GUIDA ALLA DEA MADRE IN ITALIA di Andrea Romanazzi

Guida alla Dea Madre in Italia. Itinerari tra culti e tradizioni popolari di ANDREA ROMANAZZI
Venexia Edizioni, Roma, 2005, 250 pagine, illustrazioni in B/N e 16 mappe con percorsi suggeriti per visitare i luoghi della Dea in Italia
www.venexia.it
 

Andrea approfondisce ulteriormente l’argomento della Dea Madre nel suo secondo libro, Guida alla Dea Madre in Italia, edito da Venexia. Il culto della Mater Magna affonda le sue radici nella terra della rimembranza, ove le ombre di un lontano passato evocano ricordi, mai cancellati, di prosperità e gioia, di un tempo in cui l’uomo, stranito dai molteplici poteri e aspetti della natura, la fece madre e nutrice, iniziando a vivere nella sua immanenza come prodigo figlio che con timore venera e rende grazie alla sua Dea. Sono queste le caratteristiche della Grande Generatrice, la mater il cui ventre è, nell’immaginario primitivo, la grotta e i cui liquidi vitali, le sacre fonti che sgorgano dalle viscere della terra, assicurano la vita.

Il libro, in un mistico percorso tra le tradizioni ed il folklore italiano, ci porterà alla scoperta dei molteplici aspetti della Dea, dagli antri paleolitici alle “pocce lattaie”, nelle cui profondità incontreremo Ma e Cerere, Brigida e Ciane, Meftis e Dana, fino ad arrivare alle numerose Vergini dal volto scuro, ricordo di culti primitivi nei quali fertilità e procreazione avevano assoluta dominanza.
Questo libro diventa così una vera e propria cerca delle tracce della dea nel territorio italiano, un sentiero reale, ricco di luoghi da visitare tra gli odorosi e oscuri boschi ove la dea, mai scomparsa, si è ritirata, con il suo compagno, il Dio, schernendo il tempo e “l’uman destino”, e lasciando, come monito, i suoi templi. E’ in questo scenario che, affiorano negli antichi ricordi popolari italiani, mai scalfiti, le radici di tradizioni e antiche reminiscenze che, come suoni e canti di Muse ispiratrici, svelano, tra le nebbie dell’umana inquisizione e dell’oscuro oblio, i ricordi di un passato celato nel fantastico scrigno del folklore popolare e delle fiabe, regno incontrastato della Dea ove, ancora oggi, tra le parole di scrittori e poeti, sorride alle nuove generazioni: essa è qui nascosta e vivrà per sempre aspettando ansiosamente colui o colei che la ascolterà e la farà rivivere.

Nell’era del consumismo sfrenato e delle vacanze “di massa”, non deve colpire che gruppi più o meno ristretti di persone vadano alla ricerca delle così dette “mete e/o vacanze alternative”, volte a conoscere aspetti e caratteristiche di luoghi sconosciuti, di cui poco si parla e magari poco si sente, perché poco sfruttati dalle grandi macchine del turismo. E non deve tanto meno sorprendere che, proprio in queste zone apparentemente dimenticate da Dio, palpiti un vissuto e un sottobosco di tradizioni, usi e costumi che ci riportano indietro nel tempo – ma molto indietro! –, a quelle epoche in cui l’essere umano viveva in perfetta sintonia con la sua amica Natura e scandiva la sua stessa esistenza in base ai suoi cicli o, dir si voglia, “capricci”.
Andrea Romanazzi si è quindi coraggiosamente avventurato lungo gli intricati sentieri di tale passato, le cui tracce restano visibili all’occhio attento e scrutatore dell’uomo, alla ricerca di segni che testimoniassero, in Italia, il grande e purtroppo dimenticato amore viscerale per la grande Madre, o Dea Madre. E dico viscerale non a caso, poiché la ricerca dell’Autore trae spunto proprio dalle viscere della Terra, che così profusamente richiamano le profondità dell’utero femminile e del suo sentire così complesso.

