IL DILUVIO DI DEUCALIONE E PIRRA di Gaetano Dini

Mitologia dei Greci: il Diluvio di Deucalione e Pirra

Esiodo racconta che il padre Zeus creò una terza generazione di uomini, la stirpe dell’Età del Bronzo, tremenda e potente, cui piacevano le opere di Ares.
Di bronzo erano le loro armi e il bronzo era presente nelle loro case.
Vinti dalle loro stesse opere, questi uomini possenti discesero silenziosi nel regno di Ade.

Riguardo la scomparsa dell’umanità del Bronzo, Esiodo non parla di nessun diluvio mentre la mitologia greca descrive un diluvio cui scamparono solo Deucalione e Pirra.
Deucalione era figlio dello scaltro titano Prometeo, amico del genere umano, e regnava in una regione della Tessaglia.

Aveva sposato Pirra, il cui nome significava la Fulva, la Rossa. Questa era figlia di Epimeteo, fratello di Prometeo, e di Pandora, donna inviata dagli dei al genere umano al fine di causare loro problemi e guai. Pirra era quindi cugina di Deucalione.

Zeus aveva ormai deciso di distruggere la generazione dell’Età del Bronzo a causa delle sue opere turbolente. Prometeo consigliò allora al figlio di costruire un’arca dove mettere tutte le cose necessarie e di salirvi con la moglie.
Arrivò il diluvio scatenato da Zeus e tutta la Grecia fu sommersa dalle acque. Terminato il diluvio, solo Deucalione e Pirra si salvarono. L’arca approdò sul monte Parnaso, che in epoche successive fu consacrato al dio Apollo e alle nove Muse.
Deucalione, sceso a terra, fece per prima cosa un sacrificio a Zeus che riconoscente mandò a lui Ermes, il dio messaggero, invitandolo a chiedere a Deucalione quale fosse la cosa cui teneva di più. Questi rispose che voleva una nuova generazione di uomini.

Zeus ordinò allora ai due sposi di camminare e di raccogliere davanti a se delle pietre e di gettarle poi alle proprie spalle. Così i due fecero.
Le pietre che toccavano terra lanciate da Deucalione diventavano uomini, quelle lanciate da Pirra donne.

Così la Grecia fu popolata da una nuova generazione umana che Esiodo fa vivere nell’Eta del Ferro, la stessa cui appartiene la presente umanità.
Questa epoca post-diluviana descritta nel mito greco corrisponde nella cronologia metafisica indù al Kali Yuga, la fase terminale dell’attuale 7° Manvantara.
Nel mito greco la generazione dell’Età del Ferro discende da Deucalione, figlio di Prometeo, astuto amico degli uomini, e da Pirra figlia di Epimeteo che rispetto al fratello Prometeo è un titano che nel pensiero, nel capire, “arriva dopo”, come dice del resto il significato del suo nome. Epimeteo come titano è quindi lento, sprovveduto e ottuso nel pensiero.
Infatti sua figlia viene chiamata Pirra, la Fulva, la Rossa, il cui colore dei capelli è collegato alla componente argillosa della terra e al sangue.

Pirra e l’umanità che allegoricamente rappresenta, essendo legata alla terra e al sangue coi suoi umori, è vincolata alla materia più che allo spirito.
La nuova umanità creata da Deucalione rappresenta invece un tipo umano dai tratti spirituali più elevati, più nobili rispetto all’altro tipo.
Caratteristiche umane quelle dei due sposi che si trasmettono quindi distintamente nelle due componenti di questa nuova generazione umana a loro collegata.
Una generazione più scelta, più a contatto con gli dei e quindi col cielo, con l’invisibile, è quella di Deucalione; l’altra generazione più grossolana, più dozzinale, legata prevalentemente alla terra, al sangue e quindi alla materia, è quella di Pirra.

A proposito della componente più spirituale di questa umanità, il mito racconta che Zeus portò con se nell’Olimpo una fanciulla che apparteneva ad essa, Protogenia, che significa nel nome nient’altro che “Nata prima”.
Fuor di metafora, questa immagine significa che anche questa nuova umanità del Ferro presenta in sé una componente ancora in grado di interagire con gli dei, il che significa saper ancora mantenere un contatto spirituale con la dimensione dell’invisibile, del superumano.
Nel mito greco caricare nell’arca prima del diluvio tutte le cose necessarie da parte di Deucalione, significa allegoricamente preservare e far confluire nel nuovo mondo tutte le conoscenze, i saperi appartenuti alla generazione dell’Età del Bronzo, nei quali saperi erano confluite e a suo tempo sedimentate le conoscenze delle due generazioni precedenti a questa, quelle dell’Età dell’Oro e dell’Argento.
E l’approdo dell’arca sul monte Parnaso, che in successiva epoca classica sarà consacrato sia ad Apollo, dio del Sole (che rappresentava la conoscenza e dio anche di tutte le arti umane), sia alle nove Muse (che rispecchiavano con le loro arti la magnificenza degli dei, del divino), significa in chiave allegorica che il sapere e la conoscenza delle epoche umane precedenti si è salvato, si è preservato dopo il diluvio confluendo nell’Età del Ferro, anche se col passare del tempo questa conoscenza diventerà prerogativa esclusiva di una classe sacerdotale e circoscritte simbolicamente all’interno di un santuario: quello di Delfi, di cui il monte Parnaso andrà a fare geograficamente da cornice, sia ad esso che all’omonima città.  

 

Autore: Gaetano Dini
Messo on line in data: Dicembre 2019