LA SIMBOLOGIA DEL SANTO GRAAL di Vito Foschi

Cenni sulla simbologia femminile del Graal

Il Graal è un simbolo multiforme che racchiude in sé svariati significati. È un tramite per la divinità e rappresenta la molteplicità della potenza di Dio. Fra i suoi vari attributi c’è quello di rappresentare il principio creatore e in genere tutto quello che è legato alla vita: guarigione, nascita e rigenerazione.

 

Nell’immagine,
“Sir Galahad alla cerca del Graal” di Arthur Hughes (1832-1915)

I suoi cantori gli hanno fatto assumere varie forme, calice, pietra, vassoio, ma le sue proprietà di rigenerazione sono costanti. La forma principale con cui è conosciuto il Graal è quello di un calice o in genere un contenitore. Ci soffermeremo su questa forma.

Se esaminiamo il geroglifico egizio rappresentante la donna vedremo la presenza di un pozzo d’acqua. La donna, sorgente di vita, è legata all’acqua, sorgente di vita per eccellenza, ma anche liquido amniotico: il pozzo d’acqua come grembo materno.
Nell’antico Egitto l’acqua assumeva un significato particolare. Le sue capacità agricole dipendevano dalla regolarità delle piene del Nilo. Tutto dipendeva dall’acqua. Non a caso tutte le grandi civiltà si sono sviluppate intorno a corsi d’acqua: il Nilo, il Tevere, il fiume Giallo, il Tigre e l’Eufrate, l’Indo.
Nell’antica Mesopotamia una divinità dell’oltretomba chiamata Enki, riempiva di acqua le vasche dei primi templi. Poi semidei in forma di pesce la donavano agli uomini. I fedeli persiani la raccoglievano in anfore e versavano libagioni in coppe approntate dinanzi agli altari. In queste antiche cerimonie religiose, la vasca e il bacile, l’anfora e la coppa rappresentavano la creazione della vita.

Il Graal ha memoria di questi antichi miti. Forse un legame diretto non esiste, ma questi simboli sono universali e portano con sé memoria degli antichi significati. La potenza del simbolo è quella di rappresentare significati universali a tutti gli uomini e di passare indenne attraverso le generazioni umane assumendo nuovi significati ma conservando gli antichi.
Questa simbologia connessa all’origine della vita è indubbiamente legata alla donna e alla sua qualità di generatrice di vita. Il Graal contiene questa simbologia femminile, perché è un dispensatore di vita. In alcune leggende il Graal è legato alla Lancia sanguinante. Il sangue cola nel Calice e la lancia è simbolo maschile per eccellenza. Il Calice, la donna, la lancia, l’uomo, generano la vita e rappresentano l’atto creatore di Dio. Quale migliore rappresentazione della potenza creatrice divina del mistero della generazione di una vita dall’unione di un uomo e di una donna? E, di fatto, in passato quale altro simbolo si poteva utilizzare? Più tardi lo sviluppo della ceramica portò l’immagine di un Dio vasaio. Già nell’antico Egitto fu adottato il simbolo del vaso per significare il verbo creare.
Il Graal essendo un contenitore possiede anche quest’immagine del vaso come simbolo della creazione divina. Anche il Dio cristiano che crea l’uomo dal fango riprende quella di un dio vasaio. Più tardi nel Medioevo Dio prende il compasso per creare.


Nell’immagine, “Il cavaliere del Santo Graal”
di Frederick Judd Waugh (1861-1914)

 

Il riferimento è all’architettura che allora sviluppava imponenti opere.
Il Graal rappresenta il tutto, perciò racchiude in sé il principio maschile e femminile. A volte reso più esplicito dalla presenza della Sacra Lancia. Simbolo maschile e quindi della guerra. Crea insieme al Graal-donna la vita, ma distrugge i nemici.
Nella tradizione cristiana un collegamento fra la donna e un contenitore esiste nella Litania Lauretana, la Vergine Maria viene descritta come: “Vas sprirituale, vas onorabile, vas insigne devotionis”, ovvero “vaso spirituale, vaso dell’onore, vaso pregiato di devozione”. La Vergine è descritta come un contenitore, il “contenitore” per eccellenza perché ha custodito il Figlio di Dio.

Un esempio di connessione fra il simbolo del vaso e la donna si ritrova nelle decorazioni della chiesa di S. Vitale a Ravenna in cui la regina Teodora viene accomunato ad un vaso. La metafora è sempre quella della donna come contenitore della vita.
Nel racconto del Re magagnato è presente l’idea del re taumaturgo. Il suo benessere corrisponde al benessere delle sue terre e del suo popolo. Non a caso la ferita è alle gambe con ovvio riferimento alle capacità riproduttive impedite. In questo si ritrova la presenza di una simbologia femminile legata ai culti di fertilità e al culto della Grande Madre. La malattia del Re Magagnato isterilisce le terre. Solo la domanda di Perceval può risanare il Re e far rifiorire la terra.

