RACCONTO: I VOLTI DI MINA di Simona Semino
Prefazione
Non tutte le storie di vampiri nascono nei castelli o nelle leggende ottocentesche. Alcune camminano tra noi, silenziose, sottili, in apparenza innocue. Quella che segue non è finzione, ma il resoconto di un uomo che ha vissuto sulla propria pelle l’orrore dello sguardo, la metamorfosi dei volti e la fame invisibile di chi si nutre non di sangue, ma di energia vitale. Leggere queste righe significa affacciarsi su un abisso: una testimonianza disturbante che, forse, ci avvicina troppo a ciò che siamo soliti liquidare come leggenda. E che, invece, potrebbe essere più reale di quanto immaginiamo.
I VOLTI DI MINA
Igor non aveva mai temuto lo sguardo di una donna.
Eppure, da quando stava con Mina, c’era un momento preciso della giornata in cui le pupille di lei diventavano prigioni. Sempre alla stessa ora, sempre con la stessa intensità, Mina lo fissava e inspiegabilmente iniziava a fargli delle domande, domande scomode, intime, quelle che generano sensi di colpa, quelle che ti fanno “abbassare la guardia” e a lui bastava un battito di ciglia per scivolare in un torpore che gli serrava i muscoli e gli risucchiava la volontà.
Fu allora che cominciò a vedere.
La pelle di Mina si distendeva, si contraeva, si lacerava come stoffa umida. La mascella si faceva più larga, le ossa sporgevano, i denti si allungavano come lame d’avorio. Gli occhi si gonfiavano, bianchi, spogli di iride: due sfere livide, enormi, fredde come palline da biliardo. Igor cercava di urlare, ma la voce restava incollata alla gola. Poi la caduta: un sonno breve e crudele, da cui si risvegliava con i muscoli spezzati e le ossa indolenzite, come se avesse lottato ore contro un nemico invisibile.
Continuò a sopportare. Continuò a tornare da lei.
Quando Mina lo condusse nella radura fiorentina per presentargli i suoi amici, la scenografia era ingannevole: coperte stese, il fumo di una grigliata, risate leggere. Ma ben presto Igor si accorse che tutti lo osservavano con lo stesso ghigno storto. Sentì il cerchio chiudersi intorno a lui. Altre domande, altri sensi di colpa provocati da queste; i volti degli amici si deformarono come maschere di cera che si sciolgono al calore: mascelle che si allungavano, occhi che si gonfiavano, sorrisi pieni di denti.
Il dolore nacque dal ventre e gli salì fino al petto, un dolore che non apparteneva a carne o ossa: era la sensazione di essere divorato dall’interno. “Mi stanno mangiando”, pensò, prima di perdere di nuovo i sensi.
Quando riaprì gli occhi, le risate continuavano, come se nulla fosse accaduto. Solo ghigni, nessuna spiegazione.
La paura si tramutò in ossessione. Igor smise di resistere: voleva sapere fino a dove quell’incubo poteva spingersi.
Durante un viaggio con Mina, in una stanza d’albergo, vide chiaramente sua madre defunta apparire riflessa, silenziosa, al suo fianco. Non ebbe il coraggio di parlarne, ma Mina lo afferrò per un braccio, agitata, come se avesse percepito anche lei quella presenza. Lo condusse da due sue amiche. Ancora una volta, la stessa messa in scena: sorrisi, sguardi, domande, la metamorfosi. Igor resistette, non volle cedere allo svenimento. Sentì la forza abbandonarlo, il corpo dissolversi, l’ultimo respiro spegnersi. Credeva di essere morto.
Quando riaprì gli occhi, era disteso a terra. Le tre donne lo fissavano serene. Una di loro parlò, con voce carezzevole:
— Buon compleanno, Igor. Sei rinato.
Da quella notte, nessuno lo incantò più. Ma il seme era stato piantato.
Qualche settimana dopo, Igor tornò nella stessa radura, portando con sé un amico fidato: Renato. Ma qualcosa era cambiato. Questa volta era lui a fissare l’altro, dal nulla come da protocollo, le terribili e intime domande ed era Renato a vacillare. Igor sentì il cuore dell’amico pulsare nel suo petto, il sangue fluire come fiume nelle vene, le proprie mani ingrandirsi, i denti premere contro le labbra. Una fame cieca lo avvolse, dolce e oscena.
Renato cadde in trance. Igor provò un brivido di eccitazione: era divenuto il predatore.
Quando l’amico si risvegliò, smarrito e tremante, cominciò a chiedere. Chiedeva le stesse cose che lo avevano tormentato nei mesi passati. Allora Igor capì. Si era nutrito di lui.
Sconvolto dalla consapevolezza, lo trascinò in stazione e lo costrinse a tornare a casa. Poi chiuse ogni legame con Mina, senza spiegazioni, senza saluti.
La relazione svanì così come era nata: nell’ombra.
Ma resta l’enigma.
Forse quella che abbiamo letto è la più dettagliata testimonianza di un vero vampirismo energetico.
Forse Igor, ancora oggi, cammina tra noi.
E la domanda, gelida come una lama, rimane sospesa:
di cosa si nutre, ora, la sua fame?
Nota dell’autore
Il racconto che avete appena letto non nasce dalla fantasia di uno scrittore, ma dal resoconto diretto di chi ha vissuto in prima persona gli eventi. Alcuni particolari sono stati resi narrativamente più scorrevoli, ma la sostanza resta intatta: la testimonianza di Igor. Non siamo in grado di stabilire quanto ci sia di alterazione percettiva, suggestione o autentico fenomeno paranormale. Ciò che sappiamo è che la vicenda si ripete con troppi punti in comune in diverse tradizioni popolari, e che la sensazione di “essere svuotati” da un’altra presenza non appartiene soltanto alla letteratura. La domanda, tuttavia, resta aperta e inquietante: se Igor ha davvero ricevuto “il dono” quella notte… chi di noi potrebbe essere il prossimo?
Autore: Simona Semino
Messo on line in data: Luglio 2026
