LE ENTITA’ FATATE IN ITALIA di Asterfairy
Le entità fatate in Italia e i legami con gli Dei Cornuti
Molti di noi sono abituati a concepire le fate come esseri appartenenti esclusivamente alla cultura celtica o al folklore fiabesco. Eppure le radici della parola fata sono di fatto latine e queste creature sono le rappresentanti di antichissimi culti latini e pre-latini della natura.
Sto parlando del culto di Fauno e Fauna/Fata (conosciuta anche come Bona Dea, signora dell’Abbondanza). Queste divinità arcaiche erano potentissime; dominavano sulle stagioni e i suoi cicli naturali ed erano quindi signore del fato, del destino di ogni essere vivente, e in particolare avevano la capacità di profetizzare (da qui il nome Fatui, dal termine fari, “parlare” inteso come rivelazione).
Se vogliamo ricercare una radice comune nel modo in cui la figura della fata italica si manifesta nella cultura europea, possiamo rintracciarla nel mito del Dio e della Dea Cornuti.
C’è un legame implicito infatti tra tutto il popolo fatato della tradizione europea e il culto del dio cornuto “caprino” (e della dea “caprina), rivelato con un’accurata osservazione da Margaret Murray ne Il dio delle Streghe.
La capra ha una doppia natura simbolica: da un lato ella è la nutrice in quanto produce latte, ma nel suo aspetto maschile e selvatico appartiene al mondo ctonio.
Nei miti antichi al fianco della vacca cosmica c’era anche la capra; in questa duplice accezione la ritroviamo anche nelle antiche religioni italiche come animale sacro a Uni che i romani assorbirono nella figura della regina divina Giunone (della capra nutrice resterà traccia nel mito di Amaltea che allattò Zeus). Giunone caprotina era l’aspetto fertile e “sessualizzato” di questa divinità, contrapposto a Giunone lucina, e festeggiata in celebrazioni analoghe a quelle dei Lupercalia ma aperte solo alle donne.
Anche Diana aveva un aspetto caprino (Diana Egina), del resto la capra è stato tra i primi animali da latte ad essere allevata ma anche quella più tenacemente legata alla sua indole selvatica, caratteristiche incarnate dalla Diana italica dei boschi che nella tradizione della stregheria è esplicitamente definita come regina del corteo fatato.

Nell’immagine sopra,
“Pan insegue Siringa” di Hendrick van Balen (1573-1632)
National Gallery, Londra (© it.wikipedia.org)
Il dio caprone è indubbiamente il grande Pan/Fauno, il signore dell’Arcadia, ma in esso confluiscono anche altre grandi divinità della fertilità cornute greco romane e italiche come Dioniso Silvano e Bacco. Essi rappresentano l’istintualità più “cruda” e primordiale, che molti definirebbero oscura nel suo lato distruttivo, una forza che non si può addomesticare.
Questo non significa che la dea capra possieda solo un lato “benevolo”, la differenza a mio avviso risiede nella sua capacità di nutrire attraverso il latte (alimento di cui tutti i fatati sono particolarmente ghiotti).
Sempre in Italia una delle fate nostrane più famose è proprio la fata con zoccoli di capra, la fata sibillina (nominata così per via della sua origine presso i Monti Sibillini). Anche nel resto d’Europa abbiamo figure simili, in cui l’elemento caprino si mescola a quello di altre bestie cornute o con zoccoli, creature che dominano poteri di fertilità, ma anche di morte.
Autore: Asterfairy
Messo on line in data: Dicembre 2025
