SPECIALE RENNES-LE-CHATEAU: IL CODICE DA VINCI, LA POLEMICA di Devon Scott

Una polemica infinita tra leggende e invenzioni

A leggere la trama de’ Il Codice da Vinci, la storia non sembra avere qualcosa di particolarmente strano. Il thriller è a tratti avvincente, con un ritmo molto sostenuto, a tratti noiosetto, specialmente nelle spiegazioni storiche; i dialoghi sono piuttosto semplici e gli espedienti narrativi ingenui, fino all’irritante e inverosimile finale in puro stile da soap opera.
Un romanzo piacevole come tanti altri, basato sulla storia di Gesù sposo di Maria Maddalena, che si trova da decenni sui libri che parlano di Rennes-le-Chateau; si è ispirato a questa leggenda anche Nikos Kazantzakis, autore del romanzo L’ultima tentazione, dal quale fu tratto un film nel 1988, diretto da Martin Scorzese, L’ultima tentazione di Cristo, con Willem Defoe, Harvey Keitel, Barbara Hershey e David Bowie.

Ma la vera anomalia è che le tesi del Codice sono state prese per buone da troppa gente, tanto da far montare un casus belli che ha dell’incredibile, con da un lato milioni di persone che credono ciecamente a tutte le tesi esposte, dall’altro decine di illustri studiosi che si sono presi la briga di scrivere dotte critiche a ciò che Brown ha sostenuto.
L’autore è andato a cercarsi guai fin dall’inizio: invece di lasciare soltanto la solita formuletta che mettono tutti i romanzieri all’inizio di ogni libro (cioè: questo libro è opera di fantasia… qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone è assolutamente casuale), Brown si è lasciato andare a una affermazione delirante: “Ogni descrizione di opera d’arte, architettura, di documenti, e rituali segreti di questo romanzo è esatta“, dicitura che poi è stata tolta nelle successive ristampe, dopo un diluvio di contestazioni. Ma la miccia era ormai innescata.

Dopo la pubblicazione del libro, storici e studiosi d’arte, laici e religiosi, di ogni paese hanno pubblicato articoli e libri di critica alle teorie di Dan Brown. In prima fila ci sono teologi e giornalisti cattolici.
Amy Welborn, editorialista e redattrice del settimanale cattolico “Our Sunday Visitor”, una delle prime a pubblicare confutazioni al libro, ha rilasciato questa intervista, pubblicata da ZENIT il 4 maggio 2004 (che può essere letta per intero nel sito dell’Opus Dei):

Prima c’è stato Il Codice da Vinci. Ora arriva De-coding da Vinci (Decodificando da Vinci). Il Codice da Vinci è sicuramente un’opera di pura invenzione, e da molti punti di vista. Nel contesto di questo romanzo, però, l’autore, Dan Brown, presenta molte affermazioni sulla storia, la religione e l’arte, e le presenta come verità, non come parte del suo mondo di finzione. Ad esempio, uno dei punti centrali di Brown è il fatto che i primi Cristiani non credessero che Gesù fosse divino e che Gesù e Maria Maddalena fossero sposati. Pone queste affermazioni in bocca a personaggi eruditi e le sottolinea con frasi come ‘gli storici affermano’ o ‘gli studiosi sostengono’. Brown, inoltre, presenta all’interno del suo libro come veritiere, nonostante la loro scarsa affidabilità, fonti che vengono presentate anche in una bibliografia disponibile sul web. Ha poi affermato più volte in varie interviste che parte di ciò che fa nel suo libro è presentare una storia perduta per i lettori fino a questo momento, e che è contento di farlo“.

