INTERVISTE COL MISTERO: The Magic Door

E’ da poco disponibile The Magic Door (clicca qui per la recensione), l’album di esordio dell’omonimo trio formato da Giada Colagrande (regista, attrice, cantautrice), Arthuan Rebis (compositore, cantautore e polistrumentista) e Vincenzo Zitello (il maggiore arpista italiano, compositore e polistrumentista), che ha curato gli arrangiamenti. Pur essendo ascrivibile al folk esoterico, sia per le sue scelte stilistiche che per il concept generale, The Magic Door trae ispirazione anche da sonorità folk britanniche, celtiche, mediterranee e orientali, tracciando una poetica peculiare al di là delle connotazioni, nella quale si collocano le 9 tracce, tutte originali, che compongono l’album.
The Magic Door – dichiarano Giada Colagrande e Arthuan Rebis – è un progetto che attinge a un immaginario mitologico, da tradizioni sapienziali senza tempo. La sua attualità risiede nel mistero imperituro che la Porta Alchemica incarna”.

 

Il disco è, infatti, il risultato del loro personale viaggio attraverso l’archetipo stesso della “Porta Magica” e l’inesauribile immaginario evocato dalle sue epigrafi, dai suoi simboli e dai pianeti cui si riferiscono, conciliando tradizioni sciamaniche, miti arcaici e mondi onirici.
Unico cimelio alchemico in Italia, edificato dal marchese Massimiliano Palombara nella sua residenza, villa Palombara, centro vitale della Roma ermetica del Seicento, la leggenda della Porta Magica trae origine da un particolare aneddoto.
Un pellegrino, identificabile con l’alchimista Francesco Giuseppe Borri, dimorò per una notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l’oro. Il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, ma lasciò dietro di sé alcune pagliuzze d’oro, frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e una misteriosa carta con simboli magici e sette epigrafi che dovevano contenere il segreto della pietra filosofale. Il marchese Palombara fece quindi incidere sulla porta il contenuto del manoscritto con i simboli e le sette epigrafi, certo che un giorno sarebbero stati decifrati. Una leggenda, quella della Porta Magica, che si riverbera nelle 9 tracce dell’album. Il disco si apre con una Intro nella quale Arthuan Rebis, interpretando il marchese Palombara, narra dell’incontro con il pellegrino e della sua sparizione attraverso la porta.
The Magic Door è un omaggio a uno dei più affascinanti e misteriosi cimeli alchemici esistenti, le cui storie e leggende prendono vita attraverso le composizioni originali di Giada e Arthuan, che ne incarnano l’eterno enigma. Il disco vanta infine la collaborazione di Glen Velez, percussionista d’eccezione considerato il maggiore virtuoso e conoscitore di tamburi a cornice.

 

SPAZIOFATATO – Come è nata l’idea di questo disco?

ARTHUAN – L’idea di un concept album sulla Porta Alchemica nasce dall’incontro artistico tra me e Giada e dalla volontà di creare un progetto che potesse unire musica e video, raccontando di simboli universali. Abbiamo deciso di partire dal simbolismo alchemico, uno dei tanti interessi in comune, e di raccontarlo attraverso delle canzoni, estendendo la poetica alle forze che abitano il cosmo, il pianeta e l’uomo. È avvenuto tutto con molta naturalezza.

SPAZIOFATATO – Perché, tra gli innumerevoli monumenti misteriosi, avete scelto proprio la Porta Magica del Marchese di Palombara?

GIADA – La Porta Alchemica di Roma è un monumento a cui sono particolarmente legata, con le sue epigrafi, le sue corrispondenze planetarie, la sua leggenda e i suoi segreti… ci ha permesso di evocare un immaginario molto vasto. Ciascuna delle sette epigrafi che vi sono incise è divenuta il ritornello di una canzone del disco, e fa riferimento a un pianeta, racchiudendo in sé un universo di miti e simboli. C’era un sentiero molto nitido da seguire e il simbolo stesso della Porta ci è sembrato talmente bello e “iniziatico” che è divenuto anche il nome della band.

