I TESTI DELLA CABALA (PARTE PRIMA) di Myrko Cassano

Iniziamo da questo numero la pubblicazione di una serie di note sui più famosi testi cabalistici, curati da Myrko Cassano, studioso di esoterismo. Cominciamo con un glossario per chiarire i termini più usati.

 

GLOSSARIO DEI TERMINI DELLA QABBALAH

Arizal. Nome abbreviato di Rabbi Isacco Luria Ashkenazi, vissuto nel 1500, in Egitto prima, e a Tzfat, in Galilea, dopo. Nonostante la sua breve vita (mancò a 38 anni), è considerato il più importante cabalista di tutto il millennio. Grazie a lui, gli insegnamenti dello Zohar (il libro dello Splendore) hanno ricevuto una sistematizzazione ed una chiarificazione insuperate. Uomo molto pio e misericordioso, possedeva miracolose capacità di guarire e di consigliare gli altri. La sua tomba, a Tzfat, è uno dei luoghi più santi d’Israele, un luogo dove si avverte che la propria preghiera sale diretta al cielo.

Birur Niztotzot. Selezione delle scintille cadute. Nella Cabalà dell’Arizal, dopo la distruzione dei Recipienti, un certo numero di scintille di luce è caduto in basso, mescolandosi ed alimentando le forze del male. Uno dei più alti scopi della vita umana, forse il più alto, è quello di ricercare questi frammenti di bellezza e verità divini, sparsi nei mondi inferiori, e ricondurli alla loro radice di santità e purezza.

Chasidismo. Movimento di rinnovamento della vita spirituale ebraica, iniziato dal Baal Shem Tov in Europa orientale, nel 1700. Ebbe l’enorme merito di aprire i segreti della spiritualità e della mistica alle classi d’ebrei meno colti e più poveri. Il Chasidismo faceva e fa uso di tecniche meditative molto potenti, ma anche di canto e danza, per arricchire la preghiera e la vita religiosa quotidiana. Tutt’oggi conta centinaia di migliaia d’aderenti, sebbene si sia suddiviso in molte scuole diverse. Tra i suoi filoni più importanti: Chabad Lubavitch, una scuola centrata soprattutto sullo studio dei più profondi dei segreti esoterici; Breslov, dove l’enfasi sulla preghiera è molto più sentita.

Ghematria. Il calcolo del valore numerico di una parola, ottenuta sommando i valori di ogni singola lettera. Secondo la Cabalà, termini che possiedono un identico valore numerico, sono collegati da una corrispondenza, anche se i concetti espressi da tali termini sono del tutto diversi. Si possono calcolare le ghematrie di interi versi, semplicemente sommando tutte le parole. Vi sono diversi modi di calcolare la ghematria di una parola o di una frase, e alcuni di essi sono molto complessi.

Libro della Formazione (Sefer Yetzirà). Forse il più antico dei testi di Cabala. Si tratta di una serie di paragrafi molto concisi, riguardanti le corrispondenze tra le varie Sefirot (non ancora menzionate coi loro nomi), le lettere dell’Alef Beit ebraico, e i vari settori della creazione, sia fisici che spirituali. Il suo studio è alla base degli insegnamenti forniti dalla nostra scuola.

Luce Infinita. Lo stato di perfetta pienezza, energia, consapevolezza, beatitudine, non avente nè fine nè scopo, dal quale Dio ha tratto l’universo e le anime, oltre ad ogni cosa esistente, sia nei mondi spirituali che in quelli fisici.

Midrash. Tradizioni e commenti di tipo narrativo, riguardanti i molteplici episodi e personaggi della Bibbia. Fanno parte della “Torà orale”, che in passato veniva tramandata solo bocca a bocca. Dopo la distruzione del secondo Tempio, i vari midrashim sono via via stati scritti tutti, e raccolti in molteplici libri. Il più famoso è cospicuo tra loro è forse il “Midrash Rabba“, sul Pentateuco.

Mikvè. Un bagno purificatorio, da compiersi in acqua viva, naturale. Si chiama così anche una serie di vasche particolari, una delle quali contiene acqua piovana raccolta in modo naturale. Qui le donne ebree si recano per compiere l’immersione che le rende nuovamente permesse ai mariti, dopo l’interruzione dei rapporti osservata durante le mestruazioni e in tutta la settimana successiva. Anche gli uomini hanno i loro mikvè, dove compiono immersioni che, secondo la Cabalà, hanno un grande potere purificatore per l’anima.

Mondo del Caos. Anche chiamato “olam ha tohu“. Si tratta della prima creazione, un mondo in cui dominava la qualità del giudizio severo (Din). Questa creazione ha seguito un iter sotto molti aspetti simile a quanto spiegato dalla scienza. E’ dunque un mondo vecchio. In esso vige la legge dell’entropia, è dunque un mondo isolato. A lungo andare ogni cosa in esso presente si esaurisce, e torna al caos iniziale. Tutto ha fine, sia le realtà fisiche, che le creature umane e le loro opere.

Mondo della Rettificazione (Olam ha tikkun). E’ la seconda creazione, quella iniziata 5760 anni fa (corrispondente al 2000 dell’era corrente). In essa vige l’anti-entropia, o negentropia. Ogni cosa ivi presente cresce e si evolve verso un grado di maggiore ordine. Crescono le informazioni ivi accumulate, è quindi un mondo di pura consapevolezza. Le realtà e le creature ivi presenti possono vivere in eterno. Infatti, grazie ad una sottile rete di canali misteriosi, chiamata “Albero della Vita”, il mondo della rettificazione riceve in continuazione energia ed abbondanza dal serbatoio inesauribile della Luce Infinita. Ciò permette il rigenerarsi degli organismi, oltre al loro crescere ed evolversi.

