I TAROCCHI MOTIVAZIONALI (NONA PARTE) di Carlo De Rossi

L’Eremita

 

Si è portati a immaginare gli eremiti come individui strani e solitari,
ma i luoghi comuni, come sempre, non servono a nulla.
Sono persone che hanno viaggiato moltissimo, hanno affrontato
pericoli di ogni sorta e non rifiutano
 il contatto con il mondo,
semplicemente, il mondo, se lo sono lasciato alle spalle

(Espedita Fisher)

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Tra la Giustizia che precede e la Ruota che segue, l’Eremita si colloca come lamina di trasformazione profonda nel percorso evolutivo degli Arcani, suggerendo una compensazione tra l’autocontrollo e l’esplorazione dei possibili Sé futuri e offrendo al consultante – in un ideale sviluppo dell’Io – un nuovo livello esistenziale, un consapevole incremento delle capacità valutative e un necessario distacco dalla dimensione materiale. L’azzurro del manto, indice di spiritualità e di isolamento produttivo, è anche il colore dell’intelligenza e della verità, quella stessa verità che l’Eremita ricerca con la lanterna, strumento che agevola il processo di individuazione: la costruzione di un’identità propria impone una rottura con l’ambiente circostante e una indipendenza di pensiero che diventa dinamismo interiore. 

 

“Tra la Vita e la Morte, in una crisi continua, tengo accesa la mia lanterna, la mia coscienza. Mi serve, ovviamente, per guidare i passi di chi mi segue lungo la via che ho aperto. Ma risplende anche per segnalare me stesso: ho portato a termine tutto il lavoro spirituale che dovevo fare. E adesso, oh mistero infinito, vieni in mio aiuto. Piano piano mi sono liberato da ogni vincolo. Non appartengo più ai miei pensieri. Le mie parole non mi definiscono. Ho sconfitto le passioni: libero dal desiderio, vivo nel mio Cuore come in un albero cavo. Il mio corpo è un veicolo che vedo invecchiare, passare, svanire come un fiume inarrestabile. Non so più chi sono, vivo nella totale ignoranza di me stesso. Per arrivare alle Luce, mi addentro nell’oscurità. Per arrivare all’estasi, coltivo l’indifferenza. Per arrivare all’Amore per tutto, mi ritiro nella solitudine. E lì, nel più remoto angolino dell’Universo, apro la mia Anima come un fiore di Luce pura. Gratitudine senza pretesa, l’essenza della mia conoscenza è la conoscenza dell’Essenza.” (A. Jodorowsky)

 

La conoscenza è qui elemento purificatore perché rimuove dogmi, preconcetti e convinzioni e lo sforzo ascetico, permanente e continuo, è rappresentato dal non fare, dallo slancio meditativo del qui e ora.  Negli Arcani precedenti, il protagonista del nostro cammino aveva forgiato il proprio carattere attraverso sfide (il Bagatto), con l’impronta del codice genitoriale (Imperatore, Imperatrice) e il relativo impianto valoriale (Papa, Papessa), scegliendo il proprio destino (Il Carro) e facendo i conti con la propria etica, la propria condotta (la Giustizia); entrando nel IX Arcano, lo sguardo è rivolto alla propria essenza, immerso in un tempo sospeso tra ricordi e proiezioni, in un’immobilità catartica (L’Arcano è l’immagine simbolica di Saturno o Chronos, il signore del tempo che, nella mitologia greca e romana, divorava i suoi stessi figli man mano che venivano al mondo). In questa perfetta pienezza, il pensiero è circolare: come Diogene che cercava l’uomo con la sua lanterna, l’Eremita cerca la verità assoluta, che di per sé è pura illusione. La circospezione e l’accortezza nello svelamento e nell’assunzione di certezze, essendo la verità relativa, cioè ricorsiva e limitata, non può che risolversi nella prudenza, cioè in uno dei significati dell’Arcano (Eliphas Lévi). La circolarità è un perpetuo giro di ruota – come l’Arcano successivo testimonia – e quello che ci suggerisce l’Eremita altro non è che un rinnovamento delle logiche interpretative: se tutto è relativo, la ricerca (e la verifica) non può concludersi. 

In un’estrazione singola, l’Eremita ci domanda se il nostro raccoglimento è utile, se stiamo facendo luce su situazioni scomode e su possibili vie d’uscita. Se il ritiro serva a far tesoro delle esperienze o se è una fuga dalle contrarietà. Se immaginiamo di utilizzare l’Arcano in una stesura – ad esempio nella croce semplice – la  sua posizione sarà indicativa:

 

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L’Eremita potrà essere a favore di un processo introspettivo e di una ricerca spirituale, ma contro un’indipendenza che ha i connotati della tracotanza e della superbia. Potrà fotografare una situazione, come nel rispecchiamento che segue, in cui Enrico S. ha immaginato di essere il personaggio della lamina. Ecco la trascrizione del suo soliloquio: 

Forse mi sto allontanando dai miei doveri, dagli obblighi. E’ che ho capito che c’è altro oltre al lavoro. Vorrei che qualcuno mi seguisse… ho tanto da dare e ho sacrificato molto. Ho sacrificato gli anni migliori. Mi vedo vecchio ma pieno di esperienze. La solitudine non mi spaventa… Mi sento zingaro, esiliato. Non so cosa sto cercando. Forse un maestro o… forse il maestro sono io e quindi non cerco più nulla. Vorrei solo sedermi e stare in silenzio. 

La Sentenza, che io chiamo Proiezione, potrebbe risultare poco apprezzabile per la sua vaghezza, o allusività. L’essenza dell’Arcano è nell’analisi, nell’ascolto, nel ritorno in se stessi per comprendere il senso del percorso compiuto: la risposta, se di risposta possiamo parlare, è nel passato, nelle parti poco illuminate del nostro inconscio.   

 

Autore: Carlo De Rossi
Messo on line in data: Febbraio 2021