Questa parte della leggenda graaliana ricorda il mito di Kore e Demetra. Facciamo una breve sintesi del mito. Ade, re degli Inferi, con il permesso di Zeus rapisce Kore per sposarla. Dopo il rapimento di Kore la madre, Demetra, va alla sua ricerca. Fintanto che Demetra non ritrova la figlia, la terra non germoglia più. Una volta ritrovata, la terra torna a rifiorire e la Dea felice fa dono agli uomini del grano.
Il dolore di Demetra per la perdita della figlia rende desolata la terra così come il dolore per l’impossibilità di muoversi a causa della ferita alla coscia rende desolata la terra del reame del Re Pescatore.
Kore è donna, il Graal ha una simbologia femminile. Le similitudini ci sono, ma sono molte anche le differenze. Da una parte c’è una donna che cerca, dall’altra un uomo. L’oggetto della ricerca è una donna, una figlia, dall’altra è un oggetto e c’è una domanda che permette di guarire il re e la terra.
Nel mito del ratto di Kore la presenza femminile è preponderante e il fatto si spiega facilmente perché il mito di Kore è più antico e risale alle prime civiltà stanziali, e quindi agricole. In epoca antica si pensava che fosse la donna dispensatrice di vita e non veniva riconosciuta all’uomo il suo ruolo nell’atto della procreazione. Questo imponeva un ampio riconoscimento del ruolo della donna nella società. Dopo la scoperta del ruolo dell’uomo c’è stato un capovolgimento di tale prospettiva: è l’uomo che porta il principio vitale col proprio seme. La donna è più passiva. Nel Perceval non a caso l’eroe è un uomo: è lui che feconda e fa rinascere la terra. Anche in ciò il riferimento all’attività agricola è evidente. L’uomo col suo lavoro rende feconda la terra, che da sola non produrrebbe niente, così come è necessario l’intervento maschile affinché la donna possa procreare.

Il Graal rappresenta il principio femminile che unito al principio maschile rappresentato da Perceval genera la vita. Trattando di generazione, il ricordo di antichi culti legata alla Grande Madre, è evidente. La simbologia femminile del Graal è piuttosto forte a scapito di quella maschile, nonostante il tempo trascorso e l’avvento del cristianesimo e del Dio Padre. Nel corso del tempo sono stati fatti vari tentativi di riportare le leggende graaliane all’ortodossia cristiana, un esempio è dato dal Perlesvaus di autore anonimo, che si suppone legato ai cistercensi, ma il Graal continua a conservare legami con un passato non cristiano.

 

La simbologia del cuore e la leggenda del Graal

Il geroglifico egizio che indica il cuore è costituito da un piccolo vaso e per gli antichi egizi il cuore era la sede dell’anima (1); alla morte il cuore veniva pesato dal dio Anubi (2) e da questa pesa veniva decisa la sorte dell’anima del defunto.
Il testo da cui inizia la leggenda del Graal, è il Perceval di Chrétien de Troyes. In tale racconto, il Graal non ha ancora una forma definita. Viene descritto come preziosissimo, fatto in oro e tempestato di pietre preziose. Non si accenna alla sua forma, si intuisce che è un contenitore perché “il giovane non domanda a chi lo si serva” e poco dopo: “Ma non sa a chi lo si serva”.
Il Graal viene portato in processione e viene preceduto da altri oggetti simbolici, tra cui la lancia sanguinante. Già in questo primo racconto si fa accenno al sangue. In un passo successivo Perceval incontra lo zio Eremita che gli spiega il significato del Graal. Il Graal serve l’ostia, unico nutrimento da dodici anni, al padre del Re Pescatore. Da questo riferimento eucaristico è quasi immediato pensare al Graal come ad un calice.

Dopo pochi anni dalla diffusione dell’opera di Chrétien, Robert de Boron con il suo Giuseppe d’Arimatea spiega l’origine del Graal, identificandolo con il calice dell’Ultima Cena che poi serve a Giuseppe d’Arimatea per raccogliere il sangue sgorgato dalle ferite di Cristo in croce.

Nell’immagine a lato,
“Il Sacro Graal” di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882)

 

Questa versione del calice contenente sangue fa tornare in mente il geroglifico egizio del cuore, ed è facile identificare il Graal con il cuore.
Il calice di Cristo contiene il sangue di Cristo in due modi diversi: nel corso dell’Ultima Cena, quando il vino è il Suo sangue e successivamente quando è raccolto dal Suo corpo sulla croce.
Ricordiamo anche il simbolo del Cristo come un pellicano che si strappa il cuore per nutrire o ridare vita ai figli (3): Il collegamento col simbolo cristiano del Sacro Cuore di Gesù è evidente.
Citiamo un passo di un articolo in cui si discute sul significato simbolico del cuore: “Il simbolo del cuore indica il centro dell’essere, il luogo in cui si svelano i significati profondi, al di là delle connessioni stabilite dalla razionalità”(4).