SPAZIOFATATO – The Magic Door è frutto di un sodalizio tra artisti, ma voi, a livello strettamente personale, avete interessi, o avete avuto
esperienze, in campo esoterico?

TMD – Nonostante proveniamo da esperienze diverse, abbiamo molto in comune: ci interessa l’esoterismo di varie tradizioni e ognuno di noi coltiva delle pratiche spirituali. Quando la spiritualità è così centrale, ogni esperienza di ricerca, condivisione e scambio si proietta in quella dimensione, ogni aspetto della vita diventa inscindibile da quel mondo, che poi è lo stesso di tutti i giorni, osservato con una lente “magica”.

SPAZIOFATATO – I testi sono tutti molto belli e poetici, ma quale ciascuno di voi trova più aderente alla propria sensibilità?

GIADA – Le mie epigrafi preferite sono quelle di “Saturnine Night” e “Water of Mars”, ma il testo che mi appartiene di più è quello di “Venus the Bride”. Non solo perché è il brano su Venere e sul femmineo: partendo da un’immagine iniziale di un’alba dorata dopo una notte tempestosa, in seguito a un’ispirazione fulminea, mentre Arthuan componeva la musica al pianoforte io ho scritto di getto un testo su Venere che esce da una conchiglia e va in sposa a Marte. Il brano ha preso naturalmente una forma molto romantica, nobilitata poi dai bellissimi archi di Vincenzo.

ARTHUAN – “Jupiter’s Dew”. Abbiamo trascorso due giorni sfogliando immagini alchemiche, cercando di scrivere un testo che potesse evocare gli aspetti “espansivi” del pianeta Giove, in contrapposizione all’intimità della rugiada. Abbiamo stracciato vari fogli, e alla fine tutti gli elementi scartati hanno trovato ordine e anima in un sogno che ho vissuto con particolare lucidità. Ricordo nitidamente, l’immagine del pavone, nella foresta dei pericoli, mentre vola verso di me da un albero, occultando la luce del sole e proiettando la sua ombra sul mio corpo.
Un altro testo ricco di opposizioni che creano una forza propulsiva è “Water of Mars”, dove si parla di Marte, ma la spada che impugna è quella della saggezza.

VINCENZO -“Jupiter’s Dew” è forse il brano che trovo più simile al mio stato d’animo attuale. Credo che il significato delle epigrafi sia soggetto a un naturale mutamento che va di pari passo con la percezione dell’uomo nel mutare delle epoche. Il grande segreto sta nella magia del movimento sacro della scrittura latina. Le epigrafi aderiscono al sentire di ogni tempo.

SPAZIOFATATO – Avete progetti per il futuro, in gruppo o individuali?

TMD – Abbiamo idee precise sul prossimo album di The Magic Door. Al momento stiamo facendo concerti di presentazione del primo disco. Si tratta di uno spettacolo con video proiezioni realizzate da Giada e Giulio Donato. Giada girerà presto il suo nuovo film in Brasile, un progetto importante a cui lavora da diversi anni. Mentre Vincenzo Zitello e Arthuan Rebis sono entrambi alle prese con album solisti, collaborazioni e altri concerti.

The Magic Door sono:
Giada Colagrande (regista, attrice, cantautrice,
www.giadacolagrande.com)
Arthuan Rebis (compositore, cantautore, polistrumentista e arpista, arthuanrebis.jimdo.com)
– Vincenzo Zitello (arpista, compositore e polistrumentista, it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Zitello)

Credits:
– Giada Colagrande: testi e musiche, voce.

– Arthuan Rebis: testi e musiche, voce, chitarre, arpa celtica, nyckelharpa, bouzouki, esraj, hulusi, arrangiamenti e programming.
– Vincenzo Zitello: arrangiamenti, arpa celtica, violoncello, viola, violino, flauti, theremin, lama sonora, santur, xaphoon, drones.
– Glen Velez: percussioni.
– Marco Cavanna: contrabbasso.

Sito: http://www.themagicdoor.net 

Facebook: https://www.facebook.com/themagicdoormusic 

Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCGiWWomKY_IeLpHYGgxDKrA