GEOMETRIA OCCULTA: MELENCOLIA (PARTE TERZA) di Gaetano Barbella

La geometria composita di Melencolia I. L’uovo dei filosofi

Ricordate la frase della storiella di Alice, Dietro lo specchio di Lewis Carrol, detta all’inizio? Alice dice: «Come sarebbe bello poter entrare nella Casa dello Specchio!»
Era un mio argomentare per lasciare intendere come affrontare l’arcano di Melancolia I, immaginando che per l’autore di quest’opera a bulino, era una certa visione interiore che si delineava allo stesso modo, come se fosse un’immagine riflessa. Ma per Dürer, lo specchio doveva essere solo l’intermediario neutrale alle due realtà in relazione fra loro. Lo specchio che lui prediligeva doveva essere un quadrato e il suo cerchio inscritto, ma anche un successivo quadrato che avesse lo stesso perimetro del cerchio. Per lui la strada maestra per confrontare l’oggetto e l’immagine riflessa doveva essere la chimerica “quadratura del cerchio”, impossibile da determinare. La scienza matematica, molto dopo Dürer, l’avrebbe sancita come si sa …).

L’uovo dei filosofi, secondo l’Alchimia, è il grande vaso della Natura nel quale avvengono tutti i processi della Grande Opera. Il vaso doveva essere come l’uovo, covato per consentire la trasformazione dei vari elementi. Il calore si ottiene dal fuoco  concentrato nell’Atanor.

 

Nell’immagine a lato,Il concerto dell’uovo di Hieronimus Bosch

 

Di qui, attraverso varie fasi si procede per ottenere l’elisir, oppure la trasmutazione in oro od in altri metalli preziosi. Ma è un modo di descrivere per simboli il processo che porta alla nascita del figlio della filosofia, cioè l’oro, ovvero la saggezza. L’uovo è simbolo universale della nascita del mondo; in senso microcosmico s’intende per uovo filosofico il vaso ove il chimico ermetico pone la materia per trasmutarla, e per coincidenza simbolica la materia stessa. Nella Aitareya-Upanishad è narrato come âtman trae dalle acque l’Uomo cosmico (Purusha): questo ha evidentemente forma d’uovo poiché è detto che âtman lo covò e in seguito, come si fa con un uovo, gli divise la bocca da cui uscì Vâc, il Logos; la prima creazione è dunque sonora, un vero e proprio concerto uscente dall’uovo. Se poi ricordiamo che l’uovo è anche un vaso, come detto poc’anzi, ritroviamo nei musici boschiani l’immagine del protomusico indiano Vasishta, il cui nome letteralmente significa “colui che si erge in un vaso”. Nel Rigveda (libro VII, inno 33) si dice: «Mitra e Varuna, nascendo dal sacrificio, toccati dagli omaggi che sono loro dedicati, entrambi ugualmente hanno gettato nel vaso (Urvashi) il loro seme (la loro voce) e dal mezzo di tale vaso si levò e dispiegò Vasishta».

Dall’uovo esce la totalità degli esseri, incarnata nel quadro boschiano dal dieci musicisti (la tetraktys, i Diecimila Esseri della tradizione cinese ecc.). Ma ciò che è manifesto non comprende tutta la realtà: secondo la metafisica indiana il Brahman è manifesto solo per un quarto: gli altri tre quarti sono oltre l’essere (2). Ho scelto Il concerto nell’uovo di Bosch per accostarne l’allegoria a quella dell’uovo filosofico inteso da Dürer per la sua Melencolia I (che occorre immaginare), giusta la suddetta deduzione boschiana, tratta da Aitareya-Upanishad: «la prima creazione è dunque sonora, un vero e proprio concerto uscente dall’uovo». Giusta perché in Melencolia I vi trova lo stesso messaggio sonoro allorché suonerà la campana al momento opportuno. E poi Hieronimus Bosch era contemporaneo del Dürer, guarda caso morto due anni dopo l’anno 1514 in cui eseguì l’opera in trattazione.

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Autore: Gaetano Barbella
Messo on line in data: Ottobre 2009
Apparato iconografico a cura dell’Autore.