LA TEOSOFIA DI MADAME BLAVATSKY di Devon Scott

Speciale Società Segrete e Iniziatiche: la Teosofia

Nella seconda metà del 1800 nacque un movimento che cercava di unire le filosofie e le religioni occidentali con le filosofie orientali, evidenziandone i punti in comune: la Teosofia. Il termine greco, che significava “saggezza divina“, era stato coniato dal filosofo Ammonio Sacca, maestro di Plotino e precursore dei Neo-platonici; voleva indicare tutto l’insieme delle conoscenze derivate dall’esperienza mistica. A diffondere la Teosofia fu Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), figlia di Peter Hahn, un colonnello tedesco trasferito in Russia, e di Helena Fadeieff, imparentata con gli Zar e figlia della principessa Dolgorouki.
La bimba venne al mondo a Ekaterinoslav già circondata da una fama inquietante: il periodo della gravidanza era stato caratterizzato da eventi funesti, come morie di bestiame, inondazioni, fulmini a ciel sereno che uccidevano la gente nei campi. Al momento della sua nascita imperversava una terribile epidemia di colera; mentre le somministrava il battesimo, al Pope si incendiò inspiegabilmente la tonaca e la cerimonia finì con feriti e contusi.
La piccola aveva un carattere difficile; le scene isteriche erano quotidiane e inoltre era sonnambula; i servi, ignoranti e superstiziosi, erano terrorizzati dai suoi già straordinari poteri e vedevano nei suoi occhi chiarissimi una natura diabolica.

Persa la madre, la bambina fu spedita a vivere dai nonni, il cui castello si diceva fosse infestato dai fantasmi; crebbe solitaria tra adulti e in un clima psicologico pesante. A nemmeno diciassette anni il padre le fece sposare Nicephor Blavatsky, un anziano ufficiale in pensione. Il matrimonio durò pochi mesi: essendosi la ragazza ostinatamente rifiutata di avere rapporti sessuali, il marito tentò di violentarla facendola tenere da due soldati. Non essendoci riuscito, la fece visitare da un medico, che diagnosticò una malformazione congenita che le avrebbe per sempre impedito una vita sessuale normale.

Nell’immagine a lato,
Madame Blavatsky

Naufragato il matrimonio, la giovanissima Helena si mise a viaggiare, restando in Tibet per molti anni: di questo periodo, che ella chiamava “la mia vita velata himalayana“, non volle mai parlare. Nel 1858 tornò in Russia, ospite nella casa di suo padre; divenne di nuovo fonte di seri guai, perché rivelò chi era l’autore di un misterioso omicidio compiuto nel paese e dove il colpevole si nascondeva. La polizia non apprezzò le sue spiegazioni, che tiravano in ballo la chiaroveggenza, e creò a suo padre tanti di quei problemi che l’esasperato genitore le consigliò caldamente di andarsene, cosa che Helena fece, viaggiando per l’Europa e l’Oriente; di questi viaggi non si hanno molte notizie certe, perché la donna ne fece sempre resoconti che sapevano di fantastico.

Si sa per certo che andò in Egitto, in Francia, in Inghilterra; nel 1866 era in Italia, a seguito dell’esercito garibaldino, poi fu ferita durante la battaglia di Mentana. Nel 1873, raggiunti gli Stati Uniti, venne in contatto con circoli spiritualistici, dove fu accolta come la più straordinaria medium vivente. Girando per il paese conobbe Henry Steel Olcott, che indagava sulle eventuali frodi nello spiritismo; egli analizzò i fenomeni prodotti dalla Blavatsky e ne fu talmente entusiasta da unirsi a lei nell’elaborazione della complessa dottrina teosofica, mescolanza di misticismo indiano, yoga, gnosticismo, neoplatonismo, idee tratte dai Rosacroce, teorie spiritistiche, astrologia, Cabala ebraica, magia rituale, cristianesimo e buddhismo tibetano; l’incontro con George Felt, della “Fratellanza ermetica di Luxor“, diede loro gli ultimi arricchimenti dottrinari di cui avevano bisogno, oltre alla voglia di mettersi in proprio: nel 1875 fondarono la Società Teosofica.

