I TAROCCHI
LA MORTE di Emanuela Cella Ferrari

 

La Morte
La lettera ebraica corrispondente alla Morte è MEM e significa acqua, fecondità, vita, decesso. E' una delle tre lettere madri dell'alfabeto ebraico. Il suo valore numerico è il 13. Rappresenta la fine di una cosa e l'inizio di un'altra, una distruzione che porta al rinnovamento.
La lama numero tredici simboleggia una tappa molto significativa. La Cena Pasquale, l'ultima a cui parteciparono uniti il Cristo e i dodici apostoli, impone al numero tredici il sigillo di morte e fatalità. Il tredicesimo capitolo dell'Apocalisse ha un significato molto particolare; infatti in esso si parla dell'Anticristo e della Bestia. Non dimentichiamo inoltre che 13 è 12+1, e rappresenta una immobilizzazione seguita da un nuovo inizio. La carta rappresenta uno scheletro che, per uno strano paradosso, compie un atto creatore e portatore di speranza, come se fosse un essere di carne. Infatti esso rappresenta l'annuncio di una nuova forma di vita. Ora non è più il momento di porre delle domande, dobbiamo lasciar agire questo tronco necessario con il passato, senza sapere ciò che il futuro nasconde.

La falce, che lo scheletro ha in mano possiede una valore positivo poiché permette di tagliare il legame che tratteneva il Bagatto e gli impediva di crescere spiritualmente. La falce è l'arma del sacrificio psicologico a cui deve sottostare l'iniziato per passare dall'esistenza all'essenza. Lasciando il mondo dell'apparire egli penetra in quello dell'essere, la cui pace e serenità sono visibili sui volti nel terreno. Non dimentichiamo che ogni rinascita non può compiersi che nel dolore. La rinuncia annunciata dall'impiccato qui è in pieno svolgimento, senza che la si possa fermare in nessun modo. Ciò che è cambia aspetto ma non viene mai distrutto: tutto persiste modificandosi sotto l'azione del grande Trasformatore, al quale gli esseri individuali devono la loro origine. Quindi noi dobbiamo la nostra esistenza effimera a ciò che chiamiamo Morte; essa, infatti, ci permette di nascere e può condurci soltanto ad una rinascita. Il profano deve morire per rinascere ad una vita superiore conferita dall'iniziazione. Se non muore al suo stato di imperfezione non può compiere nessun progresso iniziatico. 
SAPER MORIRE è quindi il grande segreto dell'iniziato, perché morendo, egli si libera da ciò che è inferiore, per elevarsi sublimandosi: morire in una prigione oscura per rinascere ad una vita indipendente e di chiarore.

La nuova vita così conquistata non è un'esistenza di trionfale riposo: impone fatiche incessanti ma feconde e gloriose, la cui ricompensa è la seconda morte. Non contento di liberarsi dagli involucri più grossolani, l'adepto muore nei confronti di se stesso, della propria passionalità, del proprio egoismo. La sua rinuncia tuttavia non è quella dell'asceta divenuto indifferente alla propria e altrui sorte. L'adepto, morto due volte, non può disdegnare gli umani, poiché risuscita soltanto per vivere per loro. Il saggio ideale si distingue perché sa amare con fervore, fino all'oblio di se stesso. Colui che giunge a tale disinteresse generoso dispone di una potenza immensa e possiede la pietra filosofale; ma soltanto una duplice morte iniziatica ha potuto condurlo a ciò. 
La falce sembra risparmiare le teste, le mani e i piedi. Le teste conservano le loro espressioni come se rimanessero vive. Quella di destra porta una corona, simbolo della sovranità, dell'intelligenza e della volontà che non abdicano morendo. I lineamenti del volto di sinistra non hanno perduto il loro fascino femminile, perché gli affetti non muoiono e l'anima ama anche oltre la morte fisica. Le mani che spuntano dalla terra, pronte all'azione, annunciano che l'opera non potrà venire interrotta, ed i piedi che appaiono tra i germogli si offrono per far avanzare le idee in marcia. La scomparsa degli individui non arreca pregiudizio al compito che essi hanno svolto: nulla cessa di esistere, tutto continua. L'iniziato riconosce nel Falciatore l'indispensabile agente del progresso: perciò non prova alcun timore al suo avvicinarsi.

Per vivere da iniziati, accettiamo di morire. La morte è la liberazione suprema. Il saggio si avvia alla tomba senza rimpiangere il passato: accetta la vecchiaia serena, lieto di beneficiare dell'allentarsi dei legami che tengono prigioniero lo spirito nella materia. Il placarsi delle passioni dà all'intelletto una libertà più completa, che si può tradurre in lucidità geniale e addirittura in chiaroveggenza profetica.
I privilegi della condizione di maestro sono d'altronde riservati al vecchio che ha saputo rimanere giovane nel cuore: Egli non ha più altra forza che quella dell'affetto: ma sa amare con abnegazione. Vibrando di tutte le energie della sua anima, dispone della "Forza forte di tutte le forze" e possiede la vera pietra filosofale, capace di compiere dei prodigi. Lieto di non subire alcuna attrazione inferiore, brucia tuttavia di un intenso ardore generoso. E' morto per entrare in una Vita Superiore, più alta, pura e bella.

