IL BOSCO SACRO di Marisa Menna

Il Bosco Sacro di Bomarzo


“Come l’Atlante ariostesco, che si era costruito un castello fatato, così, nella seconda metà del Cinquecento, Vicino Orsini, gentiluomo sdegnoso e sbuffante, creò nella sua tenuta di Bomarzo, un labirinto di simboli, dove “dame e paladini” andassero in cerca di ciò che più desideravano e vagassero sino a smarrirsi.
 Spianate balze e imbrigliati ruscelli, egli popolò il “sacro bosco” di cerberi e tartarughe, di obelischi e di ninfei, di statue gigantesche e di meraviglie manieristiche, non per semplice magnificenza o bizzarria, ma per testimoniare la sapienza platonica ed ermetica, il cui sigillo, presente dappertutto, era la Rosa a Cinque Petali.” Elémire Zolla

Nel cuore della Tuscia il caratteristico paese di Bomarzo custodisce un parco naturale ricco di sculture che ritraggono divinità, mostri e animali mitologici, celebri in tutto il mondo.
Il Bosco Sacro, conosciuto come Parco dei Mostri o Villa delle Meraviglie, affascinò personaggi come Salvador Dalì e Michelangelo Antonioni, Goethe e molti altri artisti e curiosi che lo visitarono.
Importanti nel territorio di Bomarzo sono anche le costruzioni limitrofe come la misteriosa Piramide.

Tornando al Bosco Sacro, il visitatore viene invitato a compiere al suo interno un vero e proprio percorso iniziatico, un viaggio simbolico per risvegliare il proprio essere. Dovrà affrontare prove precise, raffigurate simbolicamente dai mostri che popolano il parco, che richiamano personaggi della Tradizione e dei miti, e che rappresentano allegoricamente le paure profonde e le proiezioni interiori dell’essere umano.

Ogni singola scultura, una volta affrontata, dona all’iniziato una virtù, una chiave, per comprendere e migliorarsi e chi sa ascoltare le riconosce come una parte di sé che improvvisamente ritrova.
Ciò che ci insegna questo luogo è guardare oltre la semplice apparenza, addentrandosi dentro se stessi per migliorarsi.
Molto è stato scritto su quest’opera particolare e sui personaggi che lo popolano, ma il Bosco va compreso e vissuto in tutta la sua interezza, come un’unica grande creatura, e soprattutto, cosa più importante, va visitato seguendo le orme di chi ha davvero conoscenze della Tradizione, della storia del luogo e dei suoi protagonisti: Elemire Zolla è uno di questi.

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Autore: Marisa Menna
Messo on line in data: Novembre 2020
Cortesia del sito www.coscienza.org