GIUSEPPE E MARIA NEI VANGELI APOCRIFI di Gaetano Dini

Esoterismo della Bibbia: le figure di Giuseppe e Maria nei Vangeli Apocrifi

I Vangeli apocrifi sono quei vangeli sospettati di eresia da parte dei cristiani e sottratti quindi alla lettura dei fedeli, decisioni queste prese riguardo alcuni testi durante i vari Concili Ecumenici.
I Vangeli sinottici e la liturgia cattolica romana descrivono Gesù, Giuseppe e Maria come “La Sacra Famiglia”.

Vediamo invece come si esprimono al riguardo i Vangeli apocrifi.

 

Tre Vangeli apocrifi della natività e dell’infanzia di Maria
Tra parentesi le mie considerazioni sui tre testi, che sono sovrapponibili nelle loro trame, presentando tra loro solo lievi differenze.

Gioacchino della tribù di Giuda era un uomo molto ricco (doveva vivere vicino a Gerusalemme, forse a Betlemme, questo non viene specificato). Gioacchino possedeva campi coltivabili e da pascolo, molti tipi di armenti, bovini, pecore, capre. Aveva al suo servizio soprastanti e molti servi. Sua moglie era Anna.
La coppia non aveva avuto figli ed erano arrivati entrambi a un’età avanzata. I due coniugi erano sempre tristi per non essere diventati genitori.
L’Angelo del Signore un giorno parlò separatamente ad Anna e Gioacchino dicendo loro che presto avrebbero concepito un figlio. Così fu e nacque Maria.

(La storia evangelica sia canonica che apocrifa di Gioacchino ed Anna ricalca fedelmente quella di Abramo e Sara cui Dio concesse un figlio, Isacco, in età avanzata.) 

All’età di tre anni Maria venne portata dai genitori al tempio, (probabilmente di Gerusalemme, la cosa non è specificata) per essere educata convenientemente e qui rimase fino all’età di 12 anni assieme ad altre bambine di nascita aristocratica come lei. 

(Quella prassi doveva corrispondere all’inserimento ieri ed oggi di bambini di famiglie altolocate in prestigiosi collegi a conduzione religiosaProbabilmente le bambine vivano in un ala del tempio esclusivamente riservata alle donne e qui erano accudite da personale femminile. Le visite alle proprie famiglie da parte delle fanciulle e il loro rientro al tempio dovevano svolgersi a cadenza programmata.)

Prima che diventassero donne, le bambine dovevano però obbligatoriamente uscire dal tempio, che doveva essere mantenuto puro dai mutamenti sessuali tipici dell’età adolescenziale. Ritornate alle loro famiglie le fanciulle rimanevano normalmente in casa fino all’età di 15 anni, che era l’età canonica per il matrimonio. Però si potevano sposare anche prima.
I Vangeli apocrifi raccontano che Maria raggiunti i dodici anni di età, a differenza delle sue compagne non voleva uscire dal tempio in quanto voleva dedicare la propria vita al culto sacro.
(Dei genitori di Maria il racconto dei Vangeli apocrifi a questo punto non fa più menzione.)

I sacerdoti allora si consultarono tra loro e per obbligare Maria ad uscire, convocarono in assemblea tutti gli uomini scapoli, vedovi e anziani nobili od altolocati della tribù di Giuda. (Il raduno dei convocati doveva senz’altro tenersi al tempio di Gerusalemme anche se la cosa non viene specificata. Giuseppe si recò probabilmente a quel raduno da Betlemme suo paese natale anche se questi Vangeli non lo evidenziano.)

Ognuno dei convocati avrebbe dovuto portare il proprio bastone di comando familiare e consegnarlo ai sacerdoti che avrebbero tenuto per una notte tutti i bastoni nel tempio. Il giorno dopo uno dei bastoni avrebbe dato un segno inequivocabile e il suo proprietario doveva a questo punto accogliere Maria nella propria casa per tenercela fino all’età canonica dei 15 anni e poi darla convenientemente in sposa a qualche suo pari sociale.
Il giorno dopo i sacerdoti ammassarono tutti i bastoni fuori dal tempio. Da quello di Giuseppe si liberò in cielo una colomba bianca. Era questo il segno che faceva di Giuseppe con ascendenze che arrivavano fino a re Davide, il prescelto.

