IL MITO DI MERLINO di Gaetano Dini

Il mito di Merlino

Consigliere di re Artù, Merlino è descritto come uomo ricco di anni e di saggezza.
Artù e Merlino si dedicarono alla difesa della Britannia del V sec. dall’invasione degli stranieri, i popoli anglo-sassoni.
Nel 410 era avvenuto il sacco di Roma. In quella situazione l’Imperatore era stato costretto a ritirare le legioni romane dalla Britannia. Un gran numero di britanno-romani  decise di rimanere a difesa dei propri possedimenti terrieri. La stirpe dei comandanti supremi romani comprendeva Costantino, Massimo, Ambrosio Aurelio, Uther Pendragon e Artù, che intervenne in difesa dei forti romani in Britannia. Le linee principali di difesa erano quelle sul confine del Galles, sul Vallo Adriano e sul Vallo Antonino.

Nell’immagine a lato,
Re Artù e la sua corte di Arthur Rackham

 

Dagli archivi storici del Galles emerge che i Merlini furono due.
Il primo, quello di re Artù, era nato nel 450 e morto nel 536. Artù invece nacque nel 475 e morì nel 542. Questo re è stato sempre conosciuto come romano-britannico, romano per parte di padre, britannico per parte di madre, due famiglie entrambe di comandanti di forze combattenti.

L’altro Merlino era un bardo che sopravvisse alla battaglia di Arthuret in Scozia nel 573, ma impazzì e visse per molti anni ancora, aggirandosi nei boschi.
Entrambi i Merlini erano scrittori. Il primo scrisse orazioni e compose la famosa Profezia, riportata interamente in copie manoscritte da Goffredo di Monmouth. Il secondo compose un corpus di versi oscuri in antico britannico, lingua simile al gallese moderno. Il poema in questione venne pesantemente riscritto nei secoli successivi.

Il primo Merlino fu sepolto sulla costa della Scozia occidentale nel 536, il secondo era ancora vivo tra il 573 ed il 600 e fu sepolto sugli altipiani di confine della Scozia. Il primo Merlino è stato consigliere di quattro re britannici, Vortigern, Ambrosio, Uther Pendragon e Artù. Per loro preparò piani di battaglia e strategie. In lingua latina fu chiamato Merlinus, Merlin in lingua inglese e francese, Myrddin in gallese.
Il secondo Merlino, dopo essere impazzito, si aggirò per anni nelle foreste nudo e infreddolito, nutrendosi di mele. Era il folle dei boschi, il Silvestre privo del senno perduto in battaglia. Fu infine assolto e benedetto da San Kentigern nel 600.
Il Merlino di Artù, quando veniva convocato dal re, arrivava silenzioso, travestito da pastore, legnaiolo, contadino. Merlino non ha mai presentato come figura un aspetto comico, né una domesticità casalinga. Si presentava piuttosto come un profeta biblico maggiore, dal qual ruolo non si è mai discostato.
Era chiamato Ambrosio Merlino. Il nome Ambrosio gli venne dato probabilmente in onore del grande Sant’Ambrogio da Milano.

La Storia della nascita di Merlino è un opera di Robert de Boron. La discesa di Cristo all’Inferno, con la liberazione di Adamo ed Eva, fa riunire un consiglio di demoni che decide di dotare un umano delle loro conoscenze. I demoni scelgono una famiglia con problemi economici e con tre figlie da maritare. Le due figlie più giovani vengono subito sedotte dai demoni, la figlia più grande resiste. Durante la notte mentre dorme, viene però posseduta da un demone e resa incinta. Con questo racconto Robert de Boron condanna Merlino espellendolo dal contesto cristiano e associandolo alla magia nera.
La madre si rende subito conto di essere incinta, viene quindi arrestata per condotta indegna e rinchiusa in una torre. Merlino nasce qui e viene al mondo con la carnagione scura e coperto da una folta peluria. In seguito, dopo un processo, sua madre fu assolta e si fece monaca. Merlino fu affidato al confessore Blaise.
Versioni tedesche e russe sulla nascita di Merlino dicono che fosse figlio del centauro Chirone, padre demoniaco e semiumano. Merlino deve essere considerato cristiano in quanto nato in Britannia, nazione già da due secoli convertita al cristianesimo. 

