ERBE MAGICHE: IL ROSMARINO di Katia

Il rosmarino, pianta governata dal sole, ha ispirato antiche leggende.
Ovidio, nelle Metamorfosi, racconta la storia della principessa Leucotoe, figlia del re di Persia, che sedotta da Apollo, intrufolatosi furtivamente nelle sue stanze, dovette subire l’ira del padre, che la uccise per la sua debolezza.
Sulla tomba della principessa i raggi del sole penetrarono fino a raggiungere le spoglie della fanciulla, che lentamente si trasformò in una pianta dalla fragranza intensa, dalle esili foglie e dai fiori viola-azzurro pallido.
Da questa leggenda deriva l’usanza degli antichi Greci e Romani di coltivare il rosmarino come simbolo d’immortalità dell’anima; i rami venivano adagiati fra le mani dei defunti e bruciati come incenso durante i riti funebri.
Questo arbusto sempre verde, originario delle coste del Mediterraneo, oggi è coltivato ovunque: lo troviamo negli orti, nei giardini e nelle siepi, ed il suo profumo intenso respinge gli insetti nocivi. Secondo alcuni il nome latino rosmarinus deriverebbe da “ros marinus“, rugiada del mare, secondo altri da “rosa maris” rosa del mare.

Le leggende sul Rosmarino

In Sicilia si narra la leggenda di una regina sterile, che un giorno, passeggiando nel giardino del suo castello, vide una rigogliosa pianta di rosmarino carica di nuovi germogli. Allora fu invasa da una forte rabbia, perché le ricordava il simbolo della fecondità, e tornò nelle sue stanza infuriata con se stessa, affranta più che mai per il suo grembo sterile.
Non passò molto che la sovrana si accorse di essere incinta, e al termine della gravidanza partorì una piccola pianticella di rosmarino. La regina accolse quel dono con tanta tenerezza, che decise di battezzarla Rosamarina; nutriva quella creatura ogni giorno con il proprio latte. Ma un giorno il nipote del re di Spagna, incuriosito, rubò la piccola pianticella, piantandola poi nel proprio giardino e curandola a sua volta con amore, annaffiandola con latte di capra.
Il tempo passò, il ladruncolo divenne un giovane saggio sovrano, che sereno trascorreva il suo tempo a suonare il flauto nei giardini. Ma un giorno vide apparire, dalla piantina di rosmarino, una figura femminile molto graziosa e dolce; il giovane se ne innamorò immediatamente. Così da quel giorno il sovrano si recò spesso nei giardini regali a suonare il flauto per rivedere la delicata principessa del rosmarino.
Ma ahimè, un giorno il re dovette partire per la guerra; disperato, diede al proprio giardiniere il compito di curare e proteggere quella magica pianticella a lui così cara. Le sorelle del monarca approfittarono della sua assenza, per malmenare la pianta e sfogare la loro rabbia, la loro gelosia immensa verso Rosamarina; la principessa sparì e lentamente l’arbusto cominciò a deperire. Il giardiniere, spaventato, fuggì dalla reggia temendo la reazione del suo sovrano. Esausto per la lunga fuga, il giovane si riparò su un albero per un sonno ristoratore, e si assopì; allo scoccare della mezzanotte, fu destato da un vociare che proveniva da sotto le fronde: un drago chiacchierava con la sua compagna.

All’inizio il giardiniere si spaventò, ma ben presto si rese conto che quella coppia voleva aiutarlo; infatti il drago spiegò come ridare la vita al Rosmarino: entrambi si sarebbero sacrificati per la principessina. Usando il sangue di lui e il grasso di lei, il giardiniere doveva preparare un unguento da spalmare sulla pianticella e questa sarebbe tornata rigogliosa e vitale. Detto fatto, il giovane preparò l’unguento e pazientemente annaffiò e curò la pianta con l’intingolo dei draghi; finalmente l’incantesimo si spezzò, la principessa ricomparve e non si trasformò più. Al ritorno del giovane sovrano si festeggiarono grandi nozze: Rosamarina e il re vissero per tanti anni sereni.

Anche questa novella simboleggia l’immortalità del rosmarino, un’unione sottile fra le vita e la morte, tra il mondo astrale ed il terreno. Ancor oggi in Sicilia si racconta che tra i rami di Rosmarino sono celate delle figure magiche femminili, esili fatine pronte ad aiutare chi è veramente degno.