Ma ce ne sono tanti altri, per esempio:
Contro il Codice da Vinci di José Antonio Ullate Fabo (edizioni Sperling). L’autore è un avvocato spagnolo, che ha trovato ben 37 invenzioni e falsi storici nel libro.
I segreti del Codice Da Vinci. Guida non autorizzata a fatti, personaggi e misteri del Codice Da Vinci di Simon Cox (edizioni Età dell’Acquario). In che misura il romanzo è storicamente attendibile e dove invece altera i fatti a vantaggio della finzione narrativa? Cosa c’è di vero, di verosimile o di probabile, e che cosa è soltanto frutto della brillante fantasia dell’autore? Questo libro – che soltanto in Inghilterra ha venduto oltre 250.000 copie – si propone di eliminare ogni equivoco. Agilmente strutturato in voci disposte in ordine alfabetico, è uno strumento prezioso per i molti appassionati del romanzo, e per tutti coloro che nutrono interesse per la straordinaria verità che si cela dietro alla leggenda del Graal.
Maria Maddalena. La Dea occulta del cristianesimo di Lynn Picknet (edizioni Età dell’Acquario), un ottimo libro che analizza la figura di Maria Maddalena, ritratta tradizionalmente come una prostituta pentita soccorsa da Gesù. La Maria Maddalena dei Vangeli è assurta in tempi recenti a icona di un nuovo cristianesimo, come «tredicesimo» apostolo, la «donna che sa tutto», nella Chiesa delle origini seconda soltanto a Gesù, di cui sarebbe stata l’amante e la compagna spirituale, e a cui avrebbe anche dato un figlio.
Il Codice da Vinci. Verità e menzogne, di Darrel L. Bock (edizioni Armenia), anche questo dedicato a Maria Maddalena.
L’autore è un teologo americano, studioso di storia antica e insigne biblista, e confuta con dovizia di argomentazioni storiche e archeologiche la ricostruzione delle origini del cristianesimo alla base del thriller e risponde agli interrogativi inquietanti sollevati dal romanzo. Chi era davvero Maria Maddalena? Fu la sposa di Gesù e madre della sua progenie, oppure Gesù, che le Scritture descrivono come uomo non sposato, non seguiva le tradizioni ebraiche? Fu davvero demonizzata dalla Chiesa? Maria di Magdala compare nel Vangelo di Luca, dove viene esorcizzata da Gesù, poiché invasata dai demoni. La troviamo presso la croce nel Vangelo di Matteo, tra le dolenti. Infine, è testimone della resurrezione. Per i Padri della Chiesa, Maria Maddalena fu fedele seguace di Cristo. In seguito fu fatta santa, segno che di demonizzazione non si può proprio parlare. Sul fatto che alcuni la identificano con una prostituta, responsabile dell’errore fu la confusione tra due passi evangelici contenuta in una omelia di papa Gregorio Magno, che associò l’unzione dei piedi di Gesù con l’uso di unguenti a scopo seduttivo, per cui una devota che compie un gesto di adorazione come l’ungere i piedi con unguenti preziosi è diventata una consumatrice all’ingrosso di unguenti costosi, cosmetici che potevano usare solo delle prostitute. In realtà, nel testo sacro si parla di una “peccatrice”, senza entrare in particolari. Il libro di Bock chiarisce anche il metodo usato per la scelta dei Vangeli da inserire nel “Nuovo Testamento”, con un esame delle credenze degli altri Vangeli, gnostici e apocrifi.
I segreti del Codice di Dan Burstein (edizioni Sperling), che troverete in questa pagina.
Poi ancora:
La verità sul Codice da Vinci di Bart Ehrman (edizioni Mondadori).
Il Codice svelato di Marco Fasol (edizioni Fede e cultura).
Inchiesta sulla resurrezione di Andrea Tornielli (edito da Il Giornale).
Attacco alla Chiesa di Andrea Tornielli e padre Livio Fanzaga (edizioni Gribaudi).
Sul tema è uscito anche un romanzo, La cospirazione da Vinci di M. Sinclair (edizioni Età dell’Acquario), che ipotizza, dietro al successo mondiale del libro di Dan Brown, un oscuro complotto.

 

Un Codice che è una pacchia
Giornalisti, scrittori, esoteristi, saggisti e teologi hanno pubblicato, uno dopo l’altro, testi di confutazione alle teorie espresse da Brown nel romanzo. Non esiste quotidiano o rivista che non abbia dedicato almeno un articolo al libro o al film. Pensavate che fosse stato detto tutto? Niente affatto! Si parla del Codice in spettacoli televisivi e radiofonici, sono in arrivo altri libri e altri articoli, contro Dan Brown e contro chi è contro Dan Brown. Mi aspetto anche una pièce teatrale del Codice, un radiodramma e una versione semplificata per bambini. Non sarebbe male anche una telenovela e – perché no? – un Codice in versione osé: prima o poi qualcuno ci penserà. Potranno essere successi o insuccessi, ma ogni volta che se ne riparlerà le vendite del libro avranno un’impennata.
I più raffinati fan di Dan Brown possono esibire la stilo del Codice, in oro 18 carati, con l’uomo vitruviano e il logo del film; peccato costi circa 1.600 euro. Per i meno abbienti ci sono tazze, cappellini, segnalibri, puzzle, DVD, videogiochi, quaderni e matite, perfino un mazzo di tarocchi, edito da Armenia (quelli originali del Codice).