Nel componimento su Merlino scritto da Heywood (1574 – 1641) Merlino fu trovato dai messaggeri di re Vortigern nel Galles del sud, zona abitata durante l’occupazione romana dalla tribù dei Demetae. Infatti il nome di suo nonno era Demetius.
Vortigern aveva assassinato il padre di Uther Pendragon e di suo fratello, il principe Aurelio Ambrosio. I due fratelli volevano vendicarsi per questo assassinio e per l’invito che re Vortigern aveva rivolto ai Sassoni di entrare in Britannia come suoi alleati, gli stessi trasformatisi poi da alleati in invasori.
Merlino, trovato anche dagli emissari dei fratelli Pendragon, lancia la profezia che i Sassoni attaccheranno con forze soverchianti presso Salisbury, vicino Edimburgo. Nella battaglia, come Merlino aveva profetizzato, troveranno la morte il principe Aurelio, re Vortigern e il capo dei Sassoni. L’armata celtica troverà invece la vittoria. 

Dopo aver insediato Uther come re dei Celti, Merlino si recò presso la zona dell’odierna Carlisle sul Vallo Adriano, istituendo la Tavola Rotonda per richiamare sotto lo stendardo di Uther la migliore nobiltà. L’ordine della Tavola Rotonda si doveva riunire per Pentecoste in un’assemblea plenaria di 50 membri associati, secondo l’autore del poema Huth-Merlin.
La tavola Rotonda era formata da 12 posti in memoria dell’Ultima Cena e da un 13° posto, quello di Giuda Iscariota. Merlino profetizzò che il 13° posto sarebbe stato ricoperto da un valoroso scota non ancora nato, Perceval, che dopo numerose prove avrebbe depositato il Sacro Graal nell’Isola di Avalon.
La duchessa Ygerne, dopo aver perso il marito nella battaglia di Salisbury, chiese un indennizzo per danni. La duchessa aveva inoltre cinque figlie adulte da maritare. Merlino esaminò il caso come lo farebbe un moderno tribunale ecclesiastico e trovò la soluzione: Re Uther doveva sposare la duchessa.
Da quell’unione nacque Artù, che Merlino accolse come sua personale ricompensa. Lo prelevò e lo fece allevare in un luogo segreto per circa 15 anni, lontano da eventuali agguati dei Sassoni o di qualche rivale geloso.

Il Cambridge 80 Manuscript racconta che Merlino lo affidò ad un patrigno chiamato Ankor. Artù era infatti il futuro re della speranza dei popoli celti. L’epica celtica della Britannia e dell’Irlanda spiega che gli eroi celti erano in grado di correre alla velocità di un cervo o di un cavallo, di percorrere distanze di cinquanta chilometri senza bere e mangiare.
Leggendo la Profezia di Merlino si nota che il suo non è un latino letterale, ma tecnico, amministrativo, legale, quello proprio a un uomo che ricopre responsabilità amministrative.
La Profezia riguarda le guerre tra Sassoni, Scoti, Pitti e Gallesi, avvenute negli ultimi anni di vita di Merlino.
I personaggi biblici di Sansone, Samuele, Giovanni Battista erano Nazirei. Ai Nazirei era proibito bere vino, tagliarsi i capelli, accostarsi al corpo di un morto. Vestivano di pelli di cammello fissate al corpo da una cinta di cuoio. Mangiavano solo il cibo del deserto. Alcuni ritengono che Merlino fosse il quarto Nazireo.
Merlino Ambrosio, per la sua Profezia, fu messo all’indice nell’Index Librorum Prohibitorum dalla Chiesa Cattolica al Concilio di Trento nel 1580.


Nell’immagine a lato,
“L’inganno di Merlino” di Edward Burne-Jones (1833-1898). Olio su tela, Lady Lever Art Gallery

 

Tra i personaggi di contorno nella leggenda di Merlino c’era la Fata Morgana. Artù fu incoronato all’età di 15 anni dall’arcivescovo Dubricius, divenuto in seguito San Dubric di Galles. La sorella di Artù, Morgana, divenne la pupilla di Merlino, per la sua grande bellezza e intelligenza. Fu allevata nello studio e apprese le sette arti liberali e tutti i segreti di Merlino.
C’era anche la Dama del Lago. A Merlino era stata promessa la figlia di un nobile vassallo, chiamata Niniane/Vivian. Anche lei, come Morgana, venne fatta partecipe dei segreti di Merlino. Col tempo diventò nota come la “Dama del Lago”, col compito di allevare Lancillotto, affidatole dalla di lui madre.
Merlino aveva insegnato a Niniane/Vivian come imprigionare una persona, come tenerla addormentata per tutto il tempo che si desidera.
La donna imprigionò Merlino, rinchiudendolo dentro un tronco di quercia, o forse una grotta, una torre d’aria.

 

Bibliografia
Goodrich Norma Lorre – Il mito di Merlino, Edizioni Rusconi, Milano, 1992

 

Autore: Gaetano Dini
Messo on line in data: Dicembre 2018