LA ROMA DEI TEMPI ARCAICI di Gaetano Dini

Nascita della città di Roma

Per alcuni storici Roma non è nata da un atto di fondazione ma dalla progressiva riunione di villaggi sparsi posti lungo le falde dei monti e dei colli vicino all’isola Tiberina, zona di guado del Tevere dove già dall’età del bronzo transitavano i pastori con il bestiame durante la Transumanza. Nell’età del bronzo si era infatti formato non lontano dall’isola Tiberina un punto di incontro per il mercato del bestiame e del sale (il futuro Foro Boario).
In seguito alla costruzione in loco di recinti ed empori vari, sono sorti i primi villaggi sulle falde dei monti e colli circostanti che col passare dei secoli sono confluiti in un unico centro abitato chiamato Roma.

Le Prime Tribù
Nella Roma arcaica c’erano tre tribù. I Ramnes erano la tribù più antica stabilitasi nel sito romano, ma erano di origine latino/albana provenienti dal Latium Vetus (vedi il mito di Romolo e Remo originari di Alba Longa). 
Questa tribù deriva forse il proprio nome dal termine etrusco Rumon (fiume) quindi per Ramnes si devono intendere “gli Abitanti del fiume, i Fluviali”. Dal termine Ramnes deriva in seguito quello di Romani.
C’erano poi i Tities, di origine sabina, arrivati successivamente ai Ramnes, e i Luceres, di probabile origine etrusca, arrivati per ultimi.
Gli storici di settore hanno evidenziato il lungo regno di ognuno dei 7 re di Roma, fatto questo poco realistico e quindi messo storicamente in discussione. Può essere che i primi 4 re di Roma siano stati leggendari e siano storici solo gli ultimi 3 re etruschi, i Tarquini, quando a Roma predominavano famiglie patrizie di origine etrusca.

La religione
La religione romana storica è classificata come pagana, consistente in un pantheon di dei romani maggiori e minori con innesti successivi di alcuni dei greci, traci e mediorientali.
Prima di questa c’era un altra forma di religione, l’Animismo. Le antiche popolazioni laziali e italiche, immerse come erano in un mondo agreste, adoravano la natura, cioè le pietre, gli alberi, le sorgenti, i ruscelli, i boschi, gli animali. 
Veneravano gli spiriti protettori della casa e dei campi (chiamati poi Lari o spiriti degli antenati) e gli spiriti protettori delle provviste domestiche e della famiglia (chiamati poi Penati).
Con l’urbanizzazione delle popolazioni ed il formarsi di città sempre più grandi, quel mondo silvestre popolato da spiriti immanenti, pian piano si affievolì.
Assursero d’importanza i grandi dei antropomorfi che andarono a costituire il pantheon romano classico e gli spiriti protettori della natura e della famiglia furono relegati al rango di dei minimi, minuti, la cui sfera d’influenza si esercitava ormai solo sulle piccole azioni quotidiane e sui luoghi di campagna, secondari per importanza a quelli di città. In ogni caso quell’Animismo antico continua ad investirci ancor oggi con la sua potente carica suggestiva.

Nell’immagine sopra,
“Romolo e Remo raccolti dal pastore Faustolo” di Pietro da Cortona (1596-1669)
Moseo del Louvre, Parigi

Le mie considerazioni sugli antiche re romani
Romolo può rappresentare il periodo arcaico in cui tra le 100 Gentes Originariae che fornivano ognuna un Pater (Senatore) per il Consiglio degli Anziani (Senato) stava predominando la Gens Romilia, facente parte della Tribù dei Ramnes. Numa Pompilio può rappresentare il periodo in cui si registra il predominio di famiglie patrizie di origine sabina.
Tullo Ostilio è un re di origine romana come Romolo e può rappresentare il periodo successivo, in cui predominano di nuovo su Roma le famiglie patrizie dei Ramnes di arcaica origine latino/albana, in particolare tra queste la Gens Hostilia.
Anco Marzio è un re sabino, nipote di Numa. La famiglia patrizia dominante ora potrebbe essere quella Marcia di origine sabina appartenente alla stessa cerchia di famiglie sabine predominanti all’epoca di Numa Pompilio.
Allegoricamente la figura del romano Romolo può rappresentare il periodo arcaico in cui si sviluppa il centro abitato di Roma con la sua organizzazione cittadina.
La figura del sabino Numa Pompilio può rappresentare il periodo del perfezionamento giuridico urbano, con l’adozione di leggi specifiche e l’istituzione degli ordini sacerdotali.

Quello del romano Tullo Ostilio può rappresentare il periodo delle conquiste belliche di Roma a scapito delle città limitrofe molti dei cui abitanti, deportati a Roma, andavano a ingrossare le fila della Plebe urbana.
Infine la figura del sabino Anco Marzio può rappresentare il periodo del consolidamento urbano, con lo sviluppo delle attività artigianali, mercantili e la relativa floridezza economica.
La triade indeuropea delle tre Funzioni, quella dell’Attività Guerriera, quella dell’Attività Sacrale/Sacerdotale e quella dell’Attività Agricola/Commerciale trova quindi la sua compiuta realizzazione nel simbolismo delle figure di questi quattro re.


Autore: Gaetano Dini
Messo on line in data: Aprile 2022