Concluso felicemente (per Brown) il processo per plagio, che lo vedeva contrapposto a due degli autori de’ Il Santo Graal, si annunciano altri guai giudiziari. Il russo Mikhail Anikin, studioso di Leonardo e dipendente del Museo Hermitage di San Pietroburgo, lo ha citato in giudizio; tempo fa ha scritto un saggio su Leonardo, traendo conclusioni che Brown avrebbe copiato. Il prof. Anikin vuole pubbliche scuse (per scaldarsi il cuore e l’ego) e la metà dei guadagni del libro (perché non si vive solo di parole buone). Un cardinale nigeriano afferma che denuncerà Brown per vilipendio della religione cattolica: mica si può porgere l’altra guancia all’infinito. Per non essere da meno, un opinionista islamico ha dichiarato che Gesù non è patrimonio dei cattolici (è nominato 11 volte nel Corano) e chi lo offende è colpevole come chi offende Maometto.

C’è anche chi si felicita per effetti collaterali positivi: in un articolo di Gianni Riotta sul Corriere del 20 maggio 2006, dal titolo L’ARMA DELLA TRASPARENZA – L’Opus Dei batte il Codice da Vinci, il giornalista ci informa che invece di

denunciare, smentire, trascinare autore e regista in tribunale, la «prelatura personale» fondata da san Josemarìa Escrivà de Balaguer, ha colto l’occasione per aprirsi al dialogo con i giornalisti, fin qui detestati e messi al bando. Non trincerandosi dietro la tradizionale segretezza, l’Opus Dei – definita dalla stampa anglosassone «Octopus Dei» la piovra di Dio, per gli interessi riservati – ha chiesto ai suoi esponenti di ricevere e discutere con i cronisti, ha aperto gli archivi al più rispettato vaticanista americano, John Allen per un suo libro, e ha perfino scherzato sul cilicio, la maglia di ferro medievale che alcuni esponenti indossano per penitenza, come il monaco killer Silas nel romanzo di Brown e nel film polpettone deprecato a Cannes”.

L’Opus Dei ha affermato che le mistificazioni di Dan Brown alla fine saranno un toccasana per rendere palese la verità sulla prelatura.

I musei citati nel libro, le chiese, i palazzi sono ora mete turistiche ancor più del solito; la cappella di Rosslyn, abitualmente visitata da 30.000 turisti all’anno, ora se ne vede arrivare 120.000; tremo al pensiero delle code della prossima estate per vedere la Gioconda e la Vergine delle Rocce, code che già sono da sempre chilometriche!
Intraprendenti agenti di viaggio hanno escogitato un Magic Tour a pagamento nei luoghi del libro, per cui adesso orde di turisti calano al Louvre (percorrendo la Grande Galleria con gli occhi attenti di un segugio), nell’abbazia di Westminster, a Temple Church e nella cappella di Rosslyn, a caccia di “segni”. Ma il peggio è successo nella chiesa di Saint-Sulpice, nella quale turisti sconcertati vagano cercando un tempio dedicato a Iside nella cripta e un inesistente pavimento di granito grigio. Per chi contempla la linea meridiana incassata nel pavimento, la “Linea della Rosa“, immaginandosi messaggi criptici nascosti da qualche misteriosa Fratellanza occulta, magari cercando il buco fatto nella pietra antica dai colpi di Silas, il killer albino, un cartello avverte ironicamente:

L’unico modo per conferire un senso religioso a questo strumento di astronomia è di riconoscere in Dio il Creatore e il Signore del Tempo“.

Spero che di questa pacchia mediatica benefici anche il bel romanzo di Carlo Sgorlon, Il Processo di Tolosa, pubblicato nel 1998 da Mondadori, che racconta la stessa storia sostenuta dal Codice. Ambientato nel 1939, narra di un giovane professore, Louis Dagobert Plantard de Lorraine, che viene processato per aver ucciso un uomo in possesso di documenti compromettenti su sua moglie Irene. Condannato, il giovane viene però liberato durante il trasferimento in carcere dai Priori di Sion, un’associazione segreta che lo considera l’eletto, erede di una dinastia francese che si credeva estinta… Il libro ha avuto solo cinque edizioni e ne meritava ben di più, perché i suoi pregi letterari sono di gran lunga maggiori di quelli del Codice, e anche per premiare l’onestà intellettuale dello scrittore friulano, che senza farsi problemi ha tranquillamente dichiarato, all’inizio del libro:

Molte notizie storiche o leggende di questo romanzo sono state ricavate, e liberamente interpretate o rifatte, dal saggio Il Santo Graal di M. Baigent, R. Leight e H. Lincoln (Mondadori, 1982)”.

