PORNOSQUATTING
Come diventare divi porno nostro malgrado
Molti anni fa, quando la Rete muoveva i primi passi, uno studioso di costume
fece una fosca profezia:
"Verrà giorno che chi non sarà su Internet non esisterà!"
In Italia non è ancora diffusa come negli USA la mania di mettere on line la propria biografia dettagliatissima, con particolari sulla vita privata, gli studi, la famiglia, il lavoro, i viaggi, i figli, gli animali domestici, l'abitazione, le ricorrenze festeggiate e chi più ne ha più ne metta... il tutto corredato da foto e filmini casalinghi. Però chi cerca notizie su una persona o un'azienda oggi si serve sempre più spesso del web e dei suoi motori di ricerca.
Un piccolo esercizio di vanità
E' comunissimo cercare il proprio nome sui motori di ricerca per vedere quante e
quali citazioni vengono fatte delle proprie opere, articoli, interventi.
Si favoleggia che celebri pavoni compiano questa ricerca più volte al giorno:
ogni elogio fa lievitare il loro ego come una torta Paradiso, ogni critica porta
qualche soldo in più nelle casse delle case farmaceutiche che producono
antidepressivi.
Al di là del narcisismo (o del masochismo: si può anche scoprire di essere
citati al negativo), è un ottimo metodo per vedere se i motori indicizzano
tutto ciò che avete messo su Internet, se alcuni file vengono ignorati, se
siete stati copiati abusivamente senza il vostro consenso.
Oltre alle segnalazioni "normali", si possono trovare sorprese del
tutto impensabili, come quella di essere diventati divi pornografici.
Pornosquatting
Ebbene sì: anche noi abbiamo tra i nostri autori alcune dive, e divi, porno.
Come lo sono diventati? Grazie al Pornosquatting.
La parola deriva da "porno", di cui non pensiamo di
dovervi spiegare il significato, e "squatting", che vuol
dire stare rannicchiato, ma anche impossessarsi abusivamente di uno stabile, di
un terreno, di un'area da pascolo. Questa forma di abuso (uno dei tanti compiuti
con Internet) sta avendo sempre maggior successo presso i webmaster dei siti
pornografici e serve a richiamare clienti.
Facciamo un esempio: vogliamo attirare visitatori nel nostro
sito porno, per cui nei "Meta Tag" (che i lettori non vedono,
ma che vengono utilizzati dai motori per indicizzare le pagine) mettiamo il nome
di famose attrici, attori e cantanti, collegati a diciture "di genere"
come "lesbogay", "sesso estremo", "sesso
sfrenato", "orgia di gruppo", per tacere di altre frasi
irripetibili, il tutto in varie lingue per dare un tocco di internazionalità
all'impresa.
Il motore di ricerca segnalerà la pagina con i personaggi e le relative
prestazioni erotiche: gli amanti del genere arriveranno a frotte, pensando di
poter guardare video e foto porno con i loro beniamini, ma nella pagina
troveranno solo il sito porno (se non virus, dialer o altro), perché i nomi
famosi sono presenti solo nei Tag e i contenuti visibili della pagina sono del
tutto diversi. In pratica, un astuto specchietto per le allodole.
Il fenomeno ha assunto proporzioni tali da interessare il Garante della Privacy, che nella relazione annuale del 7 luglio 2006 (consultabile per intero nel sito del Garante) ha detto:
"Sono pervenute a questa Autorità diverse segnalazioni con le quali è stata lamentata la violazione del diritto all'immagine, al nome ed alla professionalità, commessa presso alcuni siti Internet a contenuto pornografico. I segnalanti lamentano in particolare che, digitando il loro nome su un qualsiasi motore di ricerca, compaiono, fra i risultati, anche alcuni indirizzi di siti pornografici che associano al loro nome contenuti osceni e denigratori della reputazione.
Da alcune ricerche preliminari curate da questa Autorità, si è potuto verificare che i casi di specie rientrano nel fenomeno, diffuso in Internet, meglio noto come "pornosquatting" che consiste nell'inserire nomi di personaggi famosi, o di noti marchi, tra le parole chiave riscontrabili nei cd. "meta-tag" (stringhe ipertestuali) della pagina web, che dovrebbero descrivere essenzialmente il contenuto del sito.Tale pratica risulta piuttosto lesiva degli interessati in quanto la tecnologia dei motori di ricerca imposta le ricerche proprio in base alle parole contenute in tali stringhe ipertestuali. Di conseguenza, se si cercano in rete notizie relative ad un determinato soggetto e il suo nome è contenuto nei "meta-tag" di un sito web, l'indirizzo di quest'ultimo verrà sicuramente presentato tra i risultati dal motore di ricerca interrogato.
La circostanza che i titolari dei siti pornografici utilizzino nomi di personaggi noti per rendere maggiormente "reperibili" gli indirizzi dei siti stessi può peraltro essere considerata alla stregua di uno sfruttamento illegittimo della notorietà delle persone coinvolte, oltre che un'induzione in errore degli utenti.".
Il primo caso in Italia
Il pornosquatting non è recentissimo e ha già interessato i
tribunali.
Nel 2003 la casa produttrice dell'Amaro Jaegermeister ha citato una
signora di origini cinesi, ma residente in Italia, per aver chiamato
Jagermeister.it il suo sito porno. La differenza è solo di una lettera, per cui
era normalissimo che una digitazione affrettata dell'indirizzo portasse al sito
porno. L'azienda tedesca si è rivolta a uno studio legale specializzato nella
difesa dei marchi violati sul Web (ormai Internet ha bisogno di specialisti di
diritto) e ha vinto la causa.
Sono sempre più numerosi i processi intentati contro coloro che utilizzano
abusivamente marchi della moda, dell'alimentazione, dell'automobilismo, oppure
nomi di attori, attrici, cantanti famosi, perfino personaggi dei fumetti, di
libri o favole: non è piacevole che un bambino digiti "Biancaneve" o
"Pluto" e
si veda apparire davanti una procace signora senza veli (o peggio...) al posto dei suoi amati
personaggi delle favole e dei cartoon.
Che fare?
Non illudetevi che a voi non possa capitare solo perché non siete famosi:
magari non appartenete al mondo dello spettacolo, della televisione, non siete
attori, cantanti, giornalisti notissimi, ma tutti i nomi presenti sui siti con
numerosi visitatori sono potenziali "bacini di pesca" per
intraprendenti webmaster. Resisi conto del problema, alcuni motori di ricerca,
tra cui Google,
mettono a disposizione degli utenti un form per segnalare abusi, scorrettezze,
mancanza di veridicità ed errori negli indirizzi forniti dalle pagine dei
motori. Ma altri non lo fanno, per cui non serve a molto farsi cancellare da
alcuni motori e restare in altri.
Un metodo molto semplice è scegliere una via amichevole, scrivendo al
responsabile del sito per chiedere di essere cancellati; se non si ottengono
risultati, ci si può rivolgere al Garante o alla magistratura e chiedere la
cancellazione obbligatoria. E un bel mucchio di soldi per il danno all'immagine
e al proprio buon nome.