GERARD ATHIAS
Recensione di Titti Fumagalli


Le radici familiari della malattia di GERARD ATHIAS
Edizioni Venexia, Roma, 2009, 200 pagine, Euro 19,00
www.venexia.it

 

Gérard Athias è medico specializzato in medicina generale e in medicina cinese, nonché allievo di due nomi illustri quali A. Jodorowsky (noto soprattutto per il suo studio sui Tarocchi) e Claude Sabbah, medico ed elaboratore della biologia totale, un approccio che consente di analizzare le malattie decodificandone il senso, la funzione e gli intrecci con la storia familiare e personale del paziente. Il nuovo libro di Athias, appena pubblicato da Venexia Editrice, si intitola Le radici familiari della malattia ed è uno splendido trattato di medicina, vestito sotto forma di romanzo, in cui l’autore narra il suo incontro con la biologia totale e la scoperta di come la malattia è una “risposta biologica perfetta” a situazioni di stress protratte nel tempo, esperite sotto forma di shock e spesso originate nei conflitti di genitori e familiari. Ognuno di noi nascerebbe con un programma preciso: quello di risolvere ciò che il medico chiama “risentito” di coloro a cui siamo legati via vincoli di sangue (madre, padre, zii ecc.) e da cui discendiamo. Non solo, a questo si aggiungono i contrasti interiori vissuti personalmente dal paziente, che trovano una via di risoluzione attraverso la malattia.

Il libro descrive l’ascesa di Athias verso la consapevolezza, raggiunta proprio grazie a una serie di disturbi fisici che l’hanno guidato a una ricerca del loro significato e dello scopo intrinseco, inducendolo a esplorare la storia della sua famiglia e, poi, a realizzare il progetto per cui egli era nato: iscriversi alla facoltà di Medicina e divenire medico. Insoddisfatto delle risposte fornite dalla medicina ufficiale, spesso paradossalmente approssimative e sul filo del dogmatico, Athias si avvicina gradualmente a un approccio medico di tipo olistico (in cui, cioè, tutto viene preso considerazione e il medico considera il paziente nella sua interezza di corpo, spirito e mente, e non solo relativamente alla sua patologia): quindi alla medicina cinese e poi a quella germanica del famoso dottor Hammer. Apprende così un nuovo modo di guardare alla malattia, che diventa vero e proprio organo “costruito” dal cervello per risolvere le guerre inconsce e quelle che ognuno di noi porta dentro di sé come patrimonio genetico trasferitoci di generazione in generazione; i malanni non rappresentano più, dunque, dei semplici incidenti di percorso, ma sono il mezzo che l’uomo sviluppa per sopravvivere a forme di stress create da pensieri negativi oppure da vissuti traumatici e dolori mai colmati.

Calzante è la similitudine tra il cancro e il feto: entrambi nascono da cellule finalizzate ad assolvere a un compito e destinate a diventare “specifiche”, con funzioni esatte. In particolare, la malattia ha origini genetiche poiché trasportata dai geni, veicoli perfetti di situazioni conflittuali pregresse e dei relativi adattamenti. Ancor più specifico è lo studio sull’origine delle parole legate alle patologie, per cui lo stesso termine “malattia” viene proprio dal francese mal a dit, cioè “il male ha detto”: il male ci comunica, ci parla, è lì perché chiede di essere sciolto sciogliendo innanzi tutto le radici e le origini lontane e profonde che l’hanno causato. Sotto questa luce, la malattia non va quindi combattuta, ma va accolta e compresa, invertendo la rotta dei pensieri e dei risentiti che vi sono alla base, e capendo che siamo tutti liberi di guarire, e per sempre, dalle lesioni fisiche (che sono lesioni interiori e interne); bisogna far sì che esse si cicatrizzino e scompaiano, una volta che hanno assolto al loro compito. Leggiamo così che

"la malattia non viene dall’esterno come una nemica, ma proprio dal nostro interno, come reazione a una situazione che, se non risolta, diventa mortale. L’origine di quanto ci accade è in noi, ed è quindi all’interno di sè che vanno cercate le cause. (…) La biologia [da bios-logos, logica della vita] è logica e precisa addirittura a livello cellulare; è totale".

Nel suo libro Athias narra dell’incontro con due punti fermi della sua vita, due uomini che hanno segnato il suo percorso evolutivo di medico e di persona: un dottore che l’ha iniziato ai “misteri” della biologia totale e un caro amico che ha fatto da tramite a questa conoscenza. In tale contesto si colloca la Parte IV del saggio, tutta dedicata ai casi studiati dal maestro di Athias, ognuno dei quali illustra la nascita, l’evoluzione e la risoluzione di una malattia e dei risentiti che l’avevano scatenata. Una per tutte, forse la più bella e toccante, quella di Geneviève, da je ne vis Eve, la donna che non viveva Eva, la dolce vittima delle violenze del padre che, per non soffrire più, aveva deciso di rinunciare al suo essere donna.

 

Gérard Athias (1957), medico laureato a Marsiglia, ha esercitato la medicina generale fino al suo incontro con Claude Sabbah e la sua metodica diagnostica-terapeutica di biologia totale. Alla ricerca di un percorso più intuitivo, ha incontrato Alexandro Jodorovski e i suoi studi sui tarocchi e gli atti psicomagici. Con Georges Lahy sviluppa tecniche di Bioermeneutica®, il simbolismo della malattia nella tradizione cabbalistica. Athias organizza seminari e conferenze internazionali sulla comprensione della malattia e sulle vie di guarigione. In Italia ha pubblicato Le radici familiari della malattia (volume I, II e III) e Il corpo punto per punto.

 

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Commento di Antonina Josan
I libri sono stupendi, comprensibili e di una carica potente. Il messaggio è chiaro cercare la soluzione  dentro di noi, un'altra volta mi confermano che sono sulla strada giusta, grazie mille per la condivisione di questo materiale...

Commento di Paola Borroni
Mai letto nulla di più completo ed esaustivo sull'argomento.

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