L’ALLEANZA DI DIO CON MOSE’ SUL MONTE SINAI di Gaetano Dini

Esoterismo della Bibbia: l’alleanza di Dio con Mosè sul Monte Sinai

Dopo la fuga dall’Egitto Mosè e il suo popolo trascorsero 40 anni nel Madian, territorio semi-desertico nella Penisola del Sinai. Su indicazione di Dio Mosè salì diverse volte lungo le pendici del monte Sinai per dialogare con Lui. Apprese così dall’Altissimo tutte le disposizioni religiose e giuridico/amministrative che dovevano disciplinare il comportamento del popolo d’Israele.
Prima dell’ultima discesa Mosè ricevette da Dio l’ordine di salire di nuovo le pendici del  monte assieme al fratello Aronne, a Nadab, Abiu e a settanta Anziani del popolo. Il popolo doveva invece rimanere alle falde del monte Sinai senza salire. Mosè si attenne alle disposizioni ricevute e sceso al campo, risalì poi il monte con la compagnia voluta da Dio.

Giunti ad un livello della cresta si fermarono e tutti loro videro Dio che poggiava i piedi su un pavimento che sembrava fatto di lastre di zaffiro. Poi dopo la visione mangiarono e bevvero.
Il Signore allora parlò di nuovo a Mosè dicendogli di salire da solo dal punto dove tutti si trovavano, ancora più in alto per ricevere i Comandamenti. Si mossero allora Mosè e Giosuè suo aiutante. Gli altri rimasero nel punto dove si trovavano.
Prima di partire Mosè si raccomandò ad Aronne, Nadab, Abiu e agli Anziani di aspettarli lì finché non fossero ritornati e che per qualunque necessità si sarebbero dovuti rivolgere ad Aronne e Cur, probabilmente l’Anziano tra loro che godeva di più prestigio. Mosè e Giosuè, che ancora si chiamava Osea, salirono quindi più in alto.

Dio oscurò la cima del monte con una nube e per sei giorni e sei notti i due si fermarono al limite di essa. Il settimo giorno Dio disse a Mosè di entrare da solo dentro la nube e di raggiungerlo. Così Mosè fece mentre Giosuè non si mosse, rimanendo ad aspettarlo. L’Altissimo dentro la nube parlò a Mosè istruendolo ancora minuziosamente sui precetti da impartire al suo popolo e gli consegnò le due Tavole in pietra della Legge.
Mai in tutti i suoi colloqui con Dio a Mosè era stato permesso di vedere l’Altissimo in viso in quanto sarebbe stato per lui uno sforzo umano troppo grande che l’avrebbe portato a morte certa. Mosè dopo quaranta giorni e quaranta notti uscì dalla nube, si ricongiunse a Giosuè ed insieme ridiscesero il Monte.

Durante la discesa non incontrarono nessuno. Infatti  Aronne, Nadab, Abiu e gli Anziani non li avevano aspettati ed erano tornati all’accampamento. Mosè e Giosuè, giunti all’accampamento, videro che tutti adoravano un Vitello d’Oro.
Mosè, pieno d’ira, spezzò le due Tavole della Legge ai piedi del monte, distrusse il Vitello e interrogò Aronne chiedendo spiegazioni del fatto.
Suo fratello diede solo spiegazioni risibili. Tutti loro avevano peccato inesorabilmente!
Allora Mosè decise di tornare sul Monte Sinai per intercedere con Dio per una nuova Alleanza.
Anche se il Signore disse al profeta che il popolo d’Israele era “dalla dura cervice” acconsentì e così fu rinnovata una nuova Alleanza.
Poi l’Altissimo disse a Mosè di ridiscendere a valle, di tagliare due tavole di pietra e tornare con queste su da Lui.

