I TAROCCHI MOTIVAZIONALI (SECONDA PARTE) di Carlo De Rossi

Il Matto

Il Matto è l’Arcano zero e rappresenta l’eterno cercatore.
Nel mazzo di Marsiglia, l’aspetto del viandante è trasandato e ha un bizzarro copricapo, simile a quello dei giullari (e questo ha influenzato le carte da gioco). Non sappiamo dove si stia dirigendo; è seguito da un animale la cui zampa è appoggiata alla gamba, come a volerlo trattenere. O forse lo sta aggredendo. Ha un bastone e un fagotto giallo sulle spalle il cui contenuto ci è ignoto. Come per ogni Arcano, siamo nel campo delle ipotesi e delle proiezioni.
Possiamo solo immaginare la meta e dare la nostra interpretazione al Matto. Jodorowsky, facendolo parlare, scrive: “Lasciati possedere da uno spirito più forte del tuo, da un’energia impersonale. Non si tratta di perdere la coscienza, ma di lasciare parlare la follia originale, sacra, che sta dentro di te. Smetti di essere il testimone di te stesso, smettila di osservarti, sii attore allo stato puro, un’entità in azione”.
Sarebbe alquanto fuorviante assegnare un significato univoco alla carta. Nella letteratura ‘divinatoria’, si legge che il Matto è impulso vitale, liberazione, fuga, nuovo inizio. Di contro, impulsività e immaturità. Sul versante psicologico, è la scelta di sottrarsi alle regole, di escludersi volontariamente oppure, di una emarginazione forzata. Per ognuno di noi, il Matto è la rappresentazione di una personale visione legata alla follia. Qualcosa da cui tenersi lontani o qualcosa che sovverte le regole e garantisce libertà.
Di seguito, la descrizione della carta da parte di una donna, Paola P.:

Questo signore è un giullare che gira di corte in corte per far divertire i suoi clienti o le persone che lo ospitano. Ha un piccolo fagotto. Quasi come se si portasse l’esperienza precedente per far fruttare la successiva. E rimetterla dentro. E’ di bassa statura e ha un bastoncino per camminare. Anzi, è un bastone che gli permette di scovare cose tra i cespugli, nascoste alla sua vista. Deve diradare le foglie dei cespugli per trovarci qualcosa. Ha un cagnolino fedele che si appoggia sulla sua gamba. Mentre il cane è fedele e lo insegue, lui è incurante. Non mi sembra un tipo che risponde alla fedeltà. Come se girasse le spalle a chi tiene a lui. Mi sembra abbastanza scaltro. Guarda sempre avanti. Non gli interessa molto degli altri. Ha i campanelli per attirare l’attenzione”.

Ricordo che l’immaginazione attiva è una delle modalità possibili per entrare in rapporto con il proprio inconscio e favorire il processo di individuazione. Questo processo permette l’affioramento di parti sconosciute della personalità che, dopo essere state comprese, possono essere integrate. Nel caso della descrizione di Paola, troviamo spunti interessanti per l’esplorazione dei propri vissuti (pochi giorni dopo l’autolettura, fu lei stessa ad ammettere che il Matto le ricordava la tipologia di uomini incontrata lungo il cammino, e la conseguente delusione rispetto alla loro infedeltà o alla difficoltà di costruire legami).
Vediamo il seguente schema proiettivo, schema che useremo dopo aver incontrato i 22 Arcani, e che è presente nel mio manuale:

Visualizzazione dell’Arcano                     Domande dell’Arcano

                       Moduli Limitanti                                           Autorealizzazione/Integrazione

Durante i miei consulti tarologici ho incontrato persone che avevano difficoltà a entrare in relazione con le immagini e a raccontare una storia con gli Arcani. In questo caso, è necessario non forzare la mano e non mettere in bocca ai ‘narratori’ pensieri o parole per ovviare ai silenzi. Lo spazio meditativo ha la stessa valenza di un racconto, grazie al simbolismo delle carte e al loro potere di aprire ‘canali’. Il consultante è comunque stimolato dalla visualizzazione dell’immagine che, radicandosi in lui, agevolerà esperienze trasformative. Anche in solitudine quindi, è possibile entrare in contatto con l’inconscio; osservando la carta, si entrerà in una sorta di autoipnosi che farà liberamente fluire le sensazioni.
Al momento, avendo a disposizione un solo Arcano, ci limiteremo alla prima fase del processo, ossia quello della visualizzazione. Come spiega bene Matteo Di Pascale, un designer che ha disegnato un mazzo di carte (Intùiti Creative Cards) partendo dai tarocchi e seguendo i dettami della Gestalt, sapere a memoria i significati dei Tarocchi non serve; bisogna immergersi nei simboli e capire cosa potrebbero rappresentare per noi.

Passiamo alla carta del Bagatto, la prima lama dei Tarocchi. Tralasciamo il significato che molti testi attribuiscono (abilità, slancio creativo, energia) e proseguiamo con il rispecchiamento:

Vedo un uomo triste nei suoi abiti colorati. Forse nascondere il suo malessere cercando di sprigionare allegria tramite quelle stoffe. E’ al lavoro, è un artigiano. Lo si nota dal banco di lavoro e dagli oggetti sopra di esso. Sembrano gioielli. Tiene in mano un attrezzo. Sì, è un orafo e sta cercando di creare il più bell’ anello mai esistito per la sua amata che, purtroppo, l’ha rifiutato. Ecco perché è così triste e volge lo sguardo verso l’uscio della sua bottega nella speranza che lei compaia per poter vivere felici e contenti”.

Questa descrizione di Isabella L. ci permette di cogliere alcune sensazioni significative: tristezza, desiderio, rifiuto.
Mettiamo da parte queste “tracce psichiche” (per Jung era importante far emergere i contenuti dell’inconscio senza doversi affrettare a cercare una spiegazione logica) e lasciamo che la consultante si esprima, estraendo altre carte (come da schema, quattro). La storia, grazie alla stesura di altri Arcani, viene ampliata, diventando terreno fertile per lavorare sulle proiezioni.

 

Autore: Carlo De Rossi
Messo on line in data: Dicembre 2018