Nella prima “Dichiarazione di intenti” se ne possono vedere i principi ispiratori:

Il titolo di Società Teosofica esprime gli intendimenti ed i desideri dei suoi fondatori: essi cercano di ottenere la conoscenza della natura e degli attributi della Potenza Suprema e degli spiriti più elevati, per mezzo dei processi psichici. In altri termini, essi sperano che, portandosi più in profondità di quanto abbia fatto la scienza moderna, nelle filosofie dei tempi antichi, potranno essere in grado di acquisire, per se stessi e per gli altri ricercatori, la prova dell’esistenza di un universo invisibile, della natura dei suoi abitanti (se ve ne sono), delle leggi che li governano e della loro relazione col genere umano. (…) Quali che siano le opinioni private dei suoi membri, la Società Teosofica non ha né dogmi da affermare, né culti da propagare. I suoi fondatori cominciano con la speranza, piuttosto che con la convinzione, di conseguire l’oggetto dei loro desideri, sono animati solamente dalla sincera intenzione di apprendere la Verità, da dovunque essa possa arrivare, e ritengono che nessun ostacolo, per serio che sia, nessuna sofferenza, per grande che sia, potrebbe scusarli dall’abbandonare i loro disegni“.

 

I Teosofi teorizzavano una sorta di fratellanza universale, senza distinzione fra razza, sesso, ceto sociale, religione; per questo incoraggiavano lo studio di tutte le religioni, le filosofie, i movimenti di pensiero, come anche dei poteri presenti in ogni uomo. La loro concezione dell’universo era presa dai Rosacroce (una società iniziatica nata nel 1600) e individuava sette piani di energia radiante, dal più rarefatto al più pesante. Il piano più basso era quello del fisico, poi venivano l’eterico ed il piano del desiderio; questi tre stadi corrispondevano all’uomo come personalità; il quarto stadio, detto del pensiero, corrispondeva all’uomo come io pensante; il quinto livello era quello dello spirito vitale, il sesto dello spirito divino e l’ultimo degli spiriti vergini; questi tre livelli costituivano l’uomo nella sua interezza, come individualità.
Questi sette piani corrispondevano nell’universo a sette “razze madri“, divise in sette sotto-razze; all’apparire di una razza, la precedente, meno perfetta o colpevole di orrendi peccati, veniva distrutta. Per esempio, la quarta razza, quella di Atlantide, sarebbe stata eliminata per il peccato di superbia dei suoi abitanti, che avevano raggiunto un livello tecnologico altissimo; noi siamo i membri della quinta razza.

 

Nata la Società, la Blavatsky si prese un po’ di riposo per scrivere Iside Svelata, che pubblicò nel 1877. La donna cominciò a subire attacchi da ogni parte; uno dei suoi più accaniti detrattori fu il medium D. D. Home, che la considerava un’imbrogliona, ma anche alcuni mistici indiani, tra cui Sarasvati (fondatore di una comunità induista rigidamente ortodossa), che la chiamava “la briccona” e smascherò la sua ignoranza e superficialità in materia di yoga e di dottrine orientali. Nel 1878 la sede della società fu portata in India, allo scopo di cambiare aria dopo la massiccia campagna-stampa antiteosofica; dopo vari spostamenti, grazie al cospicuo aiuto economico di un Maharajà convertito alla Teosofia, Olcott riuscì a comprare il sontuoso palazzo di Adyar, vicino a Madras, dove ancora oggi è la casa madre della Società.

Gli adepti si moltiplicarono e divennero un tale numero che fu istituita una commissione d’inchiesta per analizzare il “fenomeno Blavatsky”; il presidente della commissione, il dott. Richard Hodgson, che aveva già indagato su altri casi simili, trovandoli autentici, dopo un accurato studio giunse alla conclusione che la donna aveva messo in piedi una gigantesca frode. Il verdetto sfavorevole scatenò una campagna di calunnie, denunce e contro-denunce; per arginare il danno la Blavatsky si dimise dalla Società. Passò i suoi ultimi anni girando per l’Europa e scrivendo libri, tra cui ricordiamo La dottrina segreta, che la donna affermava esserle stata dettata direttamente da alcuni Mahatma (Grandi Anime) defunti con i quali era in comunicazione. Morì a Londra nel 1891.

