INCONTRO CON L’AUTORE: Katia Bernacci
Cinque domande e un questionario per Katia Bernacci, autrice di I misteri del Medioevo (clicca qui per la recensione).
LE DOMANDE
A – Qualcosa su di te e sui tuoi esordi di scrittrice.
Scrivo da sempre, ma soprattutto amo leggere, non potrei vivere in un mondo senza libri, privo di parole scritte che evocano storie, persone, sentimenti…
Oscillo spesso tra narrativa e saggistica, si può dire che io sia onnivora sia nella scrittura che nella lettura, negli ultimi anni ha però prevalso la saggistica, forse per il mio lavoro come direttrice editoriale di una realtà torinese, specializzata proprio in questo.
Non amo la stasi, mi piace essere continuamente in movimento, sia nella scrittura che nella divulgazione, tramite conferenze e convegni, ma anche nell’organizzazione di eventi più o meno strutturati, che si svolgono in tutta Italia.
Il giornalismo poi mi consente di trattare molti argomenti diversi, senza la profondità e il tempo necessari alla scrittura di un libro. Collaboro con divere riviste, per le quali redigo articoli su storia, cultura, costume. Insomma, tutta la mia vita è pervasa di pensieri e parole, e devo dire che è proprio quello che desideravo.
B – Come ti è venuta l’idea di scrivere questo libro e di che cosa parla.
I misteri del Medioevo, il libro che ho appena pubblicato con Diarkos, gruppo Rusconi, è un progetto che ha radici antiche, e che si plasma su uno dei miei interessi principali: il Medioevo. Periodo estremamente lungo e variegato, ha in sé la base della cultura attuale, in particolare dal punto di vista letterario.
In considerazione del fatto che in molti hanno parlato del Medioevo, mi sono dedicata alla ricerca di tematiche originali e poco conosciute, come le varie leggende sui tre vivi e i tre morti, oppure i revenants, oppure ancora le mappe particolari o le vicende incredibili che hanno attraversato l’inizio della medicina, i mirabilia, le profezie; senza disdegnare i grandi misteri, come il graal, le reliquie, i templari e via dicendo.
Si tratta di un libro intenso e piuttosto corposo, e credo che gli amanti del periodo possano apprezzarne la particolarità e le informazioni diciamo uniche, frutto di decenni di studio e comparazione di testi in diverse lingue.
C – Come vivi il tuo rapporto con la scrittura.
Il mio rapporto con la scrittura è totalitario, senza regole e compromessi. Spesso scrivo su qualsiasi cosa mi capiti a tiro, come i tovaglioli dei bar, i post-it, addirittura sulle pagine bianche dei libri che sto leggendo. Può anche capitare che questi appunti vengano persi e ritrovati anni dopo, e la cosa incredibile è che ci vedo una continuità, sia nelle tematiche che nei metodi. È come se a distanza di anni i progetti abbozzati emergessero per diventare libro.
D – Scrittori preferiti o ai quali ti ispiri.
Dal punto di vista narrativo sono molto legata ai narratori russi, ma apprezzo moltissimo anche L’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, i racconti di Edgar Allan Poe, e più vicino a noi lo scrittore giapponese Haruki Murakami. Nella saggistica invece sono più classica: Jacques le Goff, Claude Lecouteux, Franco Cardini, Massimo Centini.
E – Progetti per il futuro.
Tanti nuovi libri e ricerche sul campo. Una parte del lavoro entusiasmante, che riguarda le visite agli archivi, alle biblioteche, alle istituzioni, ma anche l’analisi dei luoghi, per assicurare un’esperienza immersiva totale, che viene poi anche rispecchiata nei testi. Ad esempio ad aprile sono uscita, sempre per la Diarkos, con un libro sulla storia della stregoneria: Stregoneria, il fascino del male, tra storia, mito e persecuzione, dove ho analizzato la trasformazione della figura della dea/maga sino ad arrivare alla strega archetipo e poi alla Wicca moderna; un viaggio che anche in questo caso partiva da lontano e che mi ha condotto in luoghi molto diversi tra loro, tra l’Inghilterra, la Francia, l’Italia.
Il prossimo libro previsto per la Diarkos sarà in uscita il prossimo anno e tratterà della mitologia dei Celti. Ça va sans dire che ho già il biglietto del treno per Halstatt, uno dei luoghi considerati primari nell’ambito dello sviluppo delle popolazioni celtiche.
IL QUESTIONARIO
1) Katia in tre aggettivi.
Curiosa, originale, creativa.
2) Il mio peggior difetto.
La permalosità.
3) La mia dote migliore.
La capacità di analisi.
4) Le qualità che preferisco in un uomo.
Sicurezza, genialità, fascino e intelligenza.
5) Le qualità che preferisco in una donna.
Eleganza, intelligenza, profondità.
6) Quello che apprezzo di più nei miei amici.
La leggerezza, l’amore per il cibo e la continuità.
7) Quello che non sopporto nei nemici.
L’aggressività e l’incapacità nella produzione di idee proprie.
8) Cosa sognavo di fare da grande.
La scrittrice.
9) Il dono di natura che vorrei avere.
La bacchetta magica?
10) La mia decisione sbagliata che correggerei, se potessi.
Viaggiare meno per dedicarmi al lavoro.
11) La cosa più pazzesca che ho fatto.
Trovare il mio compagno.
12) Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Acquistare una decappottabile rossa.
13) Cosa sarei capace di fare per sostenere quello in cui credo.
Probabilmente molte più cose di quelle che sarebbero necessarie.
14) Che cosa cambierei negli altri se avessi la bacchetta magica.
Li farei stare bene.
15) Che cosa cambierei in me se avessi la bacchetta magica.
Una certa propensione alla malinconia.
16) Il paese dove vorrei vivere.
La Francia.
17) Il colore che preferisco.
Il viola.
18) L’animale che preferisco.
Il cane.
19) L’animale che vorrei essere.
La civetta.
20) Il mio passatempo preferito.
Leggere.
21) Cinque libri da portare su di un’isola deserta.
L’uccello che girava le viti del mondo di Murakami, L’antologia di Spoon River di Masters, Il nome della rosa di Eco, Lo straniero di Camus, Moby Dick di Melville.
22) I peccati che mi ispirano maggiore indulgenza.
Gola e lussduria.
23) I peccati che non riesco a perdonare.
Superbia, Ira e Accidia.
24) Il mio motto.
Ogni pagina è un nuovo inizio…
25) Come vorrei morire
Con un libro in mano.
Autore: Redazione
Messo on line in data: Dicembre 2025