Giuseppe si schermì con i sacerdoti dicendo che era ormai anziano, vedovo e con prole e che ospitare in casa sua una fanciulla fino al suo matrimonio sarebbe stato sconveniente agli occhi di tutti. I sacerdoti furono però irremovibili e Giuseppe dovette portare a casa propria Maria.

(Il fatto che Maria non volesse uscire dal tempio all’età prescritta non era perchè desiderava consacrarsi a Dio ma perchè i suoi due genitori nel frattempo erano morti, in quanto erano dei genitori anziani rispetto a quelli delle altre fanciulle ospitate nel tempio. In mancanza di genitori e di parenti diretti, la procedura dell’epoca doveva senz’altro prevedere l’affidamento dell’orfana ad una famiglia rispettabile ed onorata del luogo. I vari capifamiglia che rispondevano a questi requisiti erano convocati e uno di loro veniva scelto dai sacerdoti o dopo attenta ponderazione o dopo estrazione a sorte. Il designato si doveva così assumere l’onere di questo impegno. Che fosse un onere lo dimostrano le varie rimostranze portate da Giuseppe ai sacerdoti.)

Giuseppe condusse quindi a casa sua Maria che visse coi figli di lui. Prima o durante l’anno prescritto per il matrimonio della fanciulla, l’Arcangelo Gabriele annunziò a Maria il suo concepimento. I Vangeli sinottici collocano il momento dell’Annunciazione a Nazareth, in Galilea, quelli apocrifi non specificano un luogo. Giuseppe nel frattempo era assente da mesi da casa per lavoro. Egli infatti era un “Tecton”, parola greca che significa non tanto falegname quanto carpentiere, cioè chi usa nei propri lavori materiali vari, il legno, le pietre e i metalli come giunzioni e tiranti. (Giuseppe doveva quindi essere un impresario edile dell’epoca ed era un uomo agiato e rispettato nella sua comunità.)

Tornato a casa, Giuseppe accusò Maria di essersi congiunta durante la sua assenza con un uomo. Diventata di dominio pubblico la gravidanza, a sua volta Giuseppe fu accusato dai sacerdoti di non essere stato casto con Maria e di averla messa incinta. Entrambi giurarono la loro innocenza. Furono così sottoposti a una particolare prova della verità nel tempio e risultarono non colpevoli, in accordo con le dichiarazioni da loro precedentemente rese.
Nel frattempo un editto di Erode decretava l’uccisione di tutti i nati maschi sotto i due anni di età. Giuseppe e Maria decisero così di fuggire e da qui inizia il racconto dell’Esodo.
(Molto più semplicemente rispetto a quello che raccontano le trame dei Vangeli apocrifi, Maria non fu data in sposa a una persona fuori dalla cerchia familiare dove era stata accolta in quanto Giuseppe nel frattempo l’aveva regolarmente sposata. Nei tempi antichi e moderni fino alla fine del ‘700, era frequente che ci fossero giovani di 14/15 anni che andavano in spose a uomini facoltosi o nobili dai 40 anni in su.)

 

Vangelo apocrifo “Storia di Giuseppe falegname”
Giuseppe (figlio di Eli, vedi Enciclopedia Vallardi ) era del paese di Betlemme in Giudea, discendente di re David. Di famiglia regale, era anche uno dei sacerdoti del tempio (si suppone di Gerusalemme, la cosa non è specificata).
Con il mestiere di falegname ben avviato, Giuseppe si sposò ed ebbe vari figli, quattro maschi e due femmine. Questi i loro nomi: Giusto, Simeone, Giuda, Giacomo, Assia e Lidia. La prima moglie morì e Giuseppe rimase vedovo.

I sacerdoti del tempio nel frattempo cercavano un uomo pio e rispettabile cui affidare Maria fino all’età prescritta per le nozze. Il prescelto fu Giuseppe. Quando Giuseppe portò Maria in casa, lei aveva 12 anni e fece come da madre al figlio più piccolo di lui, Giacomo.
Dopo un po’ rimasero in casa Giuseppe, Maria, Giuda e Giacomo, essendosi i due figli maggiori sposati come si erano del resto accasate le due figlie. Seguì il concepimento di Maria annunciato dall’angelo e le vicissitudini di entrambi i futuri genitori di Gesù coi sacerdoti e con la comunità locale fino alla fuga in Egitto. Giuseppe visse 111 anni.

 

Autore: Gaetano Dini
Messo on line in data: Settembre 2018

 

Bibliografia
Apocrifi del Nuovo Testamento – Ed. UTET, Torino