UN GATTO MISTERIOSO, MA NON TROPPO di Roberto Volterri

I gatti mi sono sempre piaciuti.
Molto più dei cani e credo di capirne anche il perché…

Il gatto non è servile, si affeziona più alle cose – la sua poltrona preferita, ad esempio – che alle persone. Fa le fusa, ma non dà eccessiva confidenza. Neppure ai padroni di casa, che guarda quasi con distacco e un po’ di… spocchia! Caratteristiche, queste, che lo renderebbero a prima vista antipatico, quasi scostante e un po’ opportunista. E invece no, non lo è affatto!
E’ solo un essere libero, una creatura che possiede una propria autonomia mentale e non dipende, per ogni sua scelta, dal ‘padrone’ che lo sfama, lo accudisce, lo coccola. Lo ‘vizia’, insomma.
E poi è una creatura della notte e ama – come chi scrive – il ‘mistero’. In ogni sua manifestazione.

Quando penso ai gatti in generale mi torna subito alla mente, infatti, un breve racconto di uno scrittore gotico che amo più di ogni altro: Howard Phillips Lovecraft. Si intitola I gatti di Ulthar.

 

Si dice che a Ulthar, oltre il fiume Skai, non si possono uccidere i gatti, e mentre guardo la bestiola accoccolata a far le fusa davanti al caminetto, non ho nessun motivo per dubitarne. Enigmatico, il gatto è affine a quelle strane cose che l’uomo non può vedere. È lo spirito dell’antico Egitto, depositario dei racconti a noi giunti dalle città dimenticate delle terre di Meroe e Ophir. E parente dei signori della giungla, erede dell’Africa oscura e feroce. La Sfinge è sua cugina, e lui parla la sua lingua; ma il gatto è più vecchio della Sfinge, e ricorda ciò che lei ha dimenticato.
A Ulthar, prima che i cittadini proibissero l’uccisione dei gatti, vivevano un anziano contadino e sua moglie…

Mi fermo qui, non volendo togliere a qualche volenteroso lettore il piacere… del brivido, della suggestione, delle cupe atmosfere create dal ‘solitario di Providence’ in ogni suo racconto. Ma almeno una parte del finale vorrei riportarla. Tanto non toglie il gusto della sorpresa e – come morale del racconto – ribadisce ancora una volta come… ‘chi la fa, l’aspetti!’…

… Si parlò del vecchio contadino e di sua moglie, della carovana di girovaghi dalla pelle scura, del piccolo Menes e del suo gattino nero, della preghiera di Menes e di come era apparso il cielo durante la preghiera, di come si erano comportati i gatti la notte della partenza della carovana e di ciò che successivamente fu scoperto nella casa sotto gli alberi fitti del cortile repellente.
E fu così che infine gli abitanti della città promulgarono quella singolare legge di cui parlano i commercianti di Hatheg e discutono i viaggiatori di Nir, e cioè che nella città di Ulthar è vietato uccidere i gatti…

E il mio gatto? Anzi il nostro gatto, dato che lo condivido con mia figlia. Mia moglie si professa… agnostica. E’ un bel gattone – di razza incerta, bianco e nero, ma sicuramente di ‘nobil casato’, dato che di felina spocchia ne mostra in abbondanza nei confronti di noi tutti.
Per tale motivo io ricambio chiamandolo, con distacco, “gatto”!

Poi, è ancor più strano perché – ormai da un paio di anni, tutti i mesi, quindi non mi si racconti di galanti sue avventure… – vive con noi… a mezzo servizio. Per i primi tre giorni della settimana (ma come fa a sapere che sono i primi?) sta da noi – abitiamo in campagna e ha a disposizione un intero bosco per le sue miciesche scorribande – coccolato, vezzeggiato, ben nutrito, accudito. Poi scompare.
Sì, scompare per altri due o tre giorni e quando torna appare ancor più ben curato di quando è partito! Dove va? Non lo sappiamo. A volte abbiamo tentato di seguirlo, ma ci ha sempre seminati. Anche perché per noi bipedi appare un po’ difficile scavalcare muri alti più di due metri, arrampicarsi su alberi e passare sotto reti di recinzione. Ma ci stiamo attrezzando…

Forse ha due ‘famiglie’, ognuna ignara dell’esistenza dell’altra?
Oppure – e mi piace il sol pensarlo, ma mi rendo conto che con i misteri sto un po’ esagerando… – il giovedì passa in un’altra miciesca dimensione parallela in cui un’altra famiglia, identica alla nostra, si preoccupa di dove sia stato fino ad allora lo “iuventino” – per via del bianco-nero mantello, ovviamente! – gatto di casa.
Nei primi giorni della settimana, lunedì, martedì e mercoledì, naturalmente!

Questo divertente episodio viene citato da Roberto Allegri nella sua Agenda del gatto 2006, Minù, edita (come ogni anno) da Armenia.

 

Autore: Roberto Volterri
Messo on line in data: Dicembre 2006