LA PIRAMIDE DI CHEOPE di Emanuela Cella Ferrari

La Grande Piramide

La grande piramide è, per tutti, la Piramide di Cheope, la più importante di tutte le 40 piramidi costruite in Egitto.
Con il passare dei secoli sono nate numerose leggende intorno a questa grande opera. Una delle più antiche racconta che il faraone Sarrid aveva sognato che un grande cataclisma avrebbe sconvolto l’umanità. Fece costruire, allora, una piramide con pietre enormi tenute insieme da ganci di ferro e nel suo interno fece trasportare tutto ciò che era necessario per conservare, nel futuro, l’umanità. Questa leggenda si modificò con il tempo e la grande piramide divenne il luogo in cui vennero nascoste le conoscenze segrete degli antichi sacerdoti egiziani.

Nell’immagine a lato,
le tre piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, viste dal Nilo

 

L’interno della piramide è vuoto. I primi archeologi che vi penetrarono trovarono un insieme di corridoi molto stretti che sfociavano in una grande sala lunga dieci metri e larga cinque, in cui vi era un grande sarcofago. Altri corridoi portavano a sale minori. In seguito vennero fatte alcune scoperte singolari. Si scoprì che i quattro lati della piramide avevano una lunghezza complessiva di 36.506 pollici egiziani ( il pollice egiziano corrisponde quasi esattamente al pollice inglese, cioè a due centimetri e mezzo); mettendo una virgola decimale a questo numero, si ottiene il numero esatto dei giorni dell’anno.
Si fecero allora numerose supposizioni. Una di queste fu che le misure interne ed esterne della piramide fossero state stabilite in corrispondenza a misure spazio-temporali di carattere storico o astronomico, e si ottennero delle coincidenze piuttosto strane. Per esempio, l’altezza della piramide , moltiplicata per un miliardo, ci dà esattamente la distanza minima della Terra dal Sole. Seguendo questa traccia, alcuni studiosi intrapresero una serie di misurazioni, prendendo sempre come unità il pollice egizio e fecero alcune scoperte ancora più singolari.

Partendo dalla porta di ingresso della piramide e calcolando lungo il sistema dei corridoi un pollice per ogni anno, tenendo conto di tutti i dati astronomici e matematici, si giungeva ad una specie di profezia, costituita da un elenco di numerose date senza, però, che fossero precisati gli avvenimenti a cui esse si riferivano.
Per esempio, era segnata la data del 4 aprile 1486 a. C., che corrisponderebbe all’esodo degli Ebrei dall’Egitto. Un’altra data era quella del 4 ottobre del 4 a. C. che, secondo alcuni storici, sarebbe la vera data della nascita di Cristo. Giungendo a tempi più recenti comparivano altre date. Una di queste era il 1492, anno della scoperta dell’America; il 1517, anno in cui Lutero diede inizio alla sua riforma affiggendo le sue 95 tesi alla porta della cattedrale di Wittenberg.

 

Nell’immagine sopra,
la piana con le tre piramidi di Chefren, Cheope e Micerino

 

Nell’ultimo corridoio vi è un grande masso che ostacola il passaggio. Le date da esso indicate vanno dal 4 agosto 1914 al 10 novembre 1918; precisione alquanto strana e sensazionale per la perfetta concordanza con l’inizio e e la fine della Prima Guerra Mondiale. Continuando questo discorso, vennero scoperte altre date molto interessanti. Una di queste è il 20 agosto 1939, data quasi esatta dell’inizio della Seconda Guerra mondiale, e il 4 marzo 1945, data anche questa quasi esatta della fine del conflitto. Dalla data del 2 agosto1909 al 12 dicembre 1919, le pietre del pavimento sono in tufo, da questa data fino al 20 agosto 1953 sono di granito. Oltre questa data vi è un muro sul quale è disegnato un ovale con il nome di Cheope e cinque animali: un tucano, un’oca, un’anatra, un cane e, al centro, un serpente.
Altre date future che appaiono interessanti sono il 1979-80, che per alcuni avrebbe dovuto corrispondere al terzo conflitto mondiale, e il 1991-92, che avrebbe dovuto indicare grossi cambiamenti di ordine terrestre e celeste e avrebbe dovuto corrispondere alla venuta del Grande Monarca, profetizzato anche da Nostradamus, portatore di pace nel mondo sconvolto dalla falce e dalla mezzaluna.