Così Mosè fece e il giorno dopo di buon mattino risalì il Sinai tornando al cospetto di Dio che con il proprio dito riscrisse i Comandamenti sulle due tavole di pietra. Mosè tornò così dal suo popolo portando le due Tavole della Legge, della Testimonianza.
In seguito fece levare l’accampamento e come voluto da Dio si mosse con tutto il popolo verso la Terra Promessa. Ad ogni tappa del viaggio Mosè faceva erigere fuori dal campo di sosta una Tenda. Ogni volta che Mosè vi entrava una nube scendeva dal cielo sulla Tenda oscurandola e allora tutti sapevano che Mosè era in quel momento a colloquio con Dio.
Nella Tenda con lui durante il colloquio c’era solo Osea/Giosuè. Poi Mosè tornava all’accampamento mentre di notte nella Tenda sacra rimaneva da solo il suo aiutante Osea, in seguito chiamato Giosuè, figlio di Nun della tribù di Efraim.

Durante il viaggio verso la Terra Promessa Mosè mandò in esplorazione nella terra di Canaan i capi di ognuna delle dodici tribù tra cui vi era anche Osea. Solo Osea e Caleb, di tutti gli esploratori, portarono al loro ritorno notizie incoraggianti sulla riuscita della futura conquista e furono gli unici due tra quei capi-tribù esploratori che in seguito poterono entrare nella Terra Promessa.
Al ritorno dall’esplorazione Mosè decise di cambiare ad Osea il nome in Giosuè che significa “Javè (Dio) salva”. Anche il nome Osea ha in ebraico analogo significato.
Prima di morire Mosè nominò suo successore Giosuè che come capo assoluto di tutte le dodici tribù ebraiche le portò alla conquista della terra di Canaan.

 

La mia interpretazione

L’Alleanza sul Monte Sinai adombra quattro livelli di Conoscenza religiosa ebraica.
Il primo livello è rappresentato dal popolo ebraico alle falde del monte e indica lo stadio religioso exoterico, fatto di soli riti e fede.
L’ascesa lungo le pendici del Monte Sinai simboleggia invece la dimensione esoterica dell’Ebraismo, composta questa da tre livelli iniziatici.
Il livello esoterico più basso è rappresentato dalla sosta sul crinale del monte effettuata da Mosè, Giosuè, Aronne, Nadab, Abiu e dai settanta Anziani.
E’ questa la Conoscenza propria al Sacerdozio d’apparato, Conoscenza questa già elevata in quanto nel racconto biblico tutte queste persone “vedono Dio”. Il fatto che mangino e bevano dopo la visione divina, indica il rito della Comunione sacerdotale con Dio che nel Cristianesimo è rappresentata dalla Comunione del presbitero fatta con l’ostia e vino consacrati.
Ma questo livello di Conoscenza religiosa è ancora corruttibile, ne è esempio nel racconto  la costruzione del Vitello d’Oro permessa al popolo da Aronne stesso, dai suoi consiglieri e da tutti gli Anziani.

Il livello esoterico intermedio è dato dalle figure di Mosè e Osea/Giosuè che su indicazione di Dio arrivano a un punto  più alto del Monte sacro fermandosi però entrambi fuori dalla nube che ne circonda la vetta.
E’ questo il livello spirituale proprio alla nobile casta dei Guerrieri, degli Kshatriya indù, livello che corrisponde anche alla Conoscenza religiosa propria agli Ordini monastico/combattenti del Medioevo. Giosuè diverrà infatti nel racconto biblico il condottiero del suo popolo, il cui genio militare permetterà la conquista della Terra Promessa.
Rimane da spiegare perché Osea, non ancora chiamato Giosuè, rimanga da solo di notte nella Tenda del colloquio con Dio mentre Mosè torna invece all’accampamento.
Forse è la formazione religiosa propria ai monaci/guerrieri che prevede una maggiore inclinazione verso la conoscenza spirituale, in quanto questa deve fungere da guida e orientamento al valore militare.
Comportamento quello di Osea nella Tenda del colloquio che presenta sorprendenti analogie con la veglia d’armi notturna dei cavalieri templari prima della loro investitura.
C’è poi il livello esoterico più alto della Conoscenza religiosa che è quello proprio a Mosè quando da solo, su richiesta dell’Altissimo, entra dentro la nube, raggiunge la vetta del Sinai e dialoga con Lui ricevendone le disposizioni divine.
La nube rappresenta il mistero, l’arcano, il non-conoscibile alla maggior parte dei fedeli e consiste nella Conoscenza metafisica assoluta che solo i Profeti e pochi altri uomini posseggono.

 

Autore: Gaetano Dini
Messo on line in data: Febbraio 2021