si può scorgere una iniziazione sacerdotale, e non a caso a impartire l’insegnamento è lo zio materno di Perceval. Ci piace ricordare la tradizione ebraica per cui la discendenza è da parte di madre ed erano i membri della tribù dei Leviti a poter accedere alle cariche sacerdotali.

 

Il costruttore di ponti

Perceval è re sacerdote o per meglio dire re pontefice. Il Pontifex è letteralmente un «costruttore di ponti», qui inteso simbolicamente quale mediatore fra il nostro mondo e i mondi superiori. In effetti quando Perceval incontra la prima volta il Re Pescatore è alla ricerca di un guado dove attraversare un fiume; il Re è in barca intento a pescare e gli indica la strada, funzione di pontefice, per raggiungere il Castello del Graal dove avrebbe alloggiato quella notte per poi ripartire. Il Castello è un regno non terreno e il Re Pescatore funge da intermediario fra il mondo terreno e il mondo superiore. Infatti il Castello appare a Perceval ad un tratto, quando disperava di trovarlo pensando di essere stato burlato dal pescatore, e nonostante lo abbia visitato, non sarà più in grado di ritornarvi a dimostrazione che la sua ubicazione non è di questo mondo.
Ricevuta l’iniziazione spirituale o sacerdotale, Perceval è in grado di liberare il Re Magagnato dal suo male o meglio di succedergli al trono e di essere lui il nuovo Re Pescatore che farà rifiorire la terra. Qui si intravede l’ombra di antichi rituali legati ai culti di fertilità e alla successione di un sovrano o di un capo che svolge funzioni sia guerriere che religiose.
La funzione di Perceval è restauratrice, ovvero di riportare ordine in una situazione degenerata. In Perceval riconosciamo la figura dell’eroe nel senso tradizionale del termine come spiegato da Julius Evola nel suo Il mistero del Graal. L’eroe, a differenza dell’uomo primordiale completo in sé, deve riconquistare la sua pienezza perché non è per “natura” completo:

Secondo Esiodo la «generazione degli eroi» fu creata da Zeus, cioè dal principio olimpico, con la possibilità di riconquistare lo stato primordiale e dar quindi vita a un nuovo ciclo «aureo»”.

Compito dell’«eroe» è quindi quello di far rinascere una nuova età dell’oro. In effetti nell’avventura di Perceval osserviamo una situazione di disordine in cui è caduta la società umana a causa dell’infermità del Re Pescatore. Possiamo pensare che la malattia del Re Pescatore si ripercuota sul mondo perché, come è raccontato da altri testi del ciclo arturiano, sia Merlino che Artù sono traditi da una donna, da intendersi anche qui in senso simbolico, generando il caos nel regno. Accenniamo al fatto che nelle tre figure del re Pescatore, di Merlino e d’Artù possiamo vedere le “tre funzioni supreme” indicate da Guénon nel Re del mondo:

… il capo supremo dell’Agarttha porta il titolo Brahâtmâ (sarebbe più corretto scrivere Brahmâtmâ), «supporto delle anime nello spirito di Dio»; i suoi coadiutori sono il Mahâtmâ, «rappresentante dell’Anima universale» e il Mahângâ, «simbolo di tutta l’organizzazione materiale del Cosmo»: questa è la divisione gerarchica che le dottrine occidentali rappresentato mediante il ternario «spirito, anima e corpo»”.

Ora, Perceval, secondo lo schema da noi individuato, guarisce il Re Pescatore e gli succede instaurando un nuovo regno e quindi una nuova era di pace e prosperità che potrebbe essere considerata come il ritorno all’età dell’oro primordiale.

 

Re Pescatore

L’aggettivo pescatore associato a re non è casuale e non riguarda semplicemente il passatempo del re malato, ma ha un chiaro significato simbolico. Il Re Pescatore per eccellenza è Gesù, re perché discendente dalla stirpe davidica e pescatore perché pescatore d’anime. Nel Vangelo sono ben noti i passi in cui dice a Pietro di gettare le reti (Luca, 5, 4) e quando gli dice di lasciare le reti che lo avrebbe fatto pescatore di uomini (Luca, 5, 10). Qui, è da citare il cosiddetto anello piscatorio indossato dal Papa che ha l’effige di Pietro che pesca con la rete. In questo oggetto è racchiusa una doppia simbologia regale e sacerdotale.
L’anello sta spesso a denotare la nobiltà di chi lo indossa, mentre l’effige di S. Pietro che getta le reti è un esplicito simbolo della funzione sacerdotale della Chiesa. Dobbiamo qui citare la diffusione nel Medioevo di una leggenda di origine araba che racconta di come Re Salomone possedesse un anello magico capace di scacciare i demoni e, dopo averlo perso, lo ritrovasse dentro un pesce che aveva appena pescato, da cui l’appellativo “re pescatore”. Sottolineiamo l’esistenza di una leggenda simile che ha come protagonista Alessandro Magno, anch’egli simbolo di quella regalità sacerdotale, perché in un certo qual modo ne ha incarnato i principi nella storia.
A completamento dell’esame della simbologia, ricordiamo che il simbolo dei primi cristiani era il pesce dall’acronimo greco che indicava il nome di Gesù e a volte erano chiamati loro stessi pesciolini perché, come i pesci erano scampati alla punizione divina del diluvio universale, così, essi grazie alla loro fede in Cristo, avrebbero superati indenni il Giudizio Universale. Inoltre il pesce era un simbolo frequente dell’iconografia cristiana a ricordare il miracolo dei pani e dei pesci e da qui spesso associato al banchetto dell’Ultima Cena.

 

Conclusioni

In questo simbolismo sembrano convergere tradizioni precristiane e cristiane, anche se è più corretto dire che ambedue si riferiscono a un simbolismo tradizionale, esplicitandone ognuna, quella parte che in un dato momento e in un dato luogo, è più congeniale. La presenza di ambedue permette di chiarire meglio i principi sottesi depurandoli dalle incrostazioni delle contingenze storiche. Non possiamo sapere se l’utilizzo di tale simbolismo da parte di Chrétien sia stato consapevole o meno, anche perché vivendo in un’epoca fortemente intrisa di sacro non poteva non riversare nella sua opera la simbologia cristiana. Sicuramente i riferimenti cristiani hanno permesso a Robert de Boron, nelle sua successiva rielaborazione della leggenda del Graal, di rivestirla, con estrema facilità, di abiti cristiani. È da ribadire, però, che una lettura eminentemente cristiana del racconto del Graal non è possibile, stando un sostrato di miti non riconducibile a un alveo cristiano.

 

Autore: Vito Foschi
Messo on line in data: Dicembre 2012