Nell’immagine a lato,
ritratto di Nostradamus

L’ultima data fissata dalla piramide è il 2001. A questo punto abbiamo potuto verificare la verità di alcune date, ma perché oltre il 2001 non ve ne sono altre?
Avrebbe potuto significare, questa data, la fine del mondo?
In ogni caso, per nostra fortuna non è successo niente. Rimane, comunque, il mistero della profezia che si è arrestata a questo punto. E a noi rimane la curiosità di scoprire ancora qualcosa di nuovo su questa imponente costruzione.

All’inizio del 1985 due architetti francesi, GILLES DORMION e JEAN PATRICE GOIDIN, si recarono in visita alla grande piramide. Come molti altri visitatori prima di loro, essi furono affascinati dalla grandiosità del monumento e, come molti altri, credettero di poterne violare i segreti. Secondo loro, le anomalie presenti nella struttura erano una traccia per arrivare alle stanze segrete, dove si trovavano i resti mortali di Cheope.
Si sarebbe così risolto uno dei più grandi interrogativi della storia: dove si trova il cadavere che dovrebbe essere sepolto nella piramide?
Rispetto ai loro predecessori, i due francesi erano tecnologicamente avvantaggiati. Nell’agosto del 1986, dopo aver esplorato più volte i corridoi di pietra, essi vi ritornarono con un microgravimetro, uno strumento molto sofisticato in grado di registrare i vuoti di densità (cioè le cavità) della piramide. Dietro i muri di un corridoio che porta alla Camera della Regina, il congegno scoprì i vuoti che essi si aspettavano.

 

Nell’immagine a lato,

la piramide di Cheope

 

Essi chiesero e ottennero dalle autorità egiziane il permesso di trivellare i vecchi muri di calcare alla ricerca dei segreti della piramide. Per molti giorni i lavori continuarono. Gli architetti e i loro colleghi lavorarono ininterrottamente nei cunicoli, mentre le trivelle perforavano quasi due metri di roccia in tre punti differenti, ma l’unica scoperta furono delle sacche di sabbia impalpabile e cristallina. A quanto sembra lo strumento non era in grado di determinare con precisione la posizione. E così le stanze segrete, ammesso che esistessero veramente, rimasero tali. La piramide, ancora una volta, non aveva svelato i suoi segreti.
Perché fu costruita la piramide?
Se era una tomba, perché non si sono mai trovate le ricchezze della famiglia reale e neppure una mummia reale? Queste domande, che molti studiosi si sono posti, non hanno ancora trovato delle risposte. La piramide, ancora oggi, non è stata ancora completamente esplorata.

La piramide di Cheope si trova a circa 15 km dal Cairo, sull’altopiano roccioso di Giza. Arrivando sul posto la piramide appare all’improvviso, ai margini del deserto, come un’incredibile montagna di pietra color sabbia. Un tempo le carovane, arrivando dal deserto, prima di raggiungerla la vedevano per giorni. Un piccolo triangolo all’orizzonte che diventava man mano più grande, mentre si avvicinavano. Da vicino, la piramide è imponente e grandiosa. La grande piramide e le due vicine, attribuite ai diretti successori di Cheope, furono erette durante la IV dinastia egizia, tra il 2613 e il 2494 a. C.
Secondo gli studiosi Cheope, il cui nome egiziano era KHUFU, si sarebbe fatto costruire l’enorme edificio come tomba. Gli egittologi sostengono che la forma della piramide è legata al culto solare. Secondo loro, la pendenza dei lati assomiglia all’inclinazione dei raggi del sole che scendono da una nube; quindi la piramide rappresenterebbe una scala verso il cielo.