Il forte aroma di questo arbusto sempreverde ha una particolare qualità sottile: attirare i ricordi amorosi; per questo motivo veniva usato nei filtri d’amore per incantare il cuore. La sua fragranza aiuta le persone malinconiche a risollevarsi dalla tristezza. In antichi scritti si legge che gli studenti romani facevano uso di coroncine di rosmarino per superare brillantemente gli esami.
Nei rimedi dei semplici si legge che un buon infuso fatto con le sommità fiorite del rosmarino può aiutare a rievocare avvenimenti remoti e risvegliare la facoltà perse. Anche Shakespeare accenna alla relazione fra il rosmarino e la memoria; nel dialogo tra Ofelia e Amleto scrive: “C’è il rosmarino, per la rimembranza. Ti prego, amore, ricorda“.

Si racconta che un rametto, messo sotto il cuscino, aiuti a sognare mondi fantastici ed allontani gli incubi. Una giovane donna mi raccontò che la sera precedente al nostro incontro, dormendo con il rosmarino sotto il guanciale, aveva avuto la fortuna di mettersi in contato con l’Antico Mondo e che nei suoi sogni folletti e fatine scorazzavano liberi nei boschi: che le fatine siano uscite dai ramoscelli? Chissà.

Comunque le giovinette, tempo fa, non usavano ramoscelli di rosmarino solo per sognare, ma veniva anche impiegato per lavarsi i capelli; si mettevano delle foglioline verdi sminuzzate nell’acqua piovana e l’infuso rendeva la chioma più lucida; per combattere la caduta dei capelli ed avere una buona crescita occorre macerare un misto di foglioline di bosso fresche e rosmarino, triturare e lasciare il tutto per quindici giorni in infusione in un litro di alcol puro, filtrare e frizionare sul cuoio capelluto.
La qualità antisettica del Rosmarino è stata riconosciuta fin d’antichità, forse per questo si usava bruciare ed appendere i ramoscelli per allontanare le malattie e pestilenze.
Una volta le partorienti venivano lavate con l’infuso di quest’erba, ed anche il neonato veniva delicatamente deterso con l’acqua precedentemente bollita con foglioline di Rosmarino; questo avrebbe protetto entrambi dalle infezioni.
Nella simbologia cristiana si narra che il Rosmarino abbia preservato la Madonna e Gesù Bambino dall’inseguimento dei soldati, occultandoli tra i suoi rami, mentre fuggivano verso l’Egitto.

A proposito di protezione, ecco una simpatico incantesimo di protezione fisica e spirituale, con varie erbe, tra cui ovviamente il rosmarino: versare in un contenitore a chiusura ermetica un litro di ottima acquavite di vinaccia di circa 45 gradi e tre quarti di litro di acqua distillata; tagliare a fettine due arance fresche e ben mature e due limoni, lasciarli in infusione nel vaso chiuso, esposto giorno e notte all’aperto in modo che possa ricevere la luce solare e lunare.
Il rituale deve iniziare il primo giorno di luna nuova.
Passati quattordici giorni, colare il macerato filtrando il tutto, spremendo le fettine di arancia e di limone che saranno impregnate di grappa.
A questo punto rimettere il liquore ottenuto nel suo contenitore lavato e asciugato, incorporare le seguenti erbe in trenta grammi per ognuna: enula, issopo, salvia, rosmarino, menta e angelica. Dopo di che, chiudere accuratamente il contenitore ed esporre il tutto all’aperto per altri quattordici giorni; con la raccomandazione di ritirare il vaso il giorno prima della luna nuova seguente.
Compiere nello stesso giorno la spremitura accurata delle erbe e la filtrazione del liquore ottenuto, che andrà ripetuta tre volte: al termine, aggiungere due cucchiai di miele di acacia. Da assumersi in un bicchierino dopo i pasti. E tanti auguri!

Nel simbolismo dei fiori, il messaggio di questa pianticella sempre verde dice: “Sono felice quando ti vedo“. Sembra che portare sul cuore un ramoscello fiorito doni un grande felicità interiore.
Il Rosmarino non è solamente una delle pianticelle principali del Solstizio d’Estate, ma veniva usato con la Ruta, la Lavanda e l’Iperico per l’acqua di San Giovanni, chiamata anche “guazza di San Giovanni“: si metteva dell’acqua in un bacile, che veniva esposto alla notte prodigiosa con foglie e fiori, poi utilizzata come acqua fatata, per aumentare la fecondità, la buona salute e difendersi dalle fatture, in modo particolare quelle ai bambini. Si racconta che le massaie, il giorno di mezza estate, preparassero il pane con quest’acqua, senza usare il lievito e formulando un incantesimo.

 

Autore: Katia
Messo on line in data: Settembre 2003
Il disegno è opera dell’Autrice.