GEOMETRIA OCCULTA: L’EDELWEISS DI MANTOVA di Gaetano Barbella

Riflessioni sulla morte 

Chi crederà che la morte
può vincere se stessa?
Però, io vi dico che l’artefice
è l’amore, come l’edelweiss
il “belfiore” alpino or di Mantua,
ma di un martire lì dimenticato:
il tirolese patriota, Andreas Hofer.

Da quel fiore s’ode il suo canto:
“Zu Mantua in Banden
der treue Hofer war”
[“Il fedele Hofer era
a Mantova in catene”].

 

Un fatto di cronaca del 7 febbraio 2007: la sepoltura rinvenuta nel mantovano
Credere che la morte vinca se stessa può sembrare incredibile, a meno che se ne colgano i possibili segni attraverso le impressioni al cospetto di visioni singolari da cui risalta prepotente un’innegabile alea di vita esclusivamente legata al potere dell’amore. L’amore, che si vuole immortale, a tal guisa non abbandona l’essere umano dopo morto, specie coloro che in vita si fecero ricettacolo della sua preminenza ponendola in trono.

Gli antichi Egizi, che avevano sacro rispetto e venerazione della morte, collocavano ritualmente nel cuore dei defunti un oggetto raffigurante lo scarabeo sacro, appunto sacro simbolo dell’amore a  ragione del suo impegno, perché non fossero preda del male ultraterreno. Nella fattispecie di insetto, come si sa, lo scarabeo fa rotolare palle di escrementi enormi al suo paragone per mettere da parte del cibo provvidenziale.

E deve essere stato in qualche modo così, anche per i due scheletri umani rinvenuti il 7 febbraio da poco trascorso a Valdaro, alle porte di Mantova nel corso di uno scavo archeologico attorno ad una villa romana. Ai due archeologi bresciani che curavano lo scavo, come si sa dalla cronaca, apparvero con sorpresa i due solennemente abbracciati fra loro. Le fronti quasi si toccavano intrecciati gli sguardi e le gambe, una mano che ancora lasciava immaginare il gesto di un’ultima carezza sul viso. Si è scoperto poi che quel meraviglioso abbraccio durava da ben seimila anni, si era nel Neolitico. Un Romeo e Giulietta della preistoria, subito è stato detto in modo corale da molti al cospetto dello scenario in questione. E lo scalpore non ha avuto confini, espandendosi velocemente grazie ai mass media. Un servizio è andato persino in onda su Al Jazeera.

Ed ora pongo questa domanda: la doppia sepoltura suddetta («bìsoma» direbbero gli archeologi) è senza dubbio sconcertante per la scienza, ma solo per essa, che per altro non terrà mai conto del potere dell’amore? E sia pure, tralasciando il lato umano che, al cospetto di altri contrari effetti, non fa che smorzarne i benefici dell’amore da me rilevato persino poetando.
Ebbene, non può essere che “scavando” la terra in un altro modo si possano far “emergere” “scheletri” d’ogni sorta tali da produrre squarci significativi nel mistero della vita sulla terra?

Scarica il file in formato .pdf  Edelweiss di Mantova

 

Autore: Gaetano Barbella
Messo on line in data: Aprile 2007
Apparato iconografico a cura dell’Autore.