SPECIALE RENNES-LE-CHATEAU: IL CODICE DA VINCI, IL LIBRO di Devon Scott

Un libro che vale oro

Il Codice da Vinci di Dan Brown è stato tradotto in 44 lingue e ha superato i quaranta milioni di copie vendute in edizione cartonata (alcuni giornali dicono 70 milioni), più altri 15 in edizione tascabile nei soli Stati Uniti, senza contare quella speciale di grande formato corredata da fotografie. Questo è un caso unico, un fenomeno editoriale che supera perfino i 140 milioni di copie di Harry Potter, che sono però da dividere per sette libri: vediamone la genesi.

 

L’autore
Dan Brown è nato a Exeter, nel New Hampshire, il 22 giugno 1964. Sua madre Connie è una musicista, suo padre Richard un eminente matematico, autore di libri di testo sull’argomento e vincitore del Presidential Award for Excellence in Science and Mathematics Teaching; Dan è il maggiore dei loro tre figli.

Dopo il diploma alla Phillips Exeter Academy (1982) e la laurea al Amherst College (1986), Brown iniziò una carriera di musicista con una cassetta sugli animali per i bambini e poi con un CD, ma entrambi ebbero scarso successo; allora se ne andò a Los Angeles, dove tentò di affermarsi come musicista e compositore; qui incontrò Blythe Newlon, che in seguito divenne sua moglie. Tornato nel suo stato natale nel 1993, per sbarcare il lunario si mise a insegnare inglese. Con l’aiuto della moglie, da sempre sua validissima collaboratrice, nel 1995 pubblicò (sotto lo pseudonimo di Danielle Brown) un manuale semi-serio per donne frustrate, dal titolo 187 Men to Avoid: A Survival Guide for the Romantically Frustrated Woman (187 uomini da evitare: guida di sopravvivenza per la donna frustrata nel suo romanticismo).

L’anno seguente Brown fu testimone di una incredibile vicenda: una goliardata (una e-mail scherzosa in cui parlava a un amico di un piano per uccidere l’allora presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton) costò a uno studente del College l’arresto da parte dei Servizi Segreti. Brown ne rimase scioccato: come era possibile una cosa simile? Voleva dire che le agenzie di stato erano in grado di sorvegliare tutti, con violazioni delle più elementari libertà. Scrisse allora Digital Fortress (pubblicato nel 1998 in inglese e in uscita a giugno da noi col titolo di Crypto), di cui era protagonista al negativo la National Security Agency, il Grande Fratello digitale. Sempre nel 1998 pubblicò un altro libro umoristico, The Bald Book, ufficialmente scritto dalla moglie; poi seguirono Angeli e demoni (nel 2000), la cui vicenda si svolge un anno prima del Codice; Deception point (nel 2001, pubblicato da noi col titolo di La verità del ghiaccio) e, infine, Il Codice da Vinci (nel 2003).

Tutti i libri precedenti non avevano avuto altro che un modestissimo successo; si dice che in tutto Brown abbia guadagnato poco più di quarantamila dollari in diritti d’autore. La cifra sarebbe faraonica in Italia per un esordiente, ma negli Stati Uniti, paese di forti lettori, testimonia una reazione di scarsa attenzione nei confronti di un autore. Invece il Codice fu un best seller fin dal primo giorno, con 6000 copie vendute in 24 ore. Sull’onda del suo successo sono stati ristampati tutti i precedenti libri, prima ignorati; in Italia Angeli e Demoni non ha bissato l’incredibile cifra raggiunta dal primo, ma si è comunque attestato sopra un rispettabilissimo mucchio di 1.2000.000 copie.

Di Dan Brown ora si sa tutto: che è un tipo tranquillo e schivo, che adora la moglie (pittrice e appassionata di storia) e che le affida tutte le ricerche sui suoi libri, che si sveglia all’alba per scrivere, che misura il tempo di lavoro con una clessidra, che per rilassarsi usa speciali stivali, i gravity boot, che gli permettono di appendersi a testa in giù come un pipistrello. Egli stesso ha spiegato che la passione per anagrammi e crittogrammi è una mania di famiglia: il padre matematico li costringeva a risolvere questi enigmi per ottenere i propri regali di Natale, come il nonno di Sophie (la protagonista femminile del Codice) organizzava cacce al tesoro per la nipote. E in una recente intervista ha detto che ha cominciato a fare lo scrittore non tanto per passione, ma per tirar su i soldi dell’affitto… Nel 2004 Dan Brown ha donato due milioni di dollari alla sua vecchia scuola, la Phillips Exeter Academy, in onore di suo padre Richard, per comprare computer agli studenti.
Per saperne di più: Sito ufficiale di Dan Brown

