I TAROCCHI MOTIVAZIONALI (DICIANNOVESIMA PARTE) di Carlo De Rossi
Il Sole
Quando ti rivolgi verso il Sole, le ombre cadono sempre alle tue spalle
Helen Keller
Sotto il sole di questo Arcano, paterno e rassicurante, possiamo vivere un momento di pienezza e soddisfazione, integrando le varie parti della personalità grazie ad una luce chiarificatrice e unificante.
Gli ostacoli vengono superati, il buio sconfitto, i dubbi sciolti dalla forza creatrice che “s’impadronisce dell’individuo come di un oggetto e lo adopera come strumento o espressione” (Jung); siamo quindi in uno stato di ebbrezza che pacifica Apollo e Dioniso (i due bambini raffigurati?), l’ordine e il caos, la razionalità e l’istinto.
La diade unificata ci chiede quali precetti guidano le nostre vite perché il Sole, come un padre severo, può “scottare la coscienza”: la dimensione nutritiva dell’astro è temporanea, transitoria, proprio come il moto della stella centrale del nostro Sistema.

E’ bene quindi cogliere l’attimo, allineare mente e corpo (nello yoga il Saluto al Sole viene praticato al mattino per connettersi con l’energia solare, considerata fonte di crescita e vitalità) e metterci in ascolto del Padre, del nostro genitore interiore, delle nostre istanze psichiche.
Durante un consulto, ci rivolgeremo a nostro padre, se le condizioni emotive lo permettono, senza pressioni e forzature. Cosa non gli abbiamo detto? Cosa vorremmo dirgli? Cosa ci ha insegnato? In cosa è stato carente?
Nella numerologia karmica, il 19 è il numero del “Condottiero di Luce” e simboleggia l’attivazione del cuore e il superamento dell’ego per diventare una guida (o il padre di noi stessi). Il Sole quindi è una carta che invita alla responsabilità, partendo dalla descrizione di ciò che si vede. Di seguito, l’auto-narrazione di una consultante:
L.: “Ci sono due bambini che si fanno il solletico e sudano.. come energia che si perde e che va in alto con le gocce. Forse il Sole sta togliendo le negatività ai bambini. Sembra che uno dei due stia scivolando in acqua e l’altro lo tiene. Si, non si fanno più il solletico perché uno è in difficoltà.”
Io: “In quale dei due potresti immedesimarti?”
L.: “In quello di destra. Solitamente sono io che mi do da fare. Anche con mia sorella che è sempre nei casini.”
Io: “Hai solo una sorella?”
L.: “No, anche un fratello”
Io: “Potrebbe essere lui uno dei due?”
L. sta in silenzio per un po’, mi accorgo che ho toccato un tasto dolente e mi fermo. Chiedo cos’altro vede.
L.: Un muro. Un muro fatto con mattoni diversi. Come se fossero Lego. Sono stati i due bambini a farlo, forse per nascondersi. E’ che preferiscono stare lontani da chi potrebbe far loro del male.
Io: “Chi potrebbe far loro del male?”
L. “I genitori”
Ci fermiamo, le faccio leggere un passaggio di Jodorowsky sul Sole.
“Guardate quanto è basso il muro che vi separa da me. L’ ho concepito
così perché tutti possiate scavalcarlo, è un gioco da bambini.
Al calore dei miei raggi conoscerete l’ affetto vitale, nudo, sincero.
Sono la soluzione a tutte le difficoltà.
Sono l’ occhio puro e, nello stesso tempo, il riecheggiare del primo
grido. Quella che chiamate oscurità è soltanto l’ oblio della mia luce,
del mio amore sempre presente.
Annuncio senza mai fermarmi la fine
della notte.”
L. qualche giorno dopo mi chiama e mi racconta del fratello disabile, un fratello che lei non ha saputo comprendere né aiutare per via di un blocco, di un rifiuto. Essendo lei e la sorella più grandi di lui, da piccole facevano le “mamme”; i genitori, che lei definisce “menefreghisti”, prima di separarsi lo misero in una Comunità distante parecchi chilometri. Dice che è da molto tempo che non vede il fratello.
Autore: Carlo De Rossi
Messo on line in data: Dicembre 2025