Riportiamo un passo di un librino dedicato al Sacro Cuore di Gesù, che mette in evidenza come anche nella tradizione cattolica il cuore è associato al centro dell’essere:

È il nostro centro nascosto, irraggiungibile dalla nostra ragione e dagli altri; solo lo Spirito di Dio può scrutarlo o conoscerlo. È il luogo della decisione, che sta nel più profondo delle nostre facoltà psichiche. È il luogo della verità, là dove scegliamo la vita o la morte. È il luogo dell’incontro, poiché, ad immagine di Dio, viviamo in relazione: è il luogo dell’Alleanza“.

E ribadisce al n. 368:

La tradizione spirituale della Chiesa insiste anche sul cuore, nel senso biblico di ‘profondità dell’essere’, dove la persona si decide o no per Dio“.

Dio parla al cuore dell’uomo, il centro dell’essere, non al suo orecchio, non alla sua mente. Si legga il seguente passo della Bibbia: “Anzi, questa (sua) parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore” (Dt 30,14).
Si noti lo stesso significato nella seguente citazione:
Il termine arabo per indicare il cuore è, Qalb, che indica l’atto di ricevere ‘da bocca ad orecchio’ (da cui Qabbalah), e significa un’intuizione intellettuale, che è prima di tutto un ascoltare”(5).

Un’altra assonanza tra cuore e coppa si ritrova nella tradizione islamica quando paragona il cuore dell’arif (il saggio, l’iniziato) ad una coppa contenente potenza e sapienza.
Il simbolo del cuore ha quindi un profondo significato spirituale. Rappresenta il centro dell’essere, la sua anima ed il luogo dell’«incontro» e dell’«Alleanza».
In questa accezione la cerca del Graal è una ricerca eminentemente spirituale e i luoghi che attraversa il cavaliere non sono luoghi fisici, ma luoghi dell’anima. Alcuni episodi delle avventure dei cavalieri partiti alla ricerca del Graal, sono palesemente delle prove dello spirito perché si trovano ad affrontare demoni o sortilegi approntati dal Demonio. Il pericolo di perdersi prima del raggiungimento della meta, è il pericolo di perdere la via che porta a Dio. Non a caso gli eroi si muovono senza un’apparente via da seguire come se fossero in un labirinto, quei labirinti che ricoprono il pavimento di alcune cattedrali medievali che stanno lì a simboleggiare il percorso dell’anima deve affrontare per raggiungere la grazia di Dio.

Inoltre il simbolo del cuore è equivalente a quello del sole. Il primo centro dell’essere, il secondo centro del cielo. Tutte e due simboli positivi della vita. Il sole ha un ulteriore aspetto: è il simbolo della regalità. Il re come centro del regno da cui tutto dipende tutto. I suoi raggi arrivano ovunque a portare la sua presenza. È naturale pensare a Luigi XIV, detto Re Sole, ed al suo motto: “Io sono lo stato”.
Nel Perlesvaus, romanzo anonimo, ma di area cistercense, Parsifal recupera il Graal diventando Re del Graal e divenendone custode. I due significati si sommano: il cuore puro permette la conquista del centro.

 

Autore: Vito Foschi
Messo on line in data: Giugno 2005

 

Bibliografia
L’avventura del Graal di Andrew Sinclair

Il segreto dei geroglifici di Christian Jacq
Martin Mystére presenta Il dizionario dei misteri – I segreti di re Artù

 

Note
1 – “…Thoth aveva la testa di un ibis perché l’uccello, quando piegava l’ala, assumeva la forma di un cuore, la sede della vita e della vera intelligenza”. Da  Peter Tompkins, La magia degli obelischi, Marco Tropea Editore, 2001.

2 – La stessa funzione nella tradizione ebraica è attribuita all’angelo Mikael, divenuto il nostro S. Michele arcangelo. Un suo attributo è proprio la bilancia; anche nell’iconografia cristiana del Giudizio Universale è raffigurato con spada e bilancia, attributi della giustizia.
3 – J. L. Borges e M. Guerriero, Manuale di zoologia fantastica, Edizioni Einaudi, Torino, 1998.
4 – G.C. – “Il simbolo del cuore”, da Massoneria Oggi – n. 2 – luglio 1994 – Soc. Erasmo, Roma; reperibile nel sito di Esoteria.
5 – Ibidem.