LA GALLIA CISALPINA di Gaetano Dini
Le migrazioni dei Celti
Popolazioni celtiche arrivarono in più ondate storiche dalla Gallia in Pianura Padana.
Questi Galli vi trovarono delle terre sostanzialmente libere da insediamenti umani significativi.
I Liguri vivevano a Ovest, i Veneti a Est. Qualche emporio commerciale etrusco era sparso qua e là.
C’era quindi terra in abbondanza per loro.
Così si venne a formare una nuova Gallia, quella Cisalpina, divisa in Transpadana sopra il Po e Cispadana sotto quel fiume.
Il grado di affiatamento tra quelle popolazioni galliche era scarso, mantenendosi sulla falsariga di quello tenuto in precedenza tra le loro rispettive tribù nella Gallia.
I Galli cisalpini trovarono infatti nei secoli più alleati tra le popolazioni italiche quali Etruschi, Umbri, Sanniti che tra loro per combattere i Romani.
I Galli cisalpini, come del resto i transalpini, erano fieri di carattere, con un forte amor proprio e anche una buona dose di arroganza. Queste popolazioni durarono come popolo celtico fin che poterono, assoggettate infine dai Romani, seguendo in questo la sorte delle altre popolazioni italiche.

Ragioni mistiche alla base di questo? Pensiamola così.
Forse pochi dovevano essere stati i Druidi al seguito delle proprie genti in Cisalpina e poche le stazioni religiose druidiche fiorite nei secoli.
Venne così ad affievolirsi quel complesso druidico mistico-rituale che aveva sempre funto da spinta propulsiva, da linfa vitale per il mantenimento della civiltà celtica.
In Gallia Cisalpina il vischio veniva ancora raccolto sui rami delle querce ma i Druidi non dovevano più usare falcetti d’oro per questo, ma quelli di metallo comune!
Il dio Lug, che diede il nome al popolo dei Liguri e che equivaleva nell’etimologia del suo nome al termine latino Lux e al Leukos greco, non riusciva più a essere luminoso per le proprie genti galliche come lo era stato un tempo.
Anche il dio solare celtico Belenos, equivalente all’Apollo greco/romano, non riusciva più a far penetrare come prima i suoi raggi luminosi attraverso le nuvole plumbee padane, non potendo più irradiare beneficamente le sue comunità.
E pensare che i misteri delle viti con le loro tecniche di coltivazioni erano stati portati intonsi dalla Gallia Transalpina in quella Cisalpina.
Il vino qui continuava a essere prodotto e bevuto in grande quantità come in oltralpe, sia come bevanda che come tramite per il raggiungimento di stati superiori dell’essere che in un mondo animistico come quello celtico servivano ad aprire squarci nell’aldilà.
E pensare anche che questi Galli cisalpini continuarono seguendo la loro antica tradizione d’oltralpe a produrre la Cervogia, la loro birra ad alta gradazione.
Continuarono ad essere anche bravi agricoltori e allevatori come lo erano state
in precedenza le genti dei loro rispettivi popoli in Gallia.
Avevano cercato di ricostruire in Gallia Cisalpina il loro mondo delle origini, quello celtico.
Ma questo non bastò.

I loro tanti “Bran” succedutisi l’un l’altro nei secoli, sia che il termine significasse “Capo”, sia che significasse “Corvo”, animale questo sacro anche a Odino, sia che significasse “Ontano”, albero emblema di forza vegetale, non riuscirono a evitare per il proprio popolo la sconfitta coi Figli della Lupa.
Queste genti celtiche furono infatti sconfitte nei secoli dall’Aquila imperiale, sotto le cui insegne combattevano ordinatamente le legioni romane che vinsero il timore suscitato dalle urla magiche in battaglia e il vigore, anche se spesso scompaginato, dei soldati galli.
La Gallia Cisalpina da “Comata”, cioè “Capelluta”, per le lunghe chiome dei suoi abitanti, si assoggettò così a divenire “Togata” essendosi romanizzata assimilando le istituzioni di Roma.
La Gallia Cisalpina fu inquadrata in Provincia e le sue città e popolazioni organizzate secondo il Diritto Romano vigente.
In Gallia Transalpina qualche secolo dopo le tribù galliche autoctone furono anch’esse sconfitte dall’Aquila romana, che però questa volta non era guida ma seguiva le orme e le gesta di un genio infaticabile che non aveva percorso come gli altri i gradi della carriera militare per diventare generale, ma che lo era diventato per suo talento naturale e per un’intelligenza formidabile: Giulio Cesare.
Anche questa Gallia seguì obtorto collo il destino dell’altra trasformandosi
da “Comata” in “Togata”.
Autore: Gaetano Dini
Messo on line in data: Dicembre 2025
