I TAROCCHI MOTIVAZIONALI (TREDICESIMA PARTE) di Carlo De Rossi

La Morte

L’uomo muore sempre prima di essere completamente nato (Eric Fromm)

Il tredicesimo archetipo, chiamato anche arcano senza nome, può suscitare preoccupazione o malessere, data l’immagine della morte che, munita di falce, si fa largo tra corpi o parte di essi. Tutto ciò che è in superficie, viene reciso. La forza motrice della lamina è nel suo messaggio evolutivo; non è possibile crescere senza sopprimere atteggiamenti o pensieri bloccanti. Ed è proprio la paura del cambiamento a chiamare in causa la Morte: ciò che non ci appartiene viene tagliato, soprattutto vecchie consuetudini, vecchie relazioni, ruoli non più funzionali. E’ l’arcano della trasformazione per eccellenza. Le membra sparse al suolo rappresentano la frammentazione dell’Ego che, per rinnovarsi, è costretto a lacerarsi, ad accettare una transizione necessaria e rigenerante. Nel percorso evolutivo, la Morte si colloca nel centro, come a voler significare un passaggio, una porta verso un altro stadio, una nuova consapevolezza. Lo stesso numero tredici indica la rottura dell’armonia, incarnando il caos, interrompendo la ciclicità a favore di una trasformazione radicale. Lasciamo la parola alla Morte (e a Jodorowsky):

“Grazie a me tutto diventa polvere e tutto affonda. Ma non penso che sia una tragedia.
Faccio della distruzione un processo di grande splendore.
Aspetto che la vita si manifesti fino a raggiungere il massimo grado di bellezza,
e allora arrivo per eliminarla con la sua stessa bellezza.
Quando giunge al limite della crescita, comincio a distruggerla
con lo stesso amore che era stato impiegato per costruirla.
Che gioia! Che gioia incommensurabile!
La mia distruzione permanente apre la strada alla costante creazione.
Se non c’ è fine, non c’ è inizio.
Sono al servizio dell’ eternità. Per ottenerla , devi accettarmi
e devi combattermi contemporaneamente,
perché in fondo non esisto, esiste soltanto la vita,
vale a dire il cambiamento.
Se ti abbandoni alla trasformazione,
diventi il padrone dell’ attimo fuggente
perché lo vivi nella sua intensità infinita”.

 

Durante il rispecchiamento, le domande che l’arcano suggerisce riguardano il cambiamento, o la paura di esso.  Quale parte di te viene trasformata? Cosa è necessario chiudere?  Hai paura delle novità? Fai fatica ad evolverti come vorresti?
Lo step successivo, prettamente immaginativo, riguarda la proiezione verso il rinnovamento avvenuto. Durante il consulto, sarebbe ottimale identificarsi con la Morte stessa, andando ad agire direttamente con la ‘falce’ della scelta, tagliando ciò che non ci aggrada o non ci rappresenta. E’ un invito a cambiar vita, traiettoria, obiettivi. Naturalmente, ogni trasformazione porta con sé dubbi, sacrifici, paura. E non sempre è indolore il dover abbandonare la zona di comfort o quelle certezze che, spesso, risultano illusorie.
Ecco che, con l’estrazione della Morte, siamo chiamati a far cadere le illusioni, risvegliando quella parte di noi più idonea ad affrontare il futuro. Si può considerare a tutti gli effetti un rito di passaggio: celebra il distacco, l’evoluzione che si manifesta in tutte le fasi di passaggio della vita. La filosofia che permea la carta è ‘lasciar andare’, modificando la personale visione delle cose. Infatti, nei Tarocchi, la Morte viene preceduta dall’Appeso dove siamo chiamati ad osservare la situazione da altre angolazioni. Questa fase, per molti, è vissuta come punitiva o sacrificale, senza considerare che si tratta di una grande opportunità di autoconoscenza: il tutto viene interiorizzato per rendere sacro il qui e ora (sacrificio significa rendere sacro), anche se apparentemente non ne abbiamo il controllo. Proprio per questo la carta è ci guida verso nuovi livelli di coscienza. 



Autore: Carlo De Rossi
Messo on line in data: Aprile 2022