CIBO E SESSO di Rossana Tinelli

C’è una stretta correlazione tra cibo e sesso. La scienza psicologica ha rilevato due generi di impulsi primari (o istinti): l’impulso a conservare la specie e l’impulso all’auto-conservazione individuale. Il sesso provvede alla sopravvivenza della specie e il cibo provvede alla sopravvivenza dell’individuo.
La psicanalisi afferma che quando l’impulso a conservare la specie non può esplicarsi mediante la funzione sessuale: esso si “appoggia“ all’impulso che realizza l’autoconservazione. Vale a dire: si sostituisce il sesso col cibo. Spesso questo “appoggio“ provoca casi estremi come la bulimia, cioè l’aumento anormale della sensazione di fame, il senso di nevrosi prodotta da frustrazione sessuale.

Il modello che permette di trasformare l’inappagato desiderio sessuale in appagabile desiderio di cibo risale alla primissima infanzia, quando la sessualità, già presente ma priva di possibilità di esplicarsi nel suo modo specifico, si esplica attraverso la funzione alimentare; Freud ha chiamato “orale“ questa fase della sessualità, perché si svolge con la bocca e nella bocca, l’organo destinato ad assumere il cibo. Il cibo in questa fase è il latte materno, quasi una “parte“ della madre che il lattante ingerisce in ogni poppata. Ecco dunque che con la madre abbiamo una donna-oggetto che viene “mangiata“ da chi non può usarla sessualmente.


A livello storico-culturale, cioè dal punto di vista di una scienza storica e non naturale come lo è la psicanalisi, la donna che rinvia significativamente alla relazione sesso-cibo non è la madre, ma è la sposa. Nel contesto matrimoniale, quello per cui si prende moglie per avere figli, la donna e il cibo sono due valori esistenziali che si integrano a vicenda in quella che possiamo chiamare la lotta per la vita: la donna garantisce la sopravvivenza di una collettività e il cibo garantisce la sopravvivenza di ogni membro della collettività. In questo periodo di feste dove il cibo abbonda si dovrebbero usare degli accorgimenti per creare delle cene “magiche“.

Secondo una credenza che risale alla mitologia greca, molto importante in una cena romantica è il centrotavola.
Si racconta infatti che Giunone, moglie di Giove, usò il centrotavola formato da una frutta molto bella per riconquistare Giove, che si era innamorato di una giovanissima Ninfa. Secondo la parapsicologia gli elementi naturali di un centrotavola (fiori, frutta, ma anche spighe di grano) captano i pensieri di chi si ama e li trasmettono alla persona amata. I fiori consigliati sono rose, gardenia, ortensia, gladiolo. Sotto il centrotavola dovrebbe essere sistemato un pizzo, anche piccolo, perché, secondo certe credenze, imprigiona i sentimenti del partner.

Per ciò che riguarda il cibo, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, per una cena di questo tipo la cucina deve essere il più possibile semplice, legata alla terra e ai suoi frutti: la cucina mediterranea, con la pasta condita con il pomodoro fresco, l’olio di oliva, il basilico, la salvia, le altre erbe dell’orto. Pane anche integrale, patate, pesce ai ferri come secondo piatto, carne ai ferri condita con erbe. Frutta in abbondanza anche esotica, perché il kiwi e il mango sono molto adatti. Come dessert, crostate di fragole o di ciliegie: secondo antiche credenze sono il simbolo dell’unione matrimoniale, della fertilità.

L’importante è che queste cene siano non solo preparate, ma anche pensate con amore, con molta concentrazione di pensieri sulla persona amata. Bisogna vedersela davanti, nella mente, quando si prepara la tavola, quando si cuociono i cibi. Le cose materiali, spesso, aiutano il pensiero a trasferirsi sulla persona amata e a cercare di dare un tocco di giovialità ad anniversari, compleanni: insomma, a tutte quelle feste che sanno di speranza.

 

Autore: Rossana Tinelli
Messo on line in data: Agosto 2008