 

Il romanzo
Nella scena iniziale del thriller vediamo Jacques Saunière, curatore del Louvre, inseguito da un misterioso assassino fino alla Grande Galleria del museo parigino. Alla polizia, arrivata pochi minuti dopo, appare uno spettacolo orribile: il cadavere del curatore, completamente nudo, messo nella posizione dell’Uomo di Vitruvio, il celebre disegno di Leonardo da Vinci. Il capitano della polizia, Bezu Fache, si accorge subito che non è stato il killer ad attuare l’insolita messa in scena, bensì la stessa vittima, nell’estremo tentativo di far arrivare a qualcuno un messaggio. A chi e quale messaggio?

Nell’immagine a lato,
“L’Uomo di Vitruvio”, disegno di Leonardo da Vinci

Il capitano fa chiamare uno studioso americano, Robert Langdon, esperto di simbologia religiosa e ospite della città francese per un ciclo di conferenze. Svegliato nel cuore della notte da un poliziotto, Langdon non capisce perché venga portato al Louvre a vedere il cadavere di Saunière. E neppure capisce lo strano atteggiamento del capitano, finché una telefonata di Sophie Neveu, criptologa che collabora con gli inquirenti e nipote della vittima, non gli rivela che è lui ad essere sospettato dell’omicidio. Una scritta lasciata dall’uomo prima di morire, tracciata col suo stesso sangue, dice:

“13-3-2-21-1-1-8-5
O, Draconian devil!
Oh, lame saint!”

I numeri sono una notissima sequenza, detta di Fibonacci, dal nome del matematico che la inventò; ma il testo (O, diavolo draconiano! Oh, santo zoppicante!) non sembra avere alcun senso. In realtà il messaggio finisce con un: P.S.: Trova Robert Langdon, frase eliminata da Bezu Fache (che la crede la prova che il moribondo ha segnalato il nome dell’assassino) per tendere una trappola a Langdon.
Con l’aiuto di Sophie, Langdon simula una fuga; mentre la polizia corre dietro un falso indizio, i due trovano la chiave del messaggio, contenuta in una sequela di anagrammi, che fanno riferimento ai quadri più noti di Leonardo: il diavolo draconiano indica la Monna Lisa, dove trovano un altro messaggio: “So dark the con of man” (così oscuro l’inganno dell’uomo), a sua volta anagramma di Madonna of the Rocks, la Vergine delle Rocce.

 

Nell’immagine a lato,ritratto di Leonardo da Vinci

 

Dietro questo quadro si trova una chiave, che apre una cassetta di sicurezza. Ma di quale banca? L’indirizzo, scritto sulla chiave, porterà i due fuggitivi a una banca svizzera e a un misterioso cofanetto. Inseguiti dalla polizia e dal killer, il quale, non avendo ottenuto quello che voleva nonostante una impressionante serie di delitti, li bracca da vicino, Langdon e Sophie si rifugiano nella casa di sir Leigh Teabing, famoso studioso del Graal.

Con lo svolgersi della vicenda, i due protagonisti scoprono un complotto vecchio di duemila anni, montato dalla Chiesa per nascondere la verità storica riguardante Cristo, che in realtà non sarebbe affatto morto sulla croce, bensì si sarebbe sposato con Maria Maddalena, scappando poi con lei (incinta di Sarah, la loro prima figlia) in Francia. Qui i loro figli avrebbero fondato la dinastia dei Merovingi, i cui discendenti sarebbero ancora vivi, anche se nascosti al mondo ed alle rappresaglie della Chiesa da una società segreta, il Priorato di Sion. Uno dei Gran Maestri del Priorato sarebbe stato proprio Leonardo, che nei suoi quadri avrebbe messo vari indizi per scoprire il vero ruolo storico di Maria Maddalena.

Silas, il killer albino del libro, è un membro dell’Opus Dei, segretamente manovrato dallo studioso fanatico del Santo Graal, sir Leigh, falso amico di Robert Langdon, deciso a rivelare a tutti il complotto cattolico.

 

Nella foto a lato,
la Piramide davanti al Museo del Louvre, Parigi

 

Tra omicidi efferati, sette segrete, genealogie misteriose, corse in auto, giri per chiese, la vicenda si snoda fino al più classico degli “happy end“: i cattivi vengono eliminati, il prezioso segreto salvato, sepolto per sempre sotto la piramide davanti al Museo del Louvre. Sophie inizia l’immancabile storia d’amore con Langdon, confortata anche dal ritrovamento della nonna e del fratello creduti morti.

 

Autore: Devon Scott
Messo on line in data: Marzo 2005