 

Nell’immagine a lato,
la piramide di Micerino

Secondo uno studioso, l’edificio era un tempio segreto dove gli eletti passavano attraverso un rituale mistico che li trasformava in dei. Gli iniziati trascorrevano tre giorni e tre notti all’interno della piramide, mentre il loro KA, l’anima, abbandonava il corpo entrando nelle sfere spirituali dello spazio. E i candidati raggiungevano l’immortalità, diventando semidei. Molti osservatori dubitano che un edificio così imponente fosse destinato ad essere solo una tomba. Fin dai tempi più remoti sono sorte, a questo riguardo, molte spiegazioni.
Lo storico romano GIULIO ONOFRIO, ad esempio, dichiarò che le piramidi erano dei granai; secondo un altro scrittore antico erano dei vulcani spenti.
Uno studioso che si interessò molto alla piramide fu un califfo arabo del IX secolo: ABDULLAH AL MAMUN. Egli era un giovane sovrano con il pallino della scienza e un particolare interesse per l’astronomia. Proprio a causa di questo suo interesse egli decise di occuparsi della piramide quando venne a sapere che, secondo alcuni, nelle stanze segrete si trovavano delle mappe celesti. Quindi nell’820 d.C. egli si mise al lavoro con la sua squadra di architetti e muratori.
Non trovando un accesso alla piramide, il califfo e i suoi incendiarono i blocchi di calcare e poi li bagnarono con l’aceto, fino a spaccarli. Riuscirono, così, ad aprirsi un varco e raggiunsero un corridoio molto stretto, alto poco più di un metro, che saliva rapidamente, in cima al quale trovarono l’ingresso vero e proprio della piramide, a quindici metri dal suolo, bloccato e nascosto da una porta di pietra girevole.
Gli esploratori tornarono sui loro passi, seguendo il corridoio in discesa e strisciando carponi nell’oscurità. Alla fine di questo trovarono soltanto una stanza vuota, non ancora terminata. La loro delusione fu grande, però si riaccese l’entusiasmo quando gli uomini del califfo ritornarono indietro e scoprirono un altro corridoio in salita, ma l’ingresso era sbarrato da un masso di granito.
Cercarono di romperlo con martelli e scalpelli, senza riuscirci. Gli arabi non si persero d’animo e scoprirono che potevano aprirsi un varco scheggiando i blocchi di calcare intorno al masso.
Quando furono dall’altra parte, trovarono un altro masso di granito, e poi altri ancora. Erano, evidentemente, tutti tentativi di impedire l’accesso alla parte più segreta della piramide.

Nell’immagine a lato, la Valle dei Re

 

Gli esploratori riuscirono ad aggirare tutti gli ostacoli; alla fine, sbucarono in un corridoio basso che deviava verso l’alto fino ad intersecare un secondo corridoio orizzontale. L’ultimo terminava in una stanza a timpano quadrata, alta sette metri e larga sei. Era la stanza chiamata “CAMERA DELLA REGINA“, per l’usanza araba di seppellire le donne in tombe dal tetto a timpano.
Ma anche questa stanza era vuota. Più delusi e stanchi che mai, gli arabi ritornarono al corridoio in salita e scoprirono che esso si allargava e formava una galleria con muri alti otto metri e mezzo di calcare levigato, quella che veniva chiamata la GRANDE GALLERIA. Questa saliva altri cinquanta metri e sbucava, alla fine, in una anticamera, oltre la quale si trovava la stanza interna più grande, lunga undici metri, larga cinque ed alta sei: la “CAMERA DEL RE“.
Il califfo e i compagni entrarono convinti di trovare un tesoro favoloso. Addossato al muro vi era un sarcofago di pietra marrone, molto grande. Facendosi luce con le torce, essi si avvicinarono e vi guardarono dentro: il sarcofago era vuoto!
In preda alla delusione ed alla rabbia si accanirono con gli scalpelli contro le pareti della stanza, nella speranza di trovare un tesoro, ma non trovarono nulla! Il califfo concluse che il tesoro della piramide non esisteva affatto. Il sarcofago vuoto era tutto quello che si trovava nella stanza. Oppure, non si sa chi o come, qualcuno era riuscito a entrare nella stanza ed era riuscito a portare via il favoloso tesoro di Cheope.

 

Autore: Emanuela Cella Ferrari
Messo on line in data: Febbraio 2002