IL MITO DEI CENTAURI di Gaetano Dini
Mitologia dei Greci: i Centauri

Nella mitologia greca i Lapiti erano un antico popolo che abitava in Tessaglia
al pari dei Mirmidoni, il popolo cui apparteneva l’eroe Achille.
Lapite il capostipite di questo popolo era stato concepito col fratello Centauro
da Apollo e dalla ninfa Stilbe figlia del dio pluviale Peneo e della naiade Creusa.
Le Naiadi erano ninfe delle acque dolci.
Lapite era un abile guerriero mentre il fratello Centauro era un essere deforme che decise di vivere assieme ai cavalli accoppiandosi con delle giumente generando così la stirpe dei Centauri metà uomini e metà cavalli.
Secondo un’altra leggenda Centauro era figlio di Issione, un re dei Lapiti, e di Nefele, una nuvola cui Zeus aveva dato fattezze di donna.
Centauro, essere deforme, si accoppiò con le giumente del Monte Pelio in Tessaglia
generando così la stirpe dei Centauri, metà uomini e metà cavalli.
Particolarità dei Centauri era l’esasperare in sè pregi e difetti del genere umano, avendo qualcuno di loro doti di saggezza ma la maggior parte quelle di crudeltà.
Nella mitologia infatti i centauri sono quasi sempre descritti con carattere irascibile, violento, selvaggio, rozzo e brutale e incapaci di reggere il vino.
Solitamente raffigurati armati di clava o di arco di cui erano provetti nell’uso, caricavano i loro nemici emettendo urla spaventose.
L’origine del mito può essere ricercata in antiche tribù semi-primitive dedite all’addomesticamento, all’allevamento e addestramento degli equini selvatici e questi popoli, quasi sempre a cavallo, furono trasformati poi dalla fantasia greca in genìe mitiche di esseri ibridi che univano in sé il cavaliere e la cavalcatura.
Dalla Grecia questa figura mitologica passò nella mitologia romana fino a trovare posto nei Bestiari del Medioevo.
La loro immagine con l’infallibile arco scelta come stemma da famiglie nobili, indicava la capacità di queste famiglie di colpire i nemici.
Le raffigurazioni di Centauri erano associate anche alle figure degli eretici considerati dalla Chiesa medievale metà cristiani e metà pagani.
Il loro obiettivo di caccia era una colomba o un cervo, entrambe figurazioni simboliche dell’anima, facile preda di pensieri sacrilegi.
Anche Dante tratta dei Centauri, posti per legge del contrappasso nel XII canto dell’Inferno come custodi e sorveglianti delle anime dei violenti in vita contro il prossimo.
Il loro nome mitologico rimane attuale ancor oggi: viene portato com’è dai motociclisti.
Come nel mito greco il corpo dell’uomo e quello del cavallo si fondevano perfettamente, così accade oggi col motociclista in sella alla propria moto.
In entrambi i casi siamo di fronte a una simbiosi figurativamente inscindibile.
Autore: Gaetano Dini
Messo on line in data: Ottobre 2025
