TRADIZIONI PERDUTE di Devon Scott

Tradizioni Perdute di DEVON SCOTT
Prefazione di Alberto Cesare Ambesi
Edizioni Lunaris, Viareggio, 2001, Euro 19,63 (esaurito)

 

Tradizioni perdute è un vademecum indispensabile per chiunque voglia addentrarsi nel difficile mondo della Conoscenza, un trattato di storia della magia avvincente e interessante come un romanzo, ma in grado di soddisfare anche i “palati” più fini, essendo ricco di citazioni, puntualizzazioni e fonti bibliografiche. Partendo dalla preistoria dell’uomo sino ai giorni nostri, vengono analizzati gli aspetti trascendentali di ogni civiltà. Ed al termine di questo lungo e affascinante viaggio scopriamo, in fin dei conti, che la magia è una sola. E’ la MAGIA!

Dalla prefazione di Alberto Cesare Ambesi:

Questo volume non è adatto per chi abbia ferme idee preconcette intorno al pensiero alternativo o alla mentalità partecipazionista e alle molte, sue espressioni. (…) L’opera è stata scritta, invece, per andare incontro a quanti cercano di articolare pensiero e ricerche con una appassionata obiettività, se mi è concessa l’espressione. Quella stessa obiettività che ha guidato l’autore nella stesura di un libro concepito e realizzato in modo che alla conclusione di ogni sua parte si delineino sollecitazioni concettuali e di studio anche lontane, in apparenza, dal tema trattato. (…) Le deduzioni o le induzioni che il libro propone di paragrafo in paragrafo, o di capitolo in capitolo, pur riflettendo un pensiero che è tutt’altro che debole, concedono al lettore (anzi all’ideale interlocutore) la possibilità di maturare personalissime riflessioni. Ulteriore pregio dell’opera: la limpidezza espositiva, tanto nella esposizione dei dati elementari, quanto nei più approfonditi svolgimenti” (scheda dell’editore).



Devon Scott
è studiosa di folklore e tradizioni magico-iniziatiche dell’Europa Occidentale e dell’area mediterranea. Ha tenuto conferenze, corsi e seminari in Italia e all’estero, collaborato con riviste e siti web, partecipato a programmi televisivi di informazione e didattici.

Ha pubblicato Tradizioni Perdute, 2001, edizioni Lunaris; I giardini incantati. Le piante e la magia lunare, 2006, edizioni Venexia; Podomanzia. Il cielo sotto di noi, 2008, edizioni L’Età dell’Acquario; Le piante del fascino. Sane, belle e attraenti con l’alchimia verde, 2009, edizioni Aradia; Il cerchio di fuoco. Leggende, folklore e magia dei Celti, 2009, edizioni L’Età dell’Acquario; Almanacco. Il tempo della Magia, 2012, edizioni Spaziofatato, e Le Porte della Luna. Magia del Femminile, 2013/2015, edizioni Spaziofatato.
Ha inoltre tradotto e curato L’Homme Rouge delle Tuileries di Paul Christian, edizioni Venexia.
Per saperne di più sull’Autrice, leggete la sua scheda biografica.
Leggete anche la sua Intervista.

 