Sotto il profilo divinatorio la Morte è il principio trasformatore che rinnova tutte le cose. E' la necessità ineluttabile, il cammino fatale dell'evoluzione. E' il movimento eterno che si oppone ad ogni arresto e a tutto ciò che sarebbe veramente morto. Simboleggia la liberazione, spiritualizzazione. Significa disillusione, percezione della realtà spogliata da ogni ornamento che colpisce i sensi. Lucidità assoluta di giudizio, morte iniziatica. Distacco, ascetismo, potere trasformatore capace di rigenerare un ambiente corrotto. Rappresenta la fatalità, una fine necessaria. E'un insuccesso di cui la vittima non è responsabile. Trasformazione radicale, rinnovamento. Al negativo malinconia, lutti, tristezza, vecchiaia, decomposizione, corruzione, dissoluzione.

 

Ora meditiamo con la lama numero tredici.
LA TRASFORMAZIONE E'IN ATTO: MUORI ESSERE TERRENO E RINASCI ESSERE DI LUCE. 
Verde e marrone scuro: colori forti e intensi, quasi violenti. Ciò che si trova davanti lascia perplesso il giovane. In questo luogo tutto ha colori molto cupi e quasi tristi. Il percorso che si trova davanti è di color rosa scuro; intorno vi sono rocce, in mezzo all'erba pochi fiori color bordeaux. Il cielo è blu intenso, sembra quasi notte e all'improvviso capisce che sta vedendo la notte dell'anima: sta soffrendo, si sta disgregando in mille pezzi, sta morendo lentamente. 
Il dolore è forte, acuto e lo dilania. Sta morendo alla vita presente, la sua anima viene distrutta per poter rinascere a vita nuova: questa è la sua morte iniziatica. Deve viverla fino in fondo, deve soffrire intensamente, perché attraverso il dolore avverrà la sua purificazione.

Ed ecco che quasi dal nulla, compare uno strano personaggio: uno scheletro! L'iniziato indietreggia spaventato, ma lo scheletro gli parla:

 

"No, non fuggire! Non devi spaventarti, non c'è nulla da temere, io non sono tuo nemico, anzi! Sono qui per aiutarti a comprendere meglio quello che ti sta accadendo. Questa è la tua trasformazione: il vecchio te stesso sta morendo lentamente per poter dare spazio al nuovo te stesso. Devi morire e poi rinascere; questo passo è molto doloroso, ma necessario, e ti condurrà alla vera vita. Ricordi, vero? E' un brano del Vangelo che te lo spiega: 'Felice l'uomo che ha messo alla prova se stesso, perché ha trovato la vita'. 
E' nelle prove, negli ostacoli spirituali che trovi dinnanzi a te che comprendi l'essenza della vita stessa; il seme divino che il tuo Creatore ha posto nella tua anima! Ti renderai conto di quanto questo sia importante per te. Ascolta la tua anima: il suo dolore si sta placando, sta nascendo a nuova vita!
"


E il giovane comprende che non è la morte quella che vede intorno a sé, ma il sonno; il sonno purificatore, il sonno del giusto, da cui risvegliarsi riposati e nuovi: per un reale e cosciente nuovo inizio. Sul terreno vi sono delle ossa! Sono le sue. Il superfluo è stato eliminato, è rimasto solo l'essenziale. Non c'è più traccia del dolore, della lotta interiore: tutto è già avvenuto. Il vecchio essere ha cercato di ribellarsi, non voleva morire, ma ha dovuto cedere al nuovo. Il dolore è stato intenso, il calice della sofferenza gli è parso troppo amaro, ma è stato bevuto fino in fondo. La sua anima ha pianto lacrime di sangue, ma esse si sono trasformate in gocce d'amore puro, che egli donerà a coloro che incontrerà sul suo cammino.

L'essere di luce è ora presente in lui: nato dalle sue ceneri, forte e vivo più che mai; è sorto guerriero della pace e della luce. Ha conquistato la fede. Fede, speranza e carità: le nuove virtù che appartengono al giovane. La fede gli giunge dall'essere nuovo che è in lui e gli fa credere in modo diverso da prima, più maturo, vero e reale. L'amore per gli altri non è fatto di parole, ma d'azioni concrete; condividere le sofferenze altrui: questo è ciò che il giovane ha interiorizzato.
Ma non solo; si rende conto che grazie all'amore e solo per amore, la vita è! L'iniziato si accorge di aver illuminato il sentiero per chi è disposto a percorrerlo dopo di lui; un percorso tracciato passo dopo passo, attraverso e grazie alla sua trasformazione interiore. Ora egli disegna l'ultimo tratto di sentiero terreno necessario per percorrere il sentiero spirituale. Giunto a questo punto egli capisce che un'altra trasformazione è avvenuta in lui: una nuova speranza è nel suo cuore, cioè che tutto ciò che si desidera di buono e di giusto nella vita è realizzabile grazie alla nostra volontà. Dipende da noi renderla abbastanza forte e temprata per poter realizzare la nostra nuova vita. L'iniziato osserva lo scheletro che si allontana; la sua anima è pronta e non teme più nulla. Il paesaggio intorno a lui sta cambiando: spariscono le rocce, non vi sono più colori tetri e bui; appare, ora, un sentiero luminoso ed il giovane si accorge di essere giunto al termine del proprio cammino; sorride, sereno, perché sa che lo attende un nuovo inizio.

 

Autore: Emanuela Cella Ferrari
Messo on line in data: Settembre 2004
Ultimo aggiornamento: Marzo 2015
Le immagini sono tratte da "I Tarocchi dell'Iniziazione", pubblicati nella Collana "L'Arte dei Tarocchi", Gruppo Lo Scarabeo, edizioni Fabbri, 2001, Milano. Si ringraziano le Edizioni Fabbri, e in particolare Fabrizio Costantini, per averci concesso di riprodurle in questa rubrica.

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