ALBERTO MAGNO di Pinuccia Cardullo

Alberto Magno nacque a Launingen an der Donau, oggi in Germania, nel 1193. Studiò a Padova dove, intorno al 1223, si unì all’ordine dei Domenicani. Completati gli studi, si mise ad insegnare a Padova, poi a Bologna e in Germania. Nel 1245 insegnò all’Università di Parigi come docente di teologia.
Uomo di grande cultura, scrisse commentari sulle opere di Aristotele e si cimentò con la scrittura di un’unica opera che comprendesse tutte le conoscenze: scienze naturali, astrologia, metafisica, matematica…
Divenne vescovo di Ratisbona, insegnò teologia a Colonia, dove ebbe come alunno S. Tommaso d’Aquino.
In quella stessa città morì nel 1280. Venne beatificato nel 1622, proclamato santo da papa Pio XI nel 1931

Fu il più insigne alchimista della sua epoca e figura di spicco delle scienze naturali del XIII secolo. Profondo conoscitore di Avicenna e Averroè, fu studioso e commentatore dei loro scritti basati su traduzioni fino ad allora sconosciute al mondo occidentale. Fu importante la sua opera di sintesi fra il pensiero cristiano e la filosofia antica, in particolare fra quella aristotelica e quella scolastica cristiana. Si deve ad Alberto Magno il tentativo di compromesso tra la magia e la teologia cristiana. Sempre a lui siamo debitori delle definizioni di vari tipi di magia, che ancora oggi comunemente usiamo.

Esisteva una magia “diabolica”, la magia nera, capace i evocare forze demoniache con il ricorso a malefici ed incantesimi, retaggio di antichi culti pagani.
Negli scritti teologici egli avvicinò alla magia nera anche la “magia ermetica”, che faceva riferimento alle virtù occulte di talismani, amuleti e di piante in una continua interazione tra macrocosmo e microcosmo. Alberto era, non si può dimenticare, un uomo di chiesa; doveva quindi guardarsi da possibili accuse di eresia e non poteva facilmente accettare l’uso di simulacri e oggetti, che ricordassero troppo riti pagani di un mondo senza Dio.
La “magia bianca”, o “magia naturale”, invece, si basava su principi e manifestazioni della natura e sull’influenza degli astri. Era quella stessa magia praticata dai tre Magi, quei tre sapienti arrivati ad onorare Gesù appena nato. Anche l’alchimia rientrava in questa visione del mondo: era l’arte che consentiva di imitare la Natura – parte di un universo armonico creato da Dio – riproducendone gli immutabili meccanismi.

 

 

 

Autore: Pinuccia Cardullo
Messo on line in data: Febbraio 2001