La scrittura semplice, concisa e al tempo stesso precisa, conduce per mano il lettore, senza mai annoiarlo – nonostante il libro non manchi di citazioni e attestazioni storiche – e facendolo scivolare negli antri nascosti delle terre da lui descritte. Assieme all’Autore, ci si insinua incuriositi attraverso i cunicoli e i passaggi segreti di quelle terre in cui, magari, viviamo fin da quando siamo nati, ma della cui prosperità e ricchezza antiche non eravamo nemmeno lontanamente a conoscenza. Se la Dea Madre rappresenta la facciata nascosta ed occultata della storia dell’uomo, l’arto mancante della sua spiritualità troppo spesso coercizzata a dar credito unicamente al “maschile”, essa sfugge allo sguardo superficiale e si confonde mimetizzandosi con le facciate esterne del mondo a noi circostante.
Non va dimenticato che la Dea madre ha molteplici aspetti e, nel tempo, ha incarnato culti e costumi diversi: come quelli, ampiamente descritti dall’Autore, associati all’elemento Acqua e all’elemento Terra. Il libro, dettagliatissimo e curato nella sua analisi, si snoda così, di capitolo in capitolo, attraverso il racconto delle usanze popolari – sul cui letto giace sempre quel famoso “fondo di verità” – e delle credenze mistiche, pagane ma anche cristiane delle diverse regioni d’Italia. I riferimenti a culti simili ma dislocati nel tempo e nello spazio non mancano e non fanno che confermare la teoria secondo cui, alla base della sfera spirituale umana, ci sia un’unica verità che vibra, al di là dei confini e delle barriere che le religioni vi hanno di volta in volta frapposto.
E allora perché non seguire gli itinerari proposti dall’Autore – corredati con tanto di cartine e mappe stradali – alla ricerca di quel volto che nel tempo abbiamo imparato a dimenticare, ma la cui assenza rende spesso la nostra ricerca interiore incompleta? “La Dea Madre c’è, in ognuno di noi e in ogni cosa che ci circonda”.
È questo l’invito che ci comunica l’Autore nel suo secondo libro dedicato alla Dea Madre, quando afferma:

La Dea (…) pur oppressa da un guerriero culto maschile (…) non scomparirà mai completamente e si rifugerà nella propria immanenza (…) per parlare a colui che ne ricerca le parole per entrare al suo cospetto nel circolo femmineo” (Recensione di Titti Fumagalli).

 

Andrea Romanazzi, laureato in ingegneria civile con indirizzo Geotecnica e specializzato in Ingegneria della Sicurezza, da più di tredici anni si interessa a varie discipline, come l’antropologia e l’archeomitologia. Si occupa, effettuando ricerche sul campo, di manifestazioni religiose, magico popolari e folklore, quello che ritiene essere quod superest di una cultura millenaria oramai persa. Interesse principale è la ricerca delle tracce dell’antico culto della Dea Madre e le sue evoluzioni tra storia, mito, religione e tradizioni.
Il suo primo libro, La dea madre e il culto betilico, è stato recensito su diverse riviste specializzate del settore come il magazine Hera, Graal, Hicarus, nonché su quotidiani locali. E’ stato argomento di studio in due manifestazioni, una organizzata dall’Archeoclub di Italia, sede di Bari, dal titolo “La Dea Madre e il culto delle Pietre Sacre” e una seconda nell’ambito della Settimana della Creatività organizzata dal comune di Bari.
E’ coautore della pubblicazione scientifica Instabilità dei versanti nei centri storici di grande interesse storico artistico monumentale: il caso di Acerenza (Basilicata), lavoro presentato al I Congresso AIGA, Chieti, 19-20 febbraio 2003.
Suoi articoli sono stati pubblicati su quotidiani e riviste specializzate, come Puglia d’Oggi, Hicarus: le ali del mistero, Stefano Salvatici editore, e L’altra scienza, Sibilla editore. Ha partecipato a numerosi Seminari e Convegni; collabora attivamente con vari siti web e riviste (compreso lo Spaziofatato).
Con Boopen Edizioni ha pubblicato Il magnetismo umano.
Con le Edizioni Venexia ha pubblicato Guida alla Dea Madre in Italia (2005), Il ritorno del dio che balla (2006), La stregoneria in Italia (2007), Guida alle streghe in Italia (2009) e Guida alla stregoneria del deserto (2011).

Con Anguana Edizioni ha pubblicato Lo Sciamanesimo afroamerindio  (2013) e La borsa dello Sciamano (2016).

 

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