Partzufim. Personificazioni o “espressioni”. La traduzione migliore di “partzuf”, nel linguaggio teologico, sarebbe “ipostasi”, una personificazione del Divino. Sono veri e propri ruoli, assunti dal Divino nel suo rapportarsi con la creazione. Nella Cabalà i partzufim sono sei. Tra essi: Padre, Madre, Figlio e Figlia. È come se Dio stesso assumesse tutti quei ruoli, nel suo intervenire nella nostra vita. Così facendo, li santifica e li divinizza. Eseguendo noi stessi quei ruoli secondo i modelli stabiliti da Dio, e rivelati nella Scrittura, specie se letta alla luce delle chiavi cabalistiche, abbiamo accesso al regno della Divinità, della perfezione, dell’immortalità.

Quattro universi. Secondo la Cabalà la creazione contiene quattro distinti livelli di realtà, chiamati: Atzilut – Emanazione (il più alto e nobile, bene assoluto); Briah – Creazione (il secondo, il comparire di qualcosa dal nulla, la creazione ex-nihilo); Yetzirah – Formazione (il terzo, il mondo degli archetipi, dei simboli, degli angeli, dove male e bene sono presenti insieme); Assiah – azione (l’ultimo e più basso, dove ciò che conta è l’agire, i risultati, la materia, dove il male tende a prevalere).

Reshimo. Rimanente. Lo Tzimtzum operato da Dio nella Luce Infinita non la elimina del tutto. Nello spazio vuoto così creato, rimane un residuo, reshimo, della perfezione presente nella Luce Infinita. Si fa di solito l’esempio di un vaso che aveva contenuto un preziosissimo olio profumato. Anche dopo che l’olio è finito, rimane il suo profumo. Secondo la Cabalà, il residuo di Luce Infinita del Reshimo è il materiale primo dal quale sono stati tratti gli universi.

Shabbat. Il Sabato ebraico. Inizia col tramonto del venerdì, e termina con l’apparire delle stelle, il sabato sera. Viene celebrato astenendosi da ogni attività lavorativa, e dedicando il proprio tempo allo studio, alla preghiera, al canto, alle gioie della vita famigliare. Parte della celebrazione è il Qiddush, la benedizione recitata sul vino e sul pane, all’inizio dei primi due dei tre pranzi festivi del Shabbat. Il partecipare attivamente al Shabbat, rispettandone le regole, è un’esperienza unica, molto gioiosa, di vero riposo e nutrimento dell’anima.

Shevirat ha kelim. La rottura dei Recipienti. Uno dei più affascinanti, ma anche misteriosi concetti della Cabalà lurianica. In una fase molto iniziale della creazione, i mondi sarebbero stati distrutti da un eccesso di Luci che non trovava Recipienti atti a contenerle. Pur nella sua drammaticità, grazie a questo evento Dio ha permesso il comparire delle individualità separate, e ha potuto creare il polo negativo, essenziale per una vera libertà di scelta, il più grande dono dell’essere umano. Secondo alcuni cabalisti, la Shevirat ha kelim conteneva già in se tutte le sofferenze e distruzioni che sarebbero poi venute dopo. Eppure il suo scopo finale è solo e soltanto quello di aumentare il bene disponibile ed esperimentabile dalle creature. Essa è la caratteristica più saliente del Mondo del Caos.

Shekhinà. Letteralmente: “Presenza“. È l’aspetto femminile di Dio, quello immanente, quello che, per così dire, si è legato al mondo, compreso i suoi aspetti più bassi. È la parte di Dio più vicina a ciascuno di noi, capace di condividere i nostri sentimenti, le gioie ma anche le sofferenze. Grazie alla Shekhinà, ogni cosa, che facciamo o viviamo, è santa e pregna di significato.

Tzimtzum. Restrizione. Dio crea il mondo a partire dalla Luce Infinita. La prima azione consiste nel creare in essa uno spazio vuoto capace di ospitarla. Ciò viene effettuato tramite lo Tzimtzum, un volontario restringimento dello spazio occupato dalla Santità divina. In realtà, la nascita dello spazio, come lo intendiamo noi, è il risultato dello Tzimtzum originario.

Libro dello Splendore (Zohar). È il nome del più importante testo di Cabalà. È un vasto commentario al Pentateuco, scritto in uno stile altamente poetico, immaginativo e metaforico. È la base di tutta la Cabalà, e in esso vi sono innumerevoli insegnamenti, la cui portata è ancora in gran parte sconosciuta. Pur provenendo da antiche tradizioni, risalenti a Rabbi Shimon bar Yochai (secondo secolo dell’era corrente), e ai suoi discepoli, lo Zohar è stato redatto e pubblicato soltanto nel 1300. Fino allora tali conoscenze erano tramandate in cerchi oltremodo ristretti e ben nascosti. Lo Zohar è scritto in aramaico. Ne esistono diverse traduzioni, sia in ebraico, che in inglese e in francese.

 

Autore: Myrko Cassano
Messo on line in data: Luglio 2003