STORIA DELLA MAGIA ANTICA (PARTE TERZA) di Devon Scott

La magia presso i Greci

Come ci fanno notare gli storici, qualunque nostra curiosità nei confronti degli antichi Greci è destinata ad essere soddisfatta, perché a partire dall’VIII secolo a. C. abbiamo un’enorme mole di documenti archeologici, letterari ed epigrafici.
Gli Elleni erano il risultato di un miscuglio di popoli provenienti da varie parti: Celti, Geti, Sciti, Traci, Illiri, Pirgi, coloni dell’Egitto e della Fenicia, Ioni, Dori e gli Achei, che furono i protagonisti della guerra di Troia cantata dall’ di Omero.
La storia di questi popoli è molto simile a quella di Israele, nel senso che erano genti nomadi in cerca di nuovi pascoli per le loro mandrie; trovato un posto piacevole, misero radici e divennero agricoltori. Si svilupparono vere e proprie città: Micene, Tirinto, Pilo, Argo, Atene, Sparta e Tebe. La più antica civiltà greca fu quella micenea, risalente al XIV-XIII secolo.

Fino a pochi decenni fa le nostre notizie sui Micenei erano ricavate dai poemi omerici e dalle avventure di Heinrich Schliemann, l’archeologo scopritore delle rovine di Troia e delle cosiddette “Tombe degli Atridi” a Micene.
Le “Tavolette micenee” trovate fra le rovine della reggia di Micene sono appunto tavole in argilla, scritte in “lineare B”, una forma di scrittura greca sillabica molto arcaica. Esse rappresentano l’archivio di cui si servivano gli amministratori dei palazzi: elenchi di beni, forniture, provviste, funzionari, soldati, appannaggi per il re o per i nobili ed offerte agli dei. Questi documenti ci sono pervenuti per caso, non essendo certo destinati ai posteri, dato che nei primi mesi di ogni anno venivano distrutte tutte le documentazioni burocratiche dell’anno precedente. Ne abbiamo comunque tratto notizie interessanti.
L’economia si basava sul commercio dell’olio di oliva, dei tessuti di lino e di lana, sugli unguenti profumati e sull’artigianato di lusso, con manufatti in oro, argento, ambra e paste di vetro colorato.
Gli dei erano, in questo periodo arcaico, gli stessi della Grecia classica, ma cambiavano le gerarchie: Poseidon, dio del mare, e Demetra, dea della terra e della fecondità, erano i principali, invece di Zeus e di sua moglie Hera.

Attorno al 1250 a.C. le città micenee si allearono contro Troia, antica  città dalla posizione strategica importantissima, essendo situata sulla costa dell’Anatolia, nello stretto che collega il mare Egeo al Mar Nero.

Nell’immagine a lato,
il “Giudizio di Paride”, che fu all’origine della Guerra di Troia, nel celebre quadro di Rubens

Omero ci parla della terribile guerra, durata dieci anni, cui parteciparono attivamente anche gli stessi dei, come sostenitori dell’una o dell’altra fazione. Annientata Troia (attorno al 1230 a.C.), cominciò la fine anche per le città della lega micenea: Micene, Tirinto e Pilo furono parzialmente distrutte da incendi ed abbandonate da gran parte della popolazione. L’Odissea, il secondo poema omerico, dava un quadro di città agitate da odi, da lotte intestine fra gruppi rivali. Il colpo di grazia lo diede l’arrivo dei Dori, popolazione barbarica proveniente dall’Epiro e dal nord dei Balcani; i Micenei non sopravvissero a Troia più di un secolo.
Le nuove popolazioni del Nord, dette indoeuropee, erano originarie delle pianure dell’Europa centro-settentrionale. Erano genti rudi, selvagge, che vivevano di agricoltura e di pastorizia.Si mossero in una vastissima migrazione, stabilendosi nell’Asia occidentale, in India ed in Europa.
A partire dal 1150 a.C. cominciò un periodo di isolamento e di povertà; durante questi quattro secoli, definiti “Medioevo ellenico“, guerre e razzie divennero all’ordine del giorno, volute dall’oligarchia di proprietari terrieri. Si formarono però anche le basi della religione e della cultura greca; fu allora che nacque il mito di Orfeo, di cui parleremo in seguito.

Nell’ottavo secolo cominciò il periodo aureo della civiltà greca, quello definito “classico” e caratterizzato dalle città-stato. Il Greco non era un individuo isolato; il filosofo Aristotele lo definì “uomo politico“, cioè uomo che vive nella polis, la città, cardine della storia greca per la sua indipendenza ed autosufficienza. In essa esistevano un luogo di culto comune, il santuario, ed un’area di riunione, in cui tutti i cittadini si incontravano ogni giorno. L’uomo greco cercava quindi il rapporto con gli altri e trovava il suo benessere nell’ambiente sociale che lo vedeva protagonista.

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Autore: Devon Scott
Messo on line in data: Febbraio 2001
Il testo è tratto da Tradizioni perdute di Devon Scott, edizioni Lunaris.