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Commento di A. Aries
Storia, mito, magia, alchimia, esoterismo, quanti ingredienti- come gemme lucenti dell’albero della vita – sapientemente dosati, centellinati in una millenaria formula, per riaprire l’antico portale del tempo perduto. Tradizioni sepolte nella polvere? No, nella memoria popolare, nel cuore del cuore di quella dimenticata saggezza che, in un remotissimo eone, faceva ardere le fiamme dell’amore della conoscenza! Ricercare l’insolito tra le pieghe della natura, che generosa custodiva tra foglie, rami, pietre, la bruma ed i profumi dell’unica verità. In quel tempo, in cui, forse il saggio Merlino vedeva vagabondare da una radura ad un’altra, in armonia con l’universo assoluto, e con l’assoluto nulla. Tradizioni perdute, ma sono poi veramente perdute? Se, con grande meraviglia, curiosità, apertura della mente e dell’intelletto ci addentriamo nel saggio di Devon Scott che proprio di questa tipologia di argomenti e ricerche, traccia i sentieri per trovare quella pietra filosofale che permette di carpire il ‘sacro fuoco’ della dimenticata saggezza. Troveremo l’infinita realtà che ci appartiene!
Il pensiero magico, ma non solo, è uno dei molteplici argomenti che vede Devon Scott impegnata sul teatro delle ricerche dell’insolito, e del vero, poiché storicamente richiamano i periodi della concreta e reale cronologia umana, come di quell’ambito dell’inconoscibile sentiero che rispecchia un’altra prospettiva della memoria popolare, la Traditio. Sì, è appunto di Tradizioni perdute, il saggio particolare e inconsueto offerto al mondo della cultura dall’autrice Devon Scott, per la UR-LUNARIS edizioni, che si sta parlando. Un percorso, un sviluppare argomenti complessi pur nella chiara esposizione letterale, e linguistica dall’autrice svolto per un fine di vera saggezza. Il recuperare l’antichissimo pensiero che si snoda, come un fiume rigoglioso, tra le molteplici discipline dell’umana consapevolezza. La storia di quegli eventi magici, con i vari personaggi che questi edificano, s’intersecano – come in un provvido florilegio – con elementi, grani, tasselli di quei percorsi un po’ sopra le righe, ma che alimentano la concretezza di un pensiero che ha scandagliato i fondali del mistero più profondo, coronato dall’entità storica che tutto misura in verità ed opere. L’autrice calibra con maestria i lunghi secoli che vedono l’avventura della Magia navigare tra le oscure linee del tempo e della storia. C’era una volta…, come in una magnifica fiaba, la magia dell’antico Egitto, dell’Oriente in genere, della Grecia aurea degli Dèi e degli Eroi mitici, che affondano le arcane radici nella notte ancestrale. In cui i primi esseri viventi tentano di accendere la lieve fiammella della comprensione, dell’agire e azione all’interno di una Natura spesso madre, ma ancor di più matrigna e crudele regina di un regno inconoscibile! Il Mistero, solitamente, aleggia tra il Cielo e la Terra, e gli esseri umani fanno grande fatica per catturarlo, per imprigionarlo all’interno del ‘volere’, ‘potere’, che gli uomini sovrasta. Devon Scott rapisce i lettori alimentando la loro fantasia e innata curiosità, poiché gli argomenti presi in visione, considerati, indagati racchiudono un arco storico non indifferente. Molti secoli di scienza della magia, e non solo, si trovano gelosamente racchiusi nello scrigno dell’opera. Studi sul pensiero magico (344), è la parte conclusiva del libro, il capitolo che considera l’Ottocento, secondo l’autrice, come il risveglio della coscienza che desidera recuperare quel patrimonio occulto che fu, proprio, degli uomini primitivi. Ed è in quest’epoca post Romantica che la scienza della Magia vede il fiorire degli interessi, studi e applicazione codicologica ad un sapere che, altrimenti, si sarebbe smarrito definitivamente nelle nebbie della non/ragione. Ogni cosa trova la sua origine dal credere – animismo dei primitivi – che ogni oggetto, pianta, essere vivente o meno, possiede in sé un’anima? Scopriamo con l’autrice che Edward Burnett Tylor (1832/1917) immerse le sue ricerche in un’area vasta e poco indagata. Quella degli uomini della preistoria che temono ogni elemento della Natura animata, come inanimata, e timorosi sottostanno a leggi ignote di una primordiale esistenza (344/353).
Il processo alchemico, viene anche chiamato Grande Opera, in cui la pietra filosofale è in grado di trasmutare il vile metallo in oro finissimo (182). La ricerca più profonda ed elevata, tuttavia, rimane quella del Sacro Graal, o Calice che ebbe – si narra – modo di contenere il preziosissimo sangue di Nostro Signore nell’ultima Cena. Le Leggende che parlano dei sacri calici e coppe sono numerosi e fanno parte di molte tradizioni. Si possono considerare una costante della magia (172/190). Non a caso, come rammenta l’autrice, Robert de Boron scrive il Romanzo della Storia del Graal, raccontando che il Graal era la coppa servita per l’ultima Cena in cui Giuseppe d’Arimatea aveva raccolto il sangue di Gesù mentre lo toglievano dalla croce (173).
Da Oriente ad Occidente un solo impeto, spirito anima l’uomo, l’umanità, il desiderare e ricercare la ‘>Magia’, l’elemento magico nell’espressione delle Opere divine, o più semplicemente terrene. La ricerca, quindi, è il sacro fuoco che alimenta da memorabile tempo il desiderio di comprendere e scoprire il vero elisir del percorso umano, dell’esistere, della vita, come della morte. Il folklore è un iter necessario da scrutare, valutare, svelare al fine di meglio apprendere il segreto delle Tradizioni perdute (147/157). Un ambito in cui governa imperante l’oscuro, l’oscurità, con i suoi elementi d’ombra e di profondità che rievocano nell’uomo il senso del ‘peccato’, della paura, del terrore, del male in tutte le sue sfaccettature. Poiché l’uomo ha in sé il bianco e il nero, due colori contrapposti, in forte contrasto, tensione, ma, nel contempo sinossi dell’anima umana. Dio è la vita, il perdono, la Remissione, la salvezza, dove, all’opposto Satana è la perdizione, la morte, le tenebre, la fine dell’eternità nella Luce (147/208).
Secoli d’oro, e secoli di buio, vedono protagonisti i ricercatori della verità, della somma Verità applicabile al processo formativo degli esseri viventi, espedienti delle ‘Cronache’ terrene, come un racconto che si protrae nei secoli della Storia (109/244). I cui personaggi, sono maghi o streghe, da considerare o condannare secondo i rituali di un ‘processo’ imbandito dalla Santa Inquisizione (209).
La magia come un ponte tra il sacro ed il profano, o fucina di un ‘sapere’ per pochi eletti? Il mistero permarrà senza fine, come la spada Excalibur che regna sovrana ed occultata nelle profondità del lago, in attesa del cavaliere puro di cuore, di Parsifal luce che non tramonta, il cercatore! Le Tradizioni non sono perdute, s’alimentano sotto la cenere ardente del mistero temporale!