SPECIALE RENNES-LE-CHATEAU: IL CODICE DA VINCI, IL FILM di Emanuela Cella Ferrari

Dopo aver letto e ascoltato una quantità di commenti che andavano dal negativo al vero e proprio anatema, pronunciati da chi spesso non conosceva quasi nulla della storia in questione, abbiamo finalmente potuto vedere la trasposizione cinematografica del Codice da Vinci.

Il film, tratto dal best seller di Dan Brown, è molto fedele al libro, ne rispecchia l’atmosfera di thriller, senza per questo arrivare all’esagerazione.
L’attore protagonista, Tom Hanks, si cala alla perfezione nel personaggio del professore di simbolismo, Robert Langdon; professore un po’ troppo cattedratico e serioso in alcune scene.

Perfettamente adeguato nel suo ruolo l’attore che interpreta il finto monaco Silas, spietato con le sue vittime quanto con se stesso. E’ un personaggio piuttosto oscuro e difficile da comprendere in alcuni punti, soprattutto perché a volte nel film egli parla in latino, cosa che contribuisce ad aumentarne l’aura inquietante.

Dolce e candida la protagonista femminile Audrey Tautou nel ruolo di Sophie: quasi una”suorina”, ma del resto, considerati gli antenati… I riferimenti storici e religiosi sono presentati come flash back; tale scelta, a parer mio, si rivela giusta, poiché aiuta a comprendere meglio ciò che viene detto dai personaggi.

Come il romanzo, anche il film si articola nell’arco di 24 ore; quindi gli eventi si susseguono ad un ritmo incalzante, difficile da seguire per chi non conosce già la trama. Non è assolutamente cupo, come alcuni critici hanno scritto: non bisogna dimenticare che la maggior parte degli avvenimenti accade di notte; quindi le riprese sono notturne. E’ comunque, una storia avvincente, che può dare molti spunti di riflessione.

 

Nell’immagine a lato,
l’uomo vitruviano di Leonardo, icona del film insieme al viso della Gioconda

 

 

Come lo stesso protagonista afferma, alla fine della storia, il quesito che dobbiamo porci è uno solo: ”Perché Gesù Cristo non può essere divino e uomo insieme?” Che cosa viene tolto al figlio di Dio definendolo un uomo che può amare al punto tale da avere una sposa? A parer mio niente gli viene tolto; anzi molto gli viene dato, perché, in questo modo Egli è più che mai vicino agli esseri umani.

L’uscita del film nelle sale ha scatenato molte discussioni e polemiche da parte dei critici che, spesso, non hanno avuto remore nel giudicarlo un film “blasfemo, che va contro le idee della Chiesa…” Tali affermazioni mi appaiono esagerate; non vi è nulla di blasfemo nel pensare a un figlio di Dio che, per amore degli uomini, si fa uomo anch’Egli e accetta tutto ciò che fa parte dell’essere uomo. In questo è compreso anche il fatto di avere una moglie. Ma allora mi chiedo: la nostra fede è così misera da poter essere messa in crisi da un film? Spero vivamente che non sia così.

Personalmente la ritengo una storia molto positiva, alla fine della quale mi sono chiesta: non sarebbe bello se vi fosse qualcosa di vero? L’idea di una discendenza di Gesù non mi appare sconvolgente, anzi, vorrebbe dire che Egli, lasciando qualcosa di Sé, non ci ha abbandonato…
Questo pensiero io lo trovo consolante…

 

Autore: Emanuela Cella Ferrari
Messo on line in data: Maggio 2006