IL MITO DI ORFEO di Gaetano Dini

Mitologia dei Greci: Orfeo ed Euridice

Orfeo era un musico eccelso, originario della Tracia, figlio di Calliope (musa della poesia epica) e di un re della Tracia.
Con la sua lira e il suo canto Orfeo placava le bestie feroci e animava gli elementi della natura.
Figura apollinea, benefattore del genere umano, promotore delle arti e maestro religioso, fondò il movimento misterico dell’Orfismo, mistero iniziatico in cui l’origine delle cose tutte prende radice dallo dischiudersi dell’Uovo primordiale Cosmico, la cui dischiusura degrada l’unità dell’Essere ed impone che al suo smembramento in più elementi venga affiancata una ricerca di ricomposizione dell’Unità.
Fu ucciso e smembrato dalle Menadi seguaci invasate e deliranti del dio Dioniso, in preda a frenesia estatica. Dioniso era figlio di Zeus ed era il dio tracio della linfa vitale che pervade la natura intesa come Zoè non come Bios. E’ dio della vite, del vino, del delirio mistico. In suo onore si svolgevano i riti dionisiaci con Menadi, Satiri, Sileni e Ninfe in corteo.

Il mito greco di Orfeo ed Euridice tratta dell’amore e del matrimonio dei due.
Ma a guastare tutto arrivò. Aristeo, semidio figlio di Apollo. Era pastore e allevatore di api, insetti simbolo di vita comunitaria e di operosità lavorativa. Il miele, loro prodotto, ha purezza di profumo e sapore.
Fu allievo del centauro Chirone e dalle Muse. Trasmise le sue conoscenze a vari popoli. Giunto in Tracia il dio Dioniso lo prese a benvolere e gli trasmise conoscenze iniziandolo a riti segreti.

Aristeo vide Euridice e se ne innamorò alla follia; ma Euridice non lo voleva. Inseguita da lui nei boschi, mise un piede su un serpente, che la morse e ne causò la morte.
Orfeo, affranto, intonò suoni e canti in suo onore. Impavido scese nell’Oltretomba e chiese ad Ade e Persefone di ricondurre sulla terra la moglie viva.
Grazie ai suoi commoventi canti il permesso gli fu accordato, con una clausola da rispettare: mai voltarsi a guardare Euridice durante il tragitto, o l’avrebbe persa per sempre.
Orfeo, arrivato sulla terra, si volse per cercare la moglie, ma Euridice, essendo dietro lui, si trovava ancora nell’Oltretomba. Euridice fu persa per sempre.


Nell’immagine sotto,
“Paesaggio con Orfeo ed Euridice” di Nicolas Poussin (1594-1665)

Orfeo intonò allora canti e musiche funebri struggenti e decise che non avrebbe mai più amato alcuna donna, preferendo l’amicizia e il connubio intellettuale con soli uomini.
Ma le Menadi, non accettando che qualcuno potesse fare questa scelta, lo uccisero e lo smembrarono, gettando i pezzi del suo corpo per le campagne, la testa e la sua lira nel fiume Ebro. Orfeo raggiunse poi i Campi Elisi.

Qui il mito finisce.
Ho cercato spiegazioni allegoriche su di esso. Poco viene detto.
Euridice è giustamente intesa come l’Anima di Orfeo che come uomo incarna sia tratti divini apollinei che dionisiaci.
In ogni caso il senso corrente del mito è la sconfitta dolorosa e tragica dell’uomo Orfeo che perde l’amata e viene poi ucciso perdendo lui stesso la vita.
Ma è veramente così? 
Non penso.

Nell’immagine a lato,
“Le Ninfeo trovano la testa di Orfeo” di John William Waterhouse (1849-1917)

L’interpretazione allegorica del mito va fatta rivoltando la sua trama come si fa quando si rivolta un calzino.
Le cose tornano.
Procediamo quindi con questa lettura della trama.
Apollo è dio olimpico dell’equilibrio, della musica, delle arti mediche, della scienza, dell’intelletto e delle profezie.
Manda suo figlio Aristeo a insidiare Euridice, moglie di Orfeo.
Aristeo rappresenta un semidio saggio, istruito dal centauro Chirone e dalle Muse. E’ figlio di Apollo e benvoluto da Dioniso. E’ quindi una figura spiritualmente completa.

E’ mandato dagli dei non a insidiare Euridice come moglie di Orfeo, ma ad insidiare l’anima muliebre e lunare di lui rappresentata dalla moglie Euridice.
Con la morte dell’amata Orfeo sembra aver vinto la propria anima passionale, ma il suo viaggio nell’Oltretomba rappresenta il desiderio di non perdere questa anima muliebre, non riuscendo infatti Orfeo a conquistare e mantenere una sua mascolinità solare, non passionale.
Voltandosi lungo il cammino e perdendo così per sempre Euridice, Orfeo non perde la prova iniziatica ma la vince, abbandonando la sua anima femminea e passionale e diventando così uno sciamano fondatore poi dell’Orfismo. 
Il mito racconta che da allora in poi Orfeo frequenta solo elementi maschili intesi come menti, intelletti. 
E’ diventato un vero iniziato.
Lo smembramento del suo corpo ad opera delle Monadi, episodio che richiama quello della morte di Romolo, smembrato dai Senatori che seppelliscono ognuno nel proprio campo una parte del suo corpo smembrata, riporta al mito della cosmogonia dell’Orfismo in cui la divisione in più elementi implica una ricerca da parte degli Adepti di ricomposizione iniziatica dell’Unità qui rappresentata dal corpo del suo fondatore Orfeo.
Orfeo come uomo ha quindi vinto in vita la sua battaglia spirituale e il premio per lui sono infatti i Campi Elisi.


Autore: Gaetano Dini
Messo on line in data: Luglio 2023