 

Dopo la perdita della sua amica e socia Olcott non rimase inattivo; tornato a Londra, sostenne Annie Besant nelle elezioni del consiglio della Società, poi lasciò l’Europa per l’India, dove fondò numerose scuole che istruivano i giovani appartenenti alle caste più basse del paese. Qui rimase fino alla morte, nel 1907, che segnò anche la morte del movimento così come era stato fondato, perché la Besant, nominata nuovo capo della Società Teosofica, ne cambiò completamente l’indirizzo. Annie Wood (1847-1933) aveva sposato nel 1867 il reverendo Frank Besant; insoddisfatta della vita matrimoniale e della maternità, piantò in asso marito e figlio e si dedicò anima e corpo alle battaglie sociali. Dopo aver militato come propagandista del socialismo si convertì alla Teosofia.
Eletta Presidentessa, la donna sostenne di essere la reincarnazione di Giordano Bruno, nonostante prima dell’elezione avesse insistito a dirsi reincarnazione di un mistico indiano, e predicò una forma di Cristianesimo esoterico misto a Buddhismo.

Nel 1911, durante un viaggio in India, conobbe un ragazzo, Jiddu Krishnamurti, figlio di un ricco bramino appartenente al consiglio direttivo della Società Teosofica, e lo presentò a tutti come “dio vivente”, considerandolo un nuovo Messia. Divenuto adulto, il ragazzo rifiutò onori e definizioni divine, se ne andò in California e tornò in India solo per predicare idee opposte a quelle teosofiche.
Nel 1914 la Besant incontrò Mohandras Karamchand Gandhi, un avvocato che aveva studiato in Inghilterra, dove era diventato amico di alcuni teosofi senza mai iscriversi alla Società; egli era appena tornato nel suo paese per mettere in opera una vera rivoluzione pacifica, che aveva lo scopo di liberare l’India dagli Inglesi. La donna, memore delle battaglie socialiste della sua gioventù, decise di dedicarsi al problema dell’emancipazione dell’India; per il suo lavoro a favore dell’indipendenza la Besant fu eletta nel 1919 presidentessa del primo Congresso Nazionale Indiano. Gandhi ruppe ogni rapporto con i Teosofi e con gli Inglesi nel 1947, alla vigilia dell’ottenimento della sospirata indipendenza, il 15 agosto dello stesso anno; morì poi assassinato il 30 gennaio 1948.

La Società Teosofica influenzò tutto l’occultismo a cavallo fra i due secoli e favorì traduzioni di testi religiosi induisti e buddhisti; molti vi entrarono per curiosità o perché in cerca di alternative al razionalismo ed al materialismo, molti ne uscirono, più o meno soddisfatti. Tra i sostenitori ci fu William Frederick Allen, che con lo pseudonimo di Alan Leo divenne il più famoso astrologo del tempo. Leo veniva dalla setta protestante dei Fratelli di Plymouth; divenne teosofo nel 1890, poi sposò una chiromante professionista, che lo convinse a scrivere una serie di manualetti popolari di astrologia che lo resero molto ricco. Divenuto proprietario della rivista Modern astrology, egli si sforzò di nobilitare l’immagine dell’astrologia come sistema simbolico e metodo per conoscere meglio se stessi.
Anche l’inglese Alice Ann Bailey (1880-1948), nella foto a lato, abbracciò il credo teosofico, lasciando poi la Società perché delusa dalle lotte di potere tra i dirigenti; trasferitasi negli Stati Uniti, vi fondò la “Scuola Arcana“, di stampo teosofico, che insegnava un metodo di progresso mentale ed evoluzione spirituale da compiersi sotto la guida di un gruppo di maestri. Scrisse molti libri per illustrare la sua dottrina, tra cui il noto Trattato dei Sette Raggi.

 

Autore: Devon Scott
Messo on line in data: Marzo 2006
Si ringrazia Giuseppe Bufalo per le precisazioni sulla Società Teosofica.