 

Progetti futuri?
Il prossimo romanzo, al quale Dan Brown sta lavorando, dal titolo provvisorio The Solomon Key (La Chiave di Salomone), partirà avvantaggiato da anni di polemiche, dalle critiche allo stile letterario dell’autore e dai guai giudiziari affrontati; per questo i soliti ben informati raccontano che la prevista uscita alla primavera 2006 è slittata per dare tempo a editore e autore di controllare ogni parola del testo, per evitare guai. Si sa comunque che sarà ambientato a Washington; dopo gli Illuminati di Baviera di Angeli e demoni e il Priorato di Sion del Codice, ne saranno protagonisti i Massoni. Indiscrezioni sulla blindatissima trama sono state date dallo stesso editore del libro, Stephen Rubin, il quale, dopo un pranzo di lavoro con un giornalista del New York Times, ha molto opportunamente lasciato cadere qualche particolare (in un momento di fintissimo abbassamento della guardia causato dall’ottimo pasto) per accontentare fan e Media: sappiamo che il protagonista sarà ancora Robert Langdon, un “Harrison Ford in giacca di Harris tweed”, come viene descritto dal suo ideatore, con occhi azzurri vivaci e una voce che pare “cioccolata per le orecchie”. Sappiamo che il teatro delle gesta sarà la capitale amministrativa degli USA, Washington, e i suoi numerosi simboli esoterici; si parlerà di una cospirazione che coinvolge George Washington, Thomas Jefferson e gli altri Padri Fondatori degli Stati Uniti, con omicidi di uomini politici di oggi. La fibrillazione dei fan è salita alle stelle dopo la dichiarazione di Dan Brown: la copertina del Codice contiene indizi su The Solomon Key.

Ma queste briciole non possono bastare agli affamati fan; ecco allora The Guide to Dan Brown’s The Solomon Key, che spiega tutto sul libro che ancora non esiste. Ma come? No, Greg Taylor non è un veggente e neppure ha sbirciato le bozze, ma è un uomo intelligente e ha spulciato tra quello che Brown ha detto nelle varie interviste, quello che c’è sul suo sito ufficiale, quello che c’è sui siti degli ammiratori, oltre ad aver studiato a lungo la rivelatrice copertina del Codice per carpirne ogni segreto, et voilà, ecco fatta la guida, che mescola la Massoneria con la CIA, i Padri Fondatori (che si sospetta non fossero neppure veri cristiani, per cui chissà cosa possono aver combinato) con sette segrete molto pericolose infiltrate nel governo USA, in un tripudio di simbologia esoterica degli edifici di Washington. Il libro di Taylor non è l’unico; ne sono usciti altri (una decina!) che rivelano trama e particolari del libro; se io fossi Dan Brown, cambierei trama e finale per fare dispetto a tutti!

Ma che cos’è la vera Chiave di Salomone, che ha dato il titolo provvisorio al libro di Dan Brown? Si tratta del più famoso Grimorio (testo pratico di magia) di tutti i tempi, attribuito dalla tradizione appunto al re Salomone, che con la magia aveva avuto a che fare per tutta la vita, tanto che gli venivano attribuiti eccelsi doni: la conoscenza di tutte le cose, un’infinita saggezza e un anello magico che gli permetteva di capire il linguaggio degli animali. Ne è uscita una versione completa, edita da Venexia, curata da Sebastiano Fusco (Euro 29,50), una edizione perfettamente aderente all’originale che spiega le pratiche di meditazione e di contemplazione, in modo tale da rendere il testo accessibile a tutti.

 

Autore: Devon Scott
Messo on line in data: Maggio 2006

 

Nota della Redazione: Il nuovo libro di Dan Brown è uscito in Italia con il titolo, la trama e il finale cambiati rispetto alle indiscrezioni. Si intitola Il simbolo perduto, Mondadori, prima edizione ottobre 2009.