HIRAM di Gaetano Dini
Una antica leggenda
Re Salomone voleva innalzare un tempio a Dio a Gerusalemme sul monte Moria dove il Signore era apparso a re Davide suo padre.
Chiese allora aiuto a Hiram re di Tiro che era stato un grande amico di Davide per l’invio
di squadre di operai, legno dal Libano in grande quantità, cedro, abete, sandalo.
Oltre alle migliaia di operai e artigiani addetti alla costruzione del Tempio, Salomone assunse 70.000 portatori di materiale, 80.000 scalpellini per lavorare la pietra sulle montagne e 3.600 sorveglianti.
Salomone chiese anche al re di Tiro l’invio di un architetto che avrebbe avuto la direzione di tutti
i lavori. Gli fu inviato Hiram, figlio a sua volta di un architetto di Tiro e di madre israeliana della tribù di Dan.
Sotto la sua direzione venivano infatti sapientemente realizzati lavori con oro, argento, bronzo, con il legno, con le pietre, inoltre soprintendeva a lavori di idraulica e sapeva realizzare genialmente ogni tipo di progetto.
Hiram diresse magistralmente i lavori dell’immenso cantiere e il Tempio di Salomone fu portato quasi a compimento.
Allora Salomone, con il concorso delle autorità religiose e laiche, attuò il trasferimento dell’Arca dell’Alleanza (tra uomo e Dio) dalla città di Sion al Tempio.
L’Arca fu riposta nel Sancta Santorum, una stanza semplice e poco adorna nella parte più segreta del Tempio.
La tradizione massonica ha fatto propria la figura di Hiram, l’architetto.
Egli infatti rappresenta simbolicamente il costruttore della Grande Opera, avendo presieduto i lavori di una così magnifica opera architettonica quale il Tempio di Salomone.
Secondo questa tradizione, Hiram aveva diviso i lavoranti in Apprendisti, che erano gli operai semplici con una divisa e una parola d’ordine per farsi riconoscere, in Compagni, gli operai specializzati, anche loro con divisa e parola d’ordine, e in Maestri, cioè i tecnici che dirigevano i lavori, anch’essi con divisa e parola d’ordine.
In questo modo i Sorveglianti erano in grado di dare la giusta paga giornaliera a ciascuno di loro.
Tanta capacità organizzativa da parte di Hiram destò l’invidia di tre Compagni che aspiravano a diventare Maestri sia per ambizione che per avidità.
Hiram tutte le sere soleva fermarsi fino a mezzanotte dentro il Tempio per controllare l’avanzamento dei lavori e fare in merito le sue considerazioni.
I tre Compagni una sera ordirono la congiura.
Il primo Compagno, Jubullum, affrontò Hiram dentro il Tempio chiedendogli la parola d’ordine dei Maestri.
Hiram non gliela rivelò e allora l’altro lo colpì alla gola con uno strumento da lavoro, un regolo.
Hiram si trascinò via, ma incontrò il secondo Compagno, Jubella, che dopo la stessa richiesta e risposta del primo caso, colpì al cuore Hiram, sempre con un attrezzo da lavoro, una squadra.
Ormai alla fine Hiram incontrò il terzo Compagno, Jubello. Alla medesima domanda formulata come gli altri, il grande architetto rispose: “Lavora, persevera, impara. Solo così sarai ritenuto degno, potrai progredire e diventare Maestro”.
Pieno di rabbia per la rettitudine dimostrata da Hiram, il terzo Compagno lo colpì alla fronte sempre con un attrezzo da lavoro, un martello, uccidendolo.
I tre assassini portarono il corpo del Maestro in un luogo solitario del Libano e lo seppellirono piantando sulla tomba un ramo di Acacia.
Allora Salomone, saputo della morte di Hiram, mandò nove Maestri a cercare le sue spoglie.
Furono trovate e portate a Gerusalemme, dove ebbero esequie come quelle dei sovrani.
Il Tempio da allora rimase incompiuto.
I Maestri Muratori si sparsero per il mondo in cerca della parola che Hiram non aveva pronunciato.
Quella parola sta indicare il segreto massonico smarrito che ogni Maestro deve cercare con la propria ascesa iniziatica al fine di poter continuare l’opera di Hiram
Nel complesso simbolico liberomuratorio gli attrezzi da lavoro con cui fu colpito Hiram rappresentano gli strumenti interiori, le virtù di cui si deve avvalere l’uomo per il proprio miglioramento e non per alimentare i propri vizi.
La parti del corpo dove fu colpito Hiram simboleggiano invece i tre piani umani, Materiale, Sentimentale e Spirituale.
La gola rappresenta infatti il piano materiale, fisico.
Il cuore quello sentimentale, animico.
La fronte quello spirituale, iniziatico.
Il mito di Hiram significa quindi vincere i propri vizi interiori sostituendoli con gli alti valori umani della sincerità, benevolenza e tolleranza verso il prossimo, pretesi questi anche nei nostri confronti.
Il mito simboleggia inoltre il lavoro quotidiano che ciascuno di noi deve compiere per poter progredire e diventare giorno dopo giorno un uomo migliore.
Bibliografia
Bibbia (Cronache – Re)
Autore: Gaetano Dini
Messo on line in